– L’assessore alla Cultura Alfonso Antoniozzi aveva cose più importanti da fare.
Troppo impegnato per partecipare alla conferenza stampa di ieri mattina, 6 agosto, dedicata al bilancio del festival Ombre. Quello che, a sentire i toni celebrativi, ormai se la batterebbe con il Festivaletteratura di Mantova. Festival serio e internazionale, basta vedere gli ospiti, in cui il sindaco e gli amministratori di Mantova non compaiono sul palco. Insomma, un festival che vuol far ridere il mondo.
Viterbo – Bilancio di Ombre festival 2026 – Alessandro Maurizi e Chiara Frontini
Il festival Ombre, che, secondo il direttore Alessandro Maurizi, avrebbe ormai una dimensione nazionale. Forse mondiale. Il maggiore evento culturale cittadino, finanziato dal comune con 50mila euro, ma senza l’assessore alla Cultura alla conferenza di bilancio. Antoniozzi deve essere proprio orgoglioso della sua creatura per non partecipare.
Insomma: Antoniozzi latita, non compare e non risponde. Le domande che Tusciaweb gli ha pubblicamente fatte restano senza risposta.
Vista l’assenza del coraggiosissimo assessore, alcune di quelle domande sono state rivolte alla sindaca Chiara Frontini. Qualcuna in meno. Tanto, almeno sulla politica culturale della sua amministrazione e sull’utilizzo del festival Ombre, la sindaca sembra saperne molto più dell’assessore competente e assente.
Ne è nato un botta e risposta tra chi scrive e la sindaca che aiuta a capire chi governa la città. E soprattutto come la sindaca riesca ancora una volta a rispondere senza rispondere. Una classica supercazzola che ormai non fa più ridere.
Il botta e risposta
Volevo intanto capire perché oggi non c’è l’assessore alla Cultura Alfonso Antoniozzi. Mi aspettavo che ci fosse e volevo fargli delle domande. Ne farò qualcuna in meno, ma le rivolgerò alla sindaca, che penso ne sappia molto più dell’assessore alla Cultura.
Immagino che, quando lei era all’opposizione, se durante un festival sovvenzionato con 50mila euro dal comune fosse stata lanciata la ricandidatura di Giovanni Arena, avrebbe avuto qualcosa da dire. Tutti i giornali che ho visto hanno titolato sulla passerella politica, anche testate molto vicine al comune.
Come valuta il fatto che la sua candidatura per le prossime elezioni sia stata lanciata durante un festival culturale? Questa è cultura? C’è qualche conflitto d’interessi? C’è qualche problema oppure no? Io ho un’opinione, ma mi dica lei che cosa pensa?
“Sì, grazie della domanda. L’assessore alla Capitale europea della Cultura è attualmente impegnato per il sistema museale ed è decisamente importante che lui stia più lì che qui per mandare avanti le questioni che riguardano la città”, ha risposto Frontini.
Insomma, l’assessore alla Cultura aveva questioni più importanti da seguire rispetto alla conferenza stampa sul più importante festival culturale cittadino.
La sindaca ha poi spostato la risposta sul meccanismo di finanziamento.
“C’è un dettaglio importante che sembra essere sfuggito anche agli occhi più attenti, ossia che questo festival non è finanziato dalla giunta, ma è finanziato direttamente dal consiglio comunale con un capitolo ad hoc.
Questo non è un dato irrilevante, perché di norma il consiglio dice: ‘Io do un determinato budget alla cultura’. Poi, giustamente, sta agli assessori e agli organi gestionali capire come destinarlo nella pratica.
Invece nel bilancio comunale c’è un capitolo dedicato, votato dal consiglio comunale. Quindi Alfonso probabilmente non avrebbe nemmeno avuto la necessità di essere qui, perché l’indicazione di quanti fondi stanziare per Ombre arriva direttamente dal consiglio comunale, con un capitolo dedicato al finanziamento del festival. È a tutti gli effetti una missione dell’ente, come facciamo per altri festival. Non lo facciamo soltanto per Ombre, ma anche per il festival della Tuscia e per altre realtà”.
Frontini ha quindi richiamato la seduta di consiglio comunale sul bilancio del 29 luglio, due giorni dopo l’incontro con Gabbianelli.
“Di tutti gli emendamenti presentati in consiglio comunale, a programma già uscito e con alcuni eventi già realizzati, tra cui quello a cui lei fa riferimento, non c’è stato nemmeno un emendamento delle forze di minoranza che togliesse fondi a Ombre, individuando una presunta scorrettezza nell’uso dei fondi.
Non è che oggi ci siano opposizioni più leggere di quanto non fossi io nei confronti di Arena. Sono consiglieri che non ce le mandano certo a dire. Eppure nessuno ha chiesto di non finanziare Ombre a favore di qualcos’altro. Credo che questa sia la risposta della città.
Il consiglio comunale rappresenta la città, non soltanto la maggioranza, ma anche la minoranza. Se nessuno della minoranza ha ritenuto che questo potesse rappresentare un problema, evidentemente la città, con tutta la sua rappresentanza, non ritiene che sia un problema”.
Una risposta singolare. Il consiglio comunale ha stanziato i soldi per il festival, dunque, secondo Frontini, la città avrebbe approvato anche quello che è accaduto sul palco. Compreso il lancio della sua ricandidatura. E l’inizio della sua campagna elettorale con la benedizione di Gabbianelli.
Ma la domanda non era chi avesse votato il capitolo di bilancio. La domanda era un’altra: è cultura utilizzare un festival finanziato con denaro pubblico per avviare la campagna elettorale della sindaca?
Frontini ha quindi tentato di difendere l’incontro del 27 luglio.
“Io ho partecipato a un dibattito. La candidatura e tutto quello che avverrà in seguito, se avverrà, è ancora molto lontano. Adesso sembra che si comincino a scaldare un po’ i motori, ma alla campagna elettorale mancano ancora dieci mesi.
Noi abbiamo ancora tante cose da fare e tanti progetti da chiudere. Delle questioni più propriamente elettorali si parlerà.
Dal mio punto di vista, costruire un dibattito nel quale il sindaco in carica si confronta con un sindaco che storicamente, per la città di Viterbo, ha avuto una sua capacità di incidere nelle dinamiche cittadine è stato un bel momento per la città. Anche la partecipazione del pubblico è una cartina di tornasole. È stato un momento in cui mettere idee e generazioni a confronto. Questo era lo spirito, certamente non quello di lanciare una candidatura. Se poi la persona che era con me ha inteso esprimere apprezzamenti o auspici, ha detto quello che pensa, nel rispetto del fare e del pensare degli altri”.
Ma sul palco non c’è stato soltanto un apprezzamento occasionale.
Frontini ha risposto “sì, certo” alla domanda sulla possibile ricandidatura. Gabbianelli l’ha pubblicamente benedetta, ha invitato Fratelli d’Italia a sostenerla e ha sostenuto che potrebbe perfino vincere al primo turno. Il tutto tra abbracci, apprezzamenti e salamelecchi.
La domanda è stata quindi riproposta.
Volevo capire se la missione del comune sia quella di lanciare la candidatura del prossima candidata sindaca, perché questo è successo. Lei sul palco ha risposto che “sì, mi ricandiderò”. Poi c’è stato un teatrino politico, con abbracci, apprezzamenti e mille salamelecchi, nel quale è stata lanciata la sua candidatura.
È questo il fine di un incontro culturale? Questa è cultura? Fa parte della cultura lanciare la campagna elettorale della sindaca uscente? Chi era presente ha visto tutto chiaramente, in un confronto senza nessuna domanda sulle questioni che sarebbero venute in mente a chiunque. Sulla sindacatura di Gabbianelli sarebbe stato interessante chiedere perché si dimise e come finì la vicenda Cev. Nel suo caso, sindaca, sarebbe stato interessante capire come interpreta la “cena dei veleni” in prospettiva di una nuova candidatura.
Giancarlo Gabbianelli e la sua pupilla Chiara Frontini
“Come esiste la libertà di stampa, che si estrinseca nella possibilità di fare domande, esiste anche la possibilità dell’interlocutore di non dare risposte”, ha replicato Frontini.
“Premesso che io la risposta l’ho data, o almeno mi sembra di aver risposto in maniera abbastanza esaustiva alla domanda precedente, quindi da parte mia sarebbe una ripetizione.
Ho già spiegato che lo spirito dell’evento era far incontrare due generazioni di sindaci. Uno ha sicuramente inciso nella città, per l’altra lo vedremo nei prossimi mesi e nell’eventuale riconferma, se ci dovesse essere. Che un sindaco uscente si ricandidi non credo sia stato detto per la prima volta in pubblico e non penso che sia stato questo grande scoop. A meno che una persona non valuti negativamente il proprio lavoro, generalmente garantire continuità di governo è un valore. Ce lo stanno dicendo a tutti i livelli, compreso quello nazionale, anche per dare stabilità agli investimenti e alla visione di città che si sta sedimentando.
Questa è la risposta che ritengo di dover dare. Tutto il resto sono legittime provocazioni alle quali altrettanto legittimamente ritengo di non avere la necessità di rispondere”.
Eccola, finalmente, la risposta.
La sindaca ritiene di non avere la necessità di rispondere a domande scomode, che da tempo nessuno le fa, e le classifica come “provocazioni”.
La questione non è se il consiglio comunale abbia votato il capitolo destinato a Ombre. Nessuno lo ha mai contestato. La questione è se sia politicamente e istituzionalmente corretto utilizzare un festival finanziato con 50mila euro dei cittadini come palcoscenico per il lancio della ricandidatura della sindaca Chiara Frontini.
A questa domanda Frontini non ha risposto.
Ha però chiarito che l’interlocutore può scegliere di non rispondere e che lei non ritiene necessario replicare alle “provocazioni”.
Antoniozzi non compare. La sindaca risponde senza rispondere. Le domande restano.
Assessore, ritiene accettabile che un festival sedicente culturale, sostenuto dal comune con 50mila euro, ospiti quello che si è trasformato nell’avvio della campagna elettorale della sindaca Chiara Frontini?
Come può essere definito confronto un incontro senza una sola domanda critica? Nessuna domanda vera? Senza contraddittorio?
Perché nessuno ha chiesto a Gabbianelli dell’inchiesta Cev? Poteva essere un amarcord interessante, perfino sul piano storico-politico.
Perché nessuno gli ha chiesto delle dimissioni da sindaco del 2008 e, separatamente, dell’accettazione della prescrizione avvenuta nel 2018?
Un pezzo della cena dei veleni, ecco chi governa Viterbo
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Perché nessuno ha chiesto a Chiara Frontini della “cena dei veleni”? Perché nessuno le ha chiesto se ritenga normale ricandidarsi mentre è imputata per fatti politicamente così gravi?
Ritiene giornalismo, assessore, quello praticato da chi evita ogni questione scomoda e si limita ad accompagnare la celebrazione dei due protagonisti come un chierico officiante?
I 50mila euro dei cittadini sono stati concessi per produrre cultura o per offrire alla sindaca Frontini un palcoscenico elettorale?
Antoniozzi, prima o poi, troverà il tempo per rispondere?
Carlo Galeotti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

