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Sparatoria nei boschi dei Cimini, giovani costretti a spacciare sotto la minaccia delle armi

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Carabinieri nei boschi - Immagine di repertorio

Carabinieri nei boschi 

Viterbo – Una struttura organizzata, capace di gestire droga, uomini e armi all’interno della boscaglia. È il quadro sul quale stanno lavorando la procura di Viterbo e i carabinieri dopo il ferimento del giovane colpito a una gamba sabato pomeriggio nei boschi dei Cimini.

Il fascicolo riguarda le ipotesi di tentato omicidio e sequestro di persona. Il ragazzo, ricoverato all’ospedale Santa Rosa, non sarebbe in pericolo di vita.

Secondo quanto emerso finora, intorno alle 15,30 due uomini avrebbero cercato di lasciare uno degli accampamenti utilizzati per lo spaccio. Durante la fuga sarebbero stati inseguiti e raggiunti da colpi d’arma da fuoco. Uno dei due è riuscito ad arrivare a Viterbo e a rivolgersi ai carabinieri, mentre il cugino è rimasto ferito.

Agli investigatori sarebbero stati consegnati fotografie e filmati dei rifugi nascosti nella vegetazione, insieme a indicazioni sulle persone che li frequentavano. Il materiale è ora sottoposto a verifiche.

La piazza di spaccio sarebbe stata diretta da due fratelli, indicati come i responsabili del rifornimento di cocaina, eroina e altre sostanze. Alle loro dipendenze avrebbero operato giovani nordafricani costretti a restare nei boschi e a occuparsi della vendita.

I capanni sarebbero stati collocati in punti difficili da raggiungere e organizzati in modo da poter essere abbandonati rapidamente in caso di controlli. Pistole e fucili sarebbero serviti anche a impedire eventuali tentativi di fuga.

Uno degli uomini ascoltati avrebbe inoltre riferito di essere stato ferito a una spalla circa due mesi prima, durante un precedente tentativo di allontanamento, e di non essere stato portato in ospedale. Anche questa circostanza deve essere riscontrata.

A marzo i carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Viterbo, delle compagnie di Viterbo e Civita Castellana e dello squadrone eliportato Cacciatori Calabria avevano individuato tre accampamenti.

Nei due bivacchi scoperti nei boschi di San Martino al Cimino furono sequestrati un fucile semiautomatico da caccia rubato, una pistola semiautomatica, munizioni, cartucce calibro 12, una pistola a salve, coltelli, una roncola, circa 900 grammi di hashish, bilancini, telefoni cellulari, tablet e materiale per preparare le dosi. Un terzo rifugio era stato trovato nel territorio di Orte. Gli occupanti riuscirono a fuggire prima dell’arrivo dei militari.

Nel lavoro degli investigatori rientra anche il precedente del 10 maggio 2025 sul monte Fogliano, nel territorio di Vetralla, dove Abdelkrim Cheheb, marocchino di 36 anni, fu trovato morto in un riparo di fortuna. 

Resta da accertare se gli episodi siano collegati e quale sia la reale estensione della rete attiva nelle aree boschive della Tuscia.


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