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“Un carcere ridotto a mero contenitore di marginalità rappresenta un doppio fallimento dello stato e un pericolo costante”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quanto accaduto nelle ultime settimane all’interno della casa circondariale “Nicandro Izzo” di Viterbo rappresenta con grave evidenza le condizioni di profonda crisi in cui versa il sistema penitenziario. Di fronte a questa realtà, non è più rinviabile che la politica e le istituzioni colgano la drammaticità del momento e avviino un immediato e radicale cambio di rotta.

È sotto gli occhi di tutti il fallimento della spinta populista che pretende di rispondere ad ogni questione sociale unicamente con l’arma dell’incarcerazione e della creazione di nuove fattispecie di reato o le modifiche in materia di imputabilità dei minori. Questa impostazione politica ha generato un sovraffollamento grave e fragile che, sommato all’assenza di adeguate politiche di welfare sia dentro che fuori dal carcere, crea in maniera del tutto prevedibile, contesti di profonda insicurezza e disperazione.

Un carcere ridotto a mero contenitore di marginalità rappresenta un doppio fallimento dello Stato e un pericolo costante. Il costo umano di questo sistema è insostenibile per tutti. Schiaccia le persone detenute, offuscando la praticabilità di un reinserimento dignitoso, e travolge le lavoratrici e i lavoratori – polizia penitenziaria, educatori, personale sanitario e amministrativo, operatori del terzo settore – costretti ad operare in ambienti insicuri.

Non siamo di fronte a tragiche fatalità o ad emergenze imprevedibili, ma al risultato diretto di precise scelte legislative e all’assenza di investimenti nel sociale. Chiediamo con forza un’immediata assunzione di responsabilità da parte della politica e interventi istituzionali urgenti volti a interrompere la spinta all’iper-carcerazione, affrontando i problemi sociali con politiche d’inclusione e non con scorciatoie punitive, ripensare il ruolo del welfare fuori e dentro il carcere, potenziando i servizi sociali territoriali, l’assistenza sanitaria e psicologica, le misure alternative alla detenzione.

Oggi dobbiamo avere il coraggio di porci la domanda fondamentale: a cosa serve un carcere così? Se la risposta è solo la custodia e amplificazione della sofferenza, allora il mandato costituzionale è tradito. La politica e le istituzioni agiscano ora, prima che l’intero sistema crolli definitivamente.

Arci Comitato Provinciale Viterbo


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