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Si appropria della pensione del figlio disabile, padre a processo per peculato

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Viterbo – (sil.co.) – Padre a processo per peculato. Avrebbe sottratto al figlio, disabile al cento per cento, i soldi della pensione, inducendolo a smettere di frequentare il centro diurno dove faceva attività e socializzava coi coetanei. E siccome era stato nominato dal giudice suo amministratore di sostegno, in quanto “pubblico ufficiale” non è scattata l’appropriazione indebita bensì il ben più grave reato di peculato, per cui è a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo. 


Il tribunale di Viterbo - Veduta dall'alto

Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alto


Ieri è stata ascoltata come testimone l’avvocatessa subentrata all’uomo a gennaio del 2022, dopo la revoca del genitore. La legale ha spiegato come l’imputato, dipendente di un’industria ceramica del comprensorio di Civita Castellana, non volesse che il figlio continuasse a frequentare il centro diurno gestito da una cooperativa om im centro della bassa Tuscia. 

“Il ragazzo era entusiasta del centro, dove dal lunedì al venerdì svolgeva tante attività nell’ambito di un progetto rivolto proprio a persone con disabilità. Ma era frustrato e soffriva di sensi di colpa in seguito alla disapprovazione della famiglia, con cui trascorreva invece i fine settimana. I motivi erano economici, ma la sua pensione di quasi 1200 euro era più che sufficiente alle sue esigenze”, ha spiegato.

“Le spese a suo carico per il centro erano attorno ai 300 euro al mese. Spendeva tre euro a pasto, circa 90 euro al mese per il barbiere che gli faceva la barba ogni tre giorni, 10 euro se li portavano al cinema, piccoli contributi per le attività teatrali o per le uscite, tipo aziende agricole. Ciononostante, nell’estate del 2023 gli è stata negata la vacanza con gli altri a Orbetello. i cui costi erano di circa 250 euro una volta all’anno”. 

“Ho visionato ii rendiconti, ma comparivano solo le entrate e non le uscite. E i servizi sociali hanno fatto una relazione per dire che non doveva compartecipare alle spese della famiglia con la sua pensione, anche se lavorava solo il padre, perché anche la madre casalinga e il fratello minore erano abili al lavoro. L’istanza di revoca del genitore è venuta dalla cooperativa che gestiva il centro e dai servizi sociali per disabili adulti.

“Nel 2022 – ha sottolineato la testimone – non gli mancava nulla, con la sua pensione poteva permettersi tranquillamente anche gli extra. come una felpa, un paio di occhiali, il cellulare, la festa di compleanno con gli amici, faceva yoga e voleva iscriversi a un corso di fotografia”.

“Poi nel 2023 non aveva più i soldi né per il viaggio estivo, né per andare con gli altri al cinema. E ad agosto ha smesso di frequentare il centro, dove all’inizio si fermava anche a dormire durante la settimana, in piccoli appartamenti condivisi, messi a disposizione dal progetto, con la supervisione di un operatore, per i quali gli ospiti non dovevano pagare nemmeno le utenze, perché era tutto spesato, nell’ottica di promuovere per loro la massima autonomia”. 

Un sogno infranto, secondo quanto riferito dalla legale, che ha più volte ribadito quanto i risultati fossero eccellenti. La presunta vittima, per via della sua disabilità, non è in grado di testimoniare, mentre il padre sarebbe pronto a farsi interrogare alla prossima udienza per fornire la sua versione, La moglie e l’altro figlio a testimoniare in sua difesa. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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