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Addio a Massimo Maggini, una vita tra politica, giornalismo e impegno civile

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Massimo Maggini

Massimo Maggini

Viterbo – Se n’è andato nella notte Massimo Maggini, un volto conosciuto da tanti viterbesi, protagonista con eleganza di una lunga stagione della vita politica, professionale e giornalistica della città.

Maggini è morto nella sua casa al quartiere Cappuccini. Aveva 70 anni e ne avrebbe compiuti 71 il prossimo settembre.

Una vita profondamente legata a Viterbo, attraversando mondi diversi e lasciando in ognuno di essi il segno della sua personalità. Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta fu giovane segretario del Partito socialista italiano, vivendo in prima persona una stagione intensa della politica viterbese.

Negli stessi anni curò la segreteria in Provincia del presidente Antonio Delle Monache, incarico che mantenne fino alla conclusione della consiliatura, all’inizio degli anni Novanta.

Poi il lungo percorso professionale alla stamperia UnionPrinting, dove lavorò come assistent affiancandosi al management rappresentato dalla famiglia Pepponi.

Ma Massimo Maggini è stato anche giornalista. Per molti anni ha collaborato con la redazione viterbese del Messaggero, seguendo in particolare la cronaca giudiziaria. Un mestiere che lo portò a conoscere da vicino fatti, personaggi e vicende della città e che contribuì a renderlo una presenza familiare nel mondo dell’informazione viterbese.

Politica, giornalismo, lavoro e impegno civile. Esperienze diverse affrontate sempre con professionalità, sobrietà ed eleganza.

Massimo era molto conosciuto a Viterbo. Negli anni aveva incrociato generazioni diverse della vita pubblica cittadina, costruendo rapporti nel mondo della politica, delle istituzioni, dell’informazione e del lavoro. La notizia della sua morte lascia così un vuoto in quanti avevano avuto occasione di incontrarlo, lavorare con lui o semplicemente conoscerlo.

Chi gli è stato vicino ne ricorda il tratto umano e soprattutto quella dignità che è stata uno dei valori centrali della sua vita.

A ricordarlo è anche il commissario straordinario della Biblioteca consorziale Paolo Pelliccia, che, a nome dell’intera comunità della Biblioteca, ha espresso il proprio cordoglio: “Con Massimo se ne va una persona di rara gentilezza, capace di lasciare un ricordo sincero in quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare al suo fianco. Gli anni condivisi presso l’amministrazione provinciale di Viterbo sono stati segnati da una collaborazione costruttiva e, soprattutto, dalla nascita di una profonda amicizia che il tempo non ha mai affievolito”.

Pelliccia ha quindi rivolto il pensiero alla famiglia: “Alla moglie Maria Rita e a quanti gli hanno voluto bene giungano, a nome della Biblioteca consorziale, le più sentite condoglianze, nel ricordo riconoscente di una persona che si è sempre distinta per la generosità e l’impegno sociale e civile, portato avanti con discrezione e sobrietà”.


Alvaro Ricci: “Viterbo perde una figura di grande spessore umano e culturale”

Caro Massimo, è strano scriverti sapendo che questa lettera non avrà una risposta. Eppure sento il bisogno di farlo, perché ci sono parole che non servono a chi non c’è più, ma a chi resta.

Abbiamo condiviso una parte importante del nostro cammino politico e umano. Gli anni del PSI, la tua esperienza da segretario, le tante discussioni, le battaglie combattute con convinzione e con rispetto. Eravamo consapevoli che la politica, prima ancora che ricerca del consenso, fosse un servizio e un’assunzione di responsabilità.

Anche negli ultimi tempi ci siamo ritrovati dalla stessa parte, impegnati nella campagna per il No al referendum sulla separazione delle carriere della magistratura. È stato il nostro ultimo tratto di strada percorso insieme, con la stessa voglia di difendere le idee in cui credevamo.

Di te porterò con me il ricordo dell’uomo colto, del giornalista curioso, del politico appassionato, capace di confrontarsi senza rinunciare alle proprie convinzioni. In un tempo in cui troppo spesso prevalgono gli slogan, tu hai sempre scelto il ragionamento e il dialogo.

Non so dove siano i nostri cari quando ci lasciano. So però che continuano a vivere nel segno che hanno lasciato nelle persone che hanno incontrato. E tu quel segno lo hai lasciato.

Ti saluto con affetto e con riconoscenza, certo che il ricordo del tuo impegno e della tua umanità continuerà ad accompagnare molti di noi.

Ciao, Massimo. È stato un onore condividere con te un pezzo di strada.

Alvaro Ricci


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