|
|
Viterbo – Cavità, ipogei, cunicoli, cisterne e fenomeni di sprofondamento entrano nel sistema nazionale realizzato dall’Ispra per conoscere il sottosuolo dei centri urbani e fornire strumenti utili alla pianificazione e alla prevenzione del rischio geologico.
L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha dedicato due banche dati alla città di Viterbo e ai borghi storici del Lazio. Il lavoro è stato sviluppato con la collaborazione dell’Università degli studi della Tuscia, che ha partecipato alla raccolta, alla verifica e all’analisi delle informazioni.
La prima banca dati riguarda il territorio comunale di Viterbo, caratterizzato da un sottosuolo di origine vulcanica formato soprattutto da depositi piroclastici e strati di tufo. Materiali utilizzati per secoli nelle costruzioni e nelle attività estrattive, che hanno lasciato sotto la città una vasta rete di ambienti scavati dall’uomo.
Molte di queste strutture si trovano sotto il centro storico. La presenza di cavità, insieme alle caratteristiche geologiche del territorio, può favorire fenomeni di sprofondamento, indicati con il termine inglese “sinkhole”.
L’inventario raccoglie e georeferenzia le informazioni relative alle cavità e agli eventi documentati nel comune. Per ogni ambiente sotterraneo vengono registrati, quando disponibili, la posizione, la tipologia, le caratteristiche morfologiche e costruttive, lo stato di conservazione, le notizie storiche e l’utilizzo attuale.
Per gli sprofondamenti sono invece riportati la localizzazione, le caratteristiche geomorfologiche, le possibili cause e gli effetti prodotti sul tessuto urbano.
La seconda banca dati riguarda i borghi storici del Lazio e comprende Bolsena, Grotte di Castro, Montefiascone, Ardea e Cittaducale. Nei tre centri della Tuscia, sorti sui depositi vulcanici del complesso Vulsino, sono state censite numerose cavità scavate nel tufo e legate alla storia degli insediamenti.
Gli ambienti sotterranei venivano utilizzati per estrarre materiali da costruzione, raccogliere l’acqua, conservare le derrate alimentari e svolgere altre attività civili e produttive. Il censimento ha preso in considerazione anche gli eventi di sprofondamento registrati nei diversi territori comunali.
Le informazioni provengono da rilievi sul campo, archivi storici, cartografie geologiche, tecniche e catastali, studi scientifici, documenti degli enti locali e altre fonti istituzionali.
Le banche dati possono essere utilizzate dalle amministrazioni, dagli organismi incaricati della tutela del territorio, dai professionisti e dalla protezione civile. Gli inventari offrono infatti una base conoscitiva per la pianificazione urbanistica, la conservazione del patrimonio ipogeo, la valutazione della pericolosità geologica e la programmazione degli interventi di controllo e messa in sicurezza.
I dati sono stati aggiornati e integrati nell’ambito del progetto GeoSciences Ir, finanziato dall’Unione europea attraverso NextGenerationEu e il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il lavoro ha previsto la revisione delle informazioni disponibili e l’armonizzazione degli archivi secondo gli standard nazionali elaborati dall’Ispra.


