Viterbo – Difeso in aula da due ex Rudy Guede, accusato da una 26enne viterbese di violenza sessuale, oltre che di maltrattamenti in famiglia e lesioni. Le due testimoni hanno escluso che fosse aggressivo nei rapporti sessuali. Sarebbe stato solo “passionale”. Il quarantenne, che ha scontato a Viterbo 16 anni di carcere per il delitto Kercher, ha fatto sapere di volere essere interrogato, il prossimo mese di dicembre, per fornire la sua versione dei fatti. Come sempre, erano in tribunale sia lui che la parte offesa.
Rudy Guede e la 26enne che lo accusa durante un’intervista al Tg1
Tra i testimoni sentiti ieri dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi una 33enne e una 30enne, con cui il 40enne ivoriano si è frequentato, rispettivamente, dall’estate del 2020 a gennaio 2021. e per circa un paio di mesi nella primavera del 2021.
Interrogate dalla pm Paola Conti, dall’avvocato di parte civile Francesco Guido e dal difensore Carlo Mezzetti, entrambe hanno escluso categoricamente rapporti sessuali violenti o estorti con la violenza.
“Era passionale, ma i nostri rapporti sono sempre stati consensuali”, ha riferito la 33enne, spiegando che la relazione è finita “perché avevamo progettualità diverse, io ero concentrata sul lavoro, mentre lui era per una relazione duratura, ma siamo rimasti in ottimi rapporti”. “Rudy non è stato mai aggressivo, nè nei rapporti sessuali, né in altre circostanze. Abbiamo chiuso perché lui voleva di più e io no. Ma tra noi non ci sono mai stati problemi, nemmeno quando ci siano lasciati”, ha riferito la trentenne.
In aula anche il poliziotto che è stato consulente del pm durante l’incidente probatorio sullo smartphone della presunta vittima, a caccia di immagini e chat cancellate, tra cui le foto i lividi allegate nelle denunce, in particolare una del 26 settembre 2022, che documenterebbe uno dei due rapporti estorti con la forza e che non è stata rinvenuta.
L’altra presunta violenza risale all’inizio di settembre dello stesso anno. La relazione sarebbe invece finita nella primavera successiva, non è chiaro per volontà di chi dei due,
L’esperto della procura, tornando al telefono della 26enne, ha spiegato come si trattasse di un vecchio modello, con la memoria al limite, per cui parte delle immagini potrebbero essersi cancellate automaticamente. Ha anche detto di non ricordare, in generale, foto di lividi, anche se il legale della parte offesa ha insistito che almeno una sarebbe stata trovata in sede di incidente probatorio.
Relativamente invece alle chat tra Guede e la ex, l’avvocato Mezzetti ha chiesto l’acquisizione dei messaggi scambiati dalla coppia tra il 5 e il 6 settembre 2022, notte di una delle due presunte violenze sessuali, nonché tra il 10 settembre 2022 e il 30 maggio 202, anno delle querele, depositate il 9 agosto, il 12 agosto e il 13 settembre. Chat presenti nel fascicolo del pm, la quale, così come la difesa di parte civile, ha chiesto di esaminarle prima dell’eventuale acquisizione.
Tra i testimoni anche una delle die migliori amiche della 26enne, che avrebbe saputo dei lividi ai polpacci, collegandoli alle frequenti cadute da cavallo. Avrebbe saputo anche dell’aborto e che Guede avrebbe voluto accompagnarla in ospedale: “Ma lei non ha voluto”.
Quindi ha detto di averle visto delle vecchie cicatrici sui polsi nel 2022 e ha parlato, senza ricordare la data, del tentato suicidio della 26enne inalando candeggina mentre stava a Grosseto, in seguito a una lite con l’imputato. L’altra amica, in precedenza, lo aveva collocato nel luglio del 2023, pochi giorni prima della denuncia, “mi disse che lui l’aveva violentata per un giorno intero”, dicendo anche che un’altra volta avrebbe tentato il suicidio dalla finestra.
Il 6 dicembre 2023, il 40enne è stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto elettronico. La pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto il carcere.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
