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Antoniozzi, il silenzio arrogante di chi non si degna di rispondere ai cittadini

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Viterbo – Alfonso Antoniozzi continua a non rispondere.

Il 31 luglio abbiamo rivolto pubblicamente all’assessore alla Cultura alcune domande precise sul festival Ombre, finanziato dal comune con 50mila euro, nell’articolo “Antoniozzi spieghi: questa è cultura o campagna elettorale?”.

Prima della pubblicazione avevamo provato a contattarlo. Antoniozzi aveva risposto di essere impegnato e aveva assicurato che ci saremmo sentiti più tardi. Non ha richiamato e non ha risposto neppure alle telefonate successive.

Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi

Chiara Frontini e Alfonso Antoniozzi

A quel punto le domande sono state pubblicate. Da allora sono trascorsi giorni, ma Antoniozzi continua a ignorarle. Continua a non rispondere al telefono. Evidentemente è troppo impegnato in altre cose più importanti.

E allora riproponiamo le domande.

Assessore, ritiene accettabile che un festival sedicente culturale, sostenuto dal comune con 50mila euro, ospiti quello che si è trasformato nell’avvio della campagna elettorale della sindaca Chiara Frontini?

Giancarlo Gabbianelli e la sua pupilla Chiara Frontini

Giancarlo Gabbianelli e la sua pupilla Chiara Frontini


Come può essere definito confronto un incontro senza una sola domanda critica? Nessuna domanda vera? Senza contraddittorio.  

Perché nessuno ha chiesto a Gabbianelli dell’inchiesta Cev? Poteva essere un amarcord interessante, perfino sul piano storico-politico.

Perché nessuno gli ha chiesto delle dimissioni da sindaco del 2008 e, separatamente, dell’accettazione della prescrizione avvenuta nel 2018?

Perché nessuno ha chiesto a Chiara Frontini della “cena dei veleni”? Ha chiesto se è normale che una imputata per fatti così gravi politicamente si candidi?

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Ritiene giornalismo, assessore, quello praticato da chi evita ogni questione scomoda e si limita ad accompagnare la celebrazione dei due protagonisti come un chierico officiante?

I 50mila euro dei cittadini sono stati concessi per produrre cultura o per offrire alla sindaca Frontini un palcoscenico elettorale?

Sono domande pubbliche rivolte a un amministratore pubblico sull’impiego di denaro pubblico. Antoniozzi continua a tacere.

Giancarlo Gabbianelli, Chiara Frontini e Raffaele Strocchia

Giancarlo Gabbianelli, Chiara Frontini e Raffaele Strocchia


A questo punto non si tratta più di ignorare Tusciaweb. Un assessore può non apprezzare un giornale, non gradire il tono di un articolo e perfino infastidirsi di fronte a domande scomode. Ma quei 50mila euro non appartengono ad Antoniozzi né alla sindaca Frontini. Sono soldi dei cittadini. Ed è ai cittadini che l’assessore deve rispondere.

Il silenzio non può più essere liquidato come una dimenticanza. È arroganza istituzionale. È supponenza. È lo spregio di chi sembra ritenere di non dovere spiegazioni a nessuno.

Il commovente abbraccio tra Chiara Frontini e Giancarlo Gabbianelli

Il commovente abbraccio tra Chiara Frontini e Giancarlo Gabbianelli


Antoniozzi non è il proprietario della cultura viterbese. È un assessore temporaneamente incaricato di amministrarla. Palazzo dei Priori non è casa sua e i fondi comunali non sono il suo portafoglio personale. Rispondere non è una cortesia concessa a un giornale. È un dovere politico nei confronti della città.

L’assessore potrebbe spiegare, contestare, smentire o difendere la scelta compiuta. Potrebbe sostenere che quella passerella elettorale fosse cultura. Potrebbe provare a giustificare l’utilizzo dei 50mila euro.

Invece tace. Un silenzio che comunica una convinzione precisa: le domande di un giornale, che in questo caso sono anche vox populi, possono essere ignorate.

No, assessore. Non possono esserlo.

Antoniozzi risponda.

Sempre che trovi il coraggio politico di farlo.

Carlo Galeotti 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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