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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Come Filippo Rossi, anch’io ritengo le dispute sulla toponomastica e sulle evidenze monumentali e storiche del passato, di qualsiasi passato, niente affatto utili a qualsiasi scopo. Ho la mia eccezione e la cito per correttezza, perché a suo tempo mi opposi invano, nell’aula consiliare, all’intitolazione della circonvallazione ad Almirante, sostenuta da un’ampia maggioranza.
Per questo, però, sottoscrivo in toto le argomentazioni di Galeotti. Perché anche qui, mi pare, si esagera. E mettere in bella vista un richiamo fascista collegato all’istituto intitolato a Mariano Buratti diventa uno sfregio intollerabile alla sua memoria e al suo sacrificio.
D’altra parte, sul sito del ministero della Pubblica istruzione dedicato al liceo ginnasio fa bella mostra di sé una foto dell’immobile di via Tommaso Carletti, dove non si vede alcunché. Sarà una foto venuta male o taroccata dal “compagno” Valditara?
Che bisogno c’era, quindi, di recuperare ex novo quello che il tempo ha ben cancellato?
Tra i tanti che intervengono, se vale qualcosa, rivendico la parola da ex studente del liceo, che è stato allora quotidiano teatro di una militanza politica, di forte contrapposizione ideale e non solo, perché così era, senza ipocrisie.
Rammento che, in occasione di un 25 aprile, organizzammo, contro il parere della direzione scolastica, un’assemblea con quello che era stato il primo presidente eletto della provincia dopo la Liberazione, l’avvocato Leto Morvidi.
Quasi ottantenne, cultore di studi umanistici e giuridici, accettò con entusiasmo l’invito a dialogare con giovani ginnasiali e liceali. Con garbo, arguzia e senza retorica conquistò subito la simpatia della sala e raccontò la sua esperienza di oppositore, ricordando alla sala strapiena del San Leonardo, allora auditorium Giovanni XXI – che facciamo, ripristiniamo? –, anche la figura di Mariano Buratti.
Lo annoti l’attuale presidente e aggiunga anche questo agli argomenti per rappezzare questo svarione.
Sandro Mancinelli
