Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore, spero che questa mia breve ricognizione possa portare elementi di riflessione e valorizzazione nell’esercizio delle funzioni politiche e parlamentari di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti.
Con le dichiarazioni rese da ultimo Panunzi, e riprese dalla stampa, a favore di una moratoria sui procedimenti autorizzativi per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, è completo l’arco consigliare di coloro, maggioranza e opposizione, che dispongono o sollecitano una sospensione di tutte le attività amministrative tese a consentire la realizzazione di nuovi impianti Fer, fonti energetiche rinnovabili nella Tuscia.
Così come è stato per la giunta Rocca, che ha approvato tre anni fa la delibera n. 171 del 2023, anche le dichiarazioni dell’on. Panunzi colgono il segno di un disagio presente in gran parte della popolazione e presso molte amministrazioni locali, che subiscono questi progetti di impianti rinnovabili, calati dall’alto e promossi da soggetti il più delle volte intenzionati a tutto meno che a favorire uno sviluppo concreto dell’economia territoriale.
In questo scenario, lo si è oramai ben compreso, il verde della Tuscia (spesso agricolo abbandonato), non è altro che il letto vergine su cui si giocano partite ben più rilevanti.
L’invocata moratoria non è però la soluzione. E non lo può essere, per più ragioni. Lo ha detto il Tar Lazio con la sentenza n. 6969 del 8 aprile 2025, che ha annullato la delibera Rocca n. 171 del 2023 (il giudizio pende in appello, ma è verosimile che il Consiglio di Stato confermi la sentenza di primo grado).
Lo ha detto però a più riprese, e ancor più significativamente, la Corte costituzionale, con numerose sentenze pubblicate negli ultimi anni, l’ultima delle quali proprio un paio di giorni fa, la n. 144 del 23 luglio 2026, con cui è stata dichiarata illegittima, e quindi annullata, una recente legge regionale sarda che aveva introdotto una moratoria simile a quella da ultimo invocata.
La Corte costituzionale ha sancito che “la transizione energetica costituisce un obiettivo di rilievo nazionale ed europeo, il quale non determina, però, l’integrale assorbimento delle competenze regionali in materia urbanistica, paesaggistica e di governo del territorio.
Per tale profilo, sono stati, infatti, valorizzati il ruolo della pianificazione territoriale regionale e la particolare posizione costituzionale delle autonomie speciali, riconoscendo alle regioni la possibilità di incidere sulla localizzazione degli impianti FER mediante strumenti conformativi e pianificatori”.
La Corte ha tuttavia chiarito che queste competenze regionali non possono “tradursi in moratorie generalizzate incompatibili con i principi fondamentali della materia né compromettere la continuità del sistema autorizzativo nazionale degli impianti Fer”.
Se l’obiettivo di impedire il diluvio di impianti Fer quindi è chiaro, nonché condivisibile, si consideri la necessità di intervenire alla radice e alla fonte del problema.
Tutta la disciplina sulle Fer poggia su una normativa europea che non ammette, nei termini approvati o invocati a livello regionale, rimedi quali quelli già annullati in sede giurisdizionale. L’unica soluzione all’orizzonte pare essere quindi quella di modificare la normativa europea sul punto, ammettendo un margine di discrezionalità, sotto questo profilo, in capo agli Stati membri dell’Ue, e a cascata a favore delle regioni.
La Tuscia gode in questo momento storico della possibilità di avere importanti esponenti dell’emiciclo parlamentare europeo, all’interno dei principali schieramenti politici, nonché di avere un governo nazionale che anche recentemente, sotto questo aspetto, si è dimostrato molto attento alle necessità di salvaguardia del territorio locale, di fronte all’invasione di impianti Fer.
Auspico quindi che possano essere raccolte forze ed energie intorno a una modifica delle direttive europee in materia, da molti invocata, e che solo ove operata in quella sede, sarebbe avvolta da quel velo di legittimità che la renderebbe inoppugnabile di fronte a qualsiasi corte nazionale. Non resta che augurarsi che questo auspicio possa presto tradursi in atti concreti.
Gabriele Sabato
