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“Viterbo non ha bisogno di una politica detonalizzata”

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Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Liceo classico Mariano Buratti - Dietro i teloni dell'impalcatura si intravede la scritta rifatta "Casa del Balilla"

Liceo classico Mariano Buratti – Dietro i teloni dell’impalcatura si intravede la scritta rifatta “Casa del Balilla”

Viterbo - La pista ciclabile tipicamente scolorita

Viterbo – La pista ciclabile tipicamente scolorita

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – A prima vista, le piste ciclabili scolorite di Viterbo e la scritta “Casa del Balilla” ridipinta sulla facciata del liceo Mariano Buratti sembrano due vicende lontanissime. Una riguarda la mobilità urbana, l’altra la memoria storica. In realtà, raccontano lo stesso modo di amministrare: dipingere, annunciare, inaugurare e, quando emergono gli errori o montano le proteste, cercare di attenuare tutto senza assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte.

Le piste ciclabili dell’amministrazione comunale sono diventate il monumento involontario a questa politica: tratti sbiaditi, percorsi stretti e unidirezionali, tombini incorporati e collegamenti che non costituiscono ancora una vera rete. Si voleva rappresentare una Viterbo moderna ed europea, ma una città europea non nasce da qualche striscia di vernice né da un comunicato stampa. Servono progettazione, sicurezza, ascolto e coerenza.

L’assessore Emanuele Aronne ha pensato di difendere l’opera ricordando che anche contro la Torre Eiffel furono raccolte delle firme. Il paragone tra il simbolo di Parigi e i 74 metri contestati di via della Pila è, questo sì, capace di far impallidire: non tanto la Torre Eiffel, quanto il buon senso. Confondere le critiche a un progetto concreto con l’eterna incomprensione riservata alle grandi opere significa evitare il merito delle contestazioni e trasformare ogni dissenso in arretratezza culturale.

Poi arriva la provincia. Sul liceo intitolato al partigiano Mariano Buratti viene ridipinta in rosso la scritta “Casa del Balilla”. Scoppiano le polemiche e il presidente Alessandro Romoli annuncia la soluzione: la scritta resterà, ma sarà “detonalizzata”, cioè resa meno evidente. Non si cancella, non si corregge apertamente, non si ammette l’errore: si abbassa il tono. Il problema resta, purché si veda un po’ meno.

Ed è proprio questa la metafora della politica locale. A essere scolorite o detonalizzate non sono soltanto le piste e le lettere sulla facciata del Buratti. Sono i valori, la responsabilità e la trasparenza.

Romoli e Frontini non rappresentano due mondi politici contrapposti: oggi sono alleati. I civici della sindaca e Forza Italia hanno partecipato insieme alle elezioni provinciali, presentandosi nella stessa lista. Comune e provincia finiscono così per incarnare lo stesso modello: il consenso prima della coerenza, la comunicazione prima dei risultati, il compromesso prima della responsabilità.

Tutto questo accade mentre Viterbo e la Tuscia si candidano a Capitale europea della Cultura 2033, presentandosi come territorio unito, autenticamente europeo e capace di costruire il proprio futuro attraverso la cultura. Una candidatura ambiziosa, sostenuta da numerosi comuni e istituzioni, ma che rischia di diventare ogni giorno più pallida. Perché l’Europa non è uno slogan da proiettare sul Teatro dell’Unione e nemmeno un’etichetta da applicare sopra un dossier. È metodo amministrativo, partecipazione, qualità urbana, rispetto della storia e capacità di confrontarsi con le critiche.

Qui, invece, sembra prevalere la politica dell’inganno visivo. Non servono grandi menzogne: basta modificare la tonalità, scegliere l’inquadratura migliore e sperare che i cittadini non guardino troppo da vicino. Una pista può terminare nel nulla, purché venga chiamata europea. Una scritta può essere ridipinta e poi attenuata, purché nessuno parli più della scelta iniziale. Un’alleanza può essere presentata come semplice accordo tecnico, purché non se ne vedano le conseguenze politiche.

Il trucco c’è, ma non si deve vedere.

Viterbo non ha bisogno di una politica detonalizzata, né di amministratori convinti che basti scolorire i problemi per risolverli. Ha bisogno di scelte nitide, valori riconoscibili e responsabilità precise. Altrimenti, prima ancora delle ciclabili e delle scritte, a sbiadire definitivamente sarà proprio la candidatura europea della città.

Giacomo Barelli
Europeisti.eu


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