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Viterbo – Cara sindaca Chiara Frontini, ieri mi ha fatto una lezione di giornalismo, di etica e di morale. E io le ho subito detto che da lei non accetto lezioni. Tanto meno di etica e di giornalismo.
A mente fredda mi piace spiegarle perché.
Lei ieri, rispondendo alla domanda sul perché fosse stata convocata una conferenza stampa esattamente alla stessa ora dei funerali di Roberto Baldini, ha detto: “L’amministrazione ha mandato il consigliere comunale Marco Nunzi in rappresentanza alle esequie, e mi permetto di chiedere io se non ci si nasconda dietro il diritto di cronaca utilizzando la morte della persona per attaccare l’amministrazione”.
Un’accusa pesante. Molto pesante.
Le ho risposto poco dopo: “Da lei non prendo lezioni né di giornalismo né di etica, e non le prenderei nemmeno di buona amministrazione. Ognuno faccia il suo lavoro e prima di fare una critica così pesante a un giornalista si domandi lei se svolge bene il suo lavoro”.
E chiarisco un’altra cosa. Non mi fanno impressione i suoi sodali e neppure la claque che applaude a comando. Come non mi impressionano quelli che si muovono e tacciono a comando. Perfino gli assessori si muovono a comando, come si è visto ieri, quando la domanda era rivolta all’assessora Katia Scardozzi e lei ha deciso che doveva rispondere al posto suo. Zittendo l’assessora più volte mentre voleva rispondere. Cosa mai vista.
Cena dei veleni – Cavini: “Bisogna fa vede’ che se sono contro di noi, si muore anche di fame”
La cena dei veleni per la quale Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini sono imputati per minaccia aggravata
Sono ormai troppo vecchio per impressionarmi. Ci mancherebbe.
Ho fatto il giornalista con amministratori e politici che, al suo confronto, erano dei giganti. E ovviamente anche con loro abbiamo fatto il nostro mestiere.
Lo abbiamo fatto con tutti i sindaci di Viterbo. Da Giancarlo Gabbianelli a Giulio Marini, da Leonardo Michelini a Giovanni Arena. Tutti sono stati criticati da Tusciaweb molto più aspramente e sistematicamente di lei, quando ritenevamo che sgovernassero la città.
Nessuno, però, si è mai spinto a mettere in discussione la deontologia di chi faceva domande scomode.
All’epoca, va detto, non eravamo soli a criticare.
Oggi, levato qualche collega, l’andazzo sembra essere un altro. Quello che evidentemente piace molto a lei: finte interviste nelle quali la domanda più feroce è se lei si reputi brava oppure bravissima. Se sia più brava o meno brava di Gabbianelli. O magari se si preferisca il kebab o l’hot dog da Giggi.
Vede, sindaca, lei ci accusa di nasconderci “dietro il diritto di cronaca utilizzando la morte della persona per attaccare l’amministrazione”.
No. Non è così.
In primo luogo perché Giggi, Roberto Baldini, per me è stato una cara conoscenza. Un uomo notevole con cui ho spesso dialogato nel suo locale, tra una pizza e un supplì che compravo per cena.
E proprio per questo ribadisco che convocare una conferenza stampa nello stesso identico orario dei suoi funerali mi è sembrata una mancanza di rispetto.
Una conferenza stampa convocata quando l’orario delle esequie era già noto. Una conferenza stampa praticamente inutile e di pura propaganda amministrativa.
Una mancanza di pietas, direi.
E mi creda, non c’è bisogno di cercare scuse per criticare la sua scadente e abborracciata amministrazione. Lei tra il funerale e un’inutile conferenza di propaganda amministrativa ha scelto la seconda. Scelta possibile. Ma a mio parere indecorosa per una sindaca.
Fabio Cavini: “Noi quando vogliamo colpire o abbiamo qualcosa o la inventiamo. Ora, proprio come fare non te lo dico. E questo facciamo in casi estremi. No, questo a tua conoscenza. Non siamo dei principianti, se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e vado a colpire quella persona”
La cena dei veleni per la quale Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini sono imputati per minaccia aggravata
Mi creda, sindaca: per criticare la sua amministrazione non abbiamo alcun bisogno di cercare argomenti.
Basta girare per Viterbo.
Basta vedere come ha ridotto il centro storico. Basta guardare alle frazioni troppo spesso dimenticate. Basta ricordare le promesse sui tagli ai costi della politica e in particolare dei consiglieri e confrontarle con la sua indennità da sindaca che oggi sfiora i 10mila euro lordi al mese. Lei ha accettato, legittimamente, l’aumento previsto dalla legge. Ma avrebbe potuto rinunciarvi, se avesse voluto trasformare in un gesto concreto quella battaglia contro i costi della politica che aveva caratterizzato una parte della sua propaganda politica.
Basta guardare il calcio cittadino, praticamente azzerato, se non ci fosse stato Piero Camilli.
Basta guardare lo scempio delle ciclabili, con soldi pubblici buttati in opere che hanno prodotto proteste, firme e disagi.
Basta guardare il verde pubblico. In larga parte marrone. Con piante messe a dimora e poi lasciate seccare. E giardini abbandonati al seccume.
Basta andare a pratogiardino Lucio Battisti e vedere come è ridotto.
Basta vedere la segnaletica orizzontale scomparsa in tutta la città.
Basta provare a muoversi nel traffico, diventato, se possibile, ancora più assurdo di prima. Senza che lei abbia neppure provato a trovare una soluzione.
Basta guardare una politica culturale che troppo spesso sembra trasformarsi in una passerella politica. Ecco, lei è solo propaganda politica e nessuna capacità amministrativa. E dire che durante la campagna elettorale aveva una soluzione per tutto. Centro storico, rinato. Traffico scorrevole. Calcio in serie A. Verde, tutti pratini inglesi. Frazioni rinate come fiori. Strade, dei tavoli da biliardo. Il trasporto della macchina di santa Rosa in diretta sul primo canale Rai. Le promesse miracolose per prendere i voti le ha fatte lei. Il risultato è quello che tutti vedono.
Alcuni problemi esistevano già prima di lei. Altri, invece, li avete creati voi di sana pianta. Altri li avete aggravati.
Ma contenta lei, contenti i suoi sodali, contenti tutti.
Del resto verrà sicuramente rieletta a furor di popolo. E i diecimila euro mensili saranno garantiti.
E le svelo un segreto: io quasi quasi la voterò. Per ragioni puramente egoistiche e di categoria.
Per un giornale una sindaca così è una risorsa inesauribile.
Chi potrebbe dimenticare, per esempio, il vestito rosa ai funerali di Silvio Berlusconi, con Vittorio Sgarbi?
Materiale giornalistico in abbondanza.
Quindi, vede, non ci occorrono pretesti. Fino a oggi, peraltro, lei è stata trattata con i guanti bianchi se il termine di paragone è, per esempio, Giovanni Arena.
Per Arena organizzammo perfino una petizione per chiederne le dimissioni.
Altro che le critiche per le quali lei va su tutte le furie, con atteggiamenti che a volte appaiono francamente infantili.
Fin qui il giornalismo.
E le ribadisco: non mi sembra che lei sieda su una cattedra dalla quale possa impartire lezioni in materia. A nessuno.
Chi scrive fa da professionista questo mestiere da oltre trent’anni. Non significa non sbagliare. Sbagliamo tutti. Significa soltanto che prima di accusare un giornalista professionista di usare la morte di una persona come pretesto sarebbe forse opportuno pensarci due volte. Visto che in tanti anni la deontologia mi ha guidato senza danni. Le potrei dire la stessa cosa: lei ieri ha usato la morte di una persona contro di me. Ma non lo faccio. Non sono sceso ancora a quel livello.
Poi c’è l’etica. E qui, sindaca, le lezioni le accetto ancora meno. La sua cattedra è ancora più invisibile. Se voglio una lezione di etica leggo Seneca, Kant, don Milani o il Mahatma Gandhi.
Non accetto lezioni di morale da chi ha costruito una parte della propria narrazione politica sulla riduzione dei costi della politica e poi, appena la legge lo ha consentito, ha incassato per intero la nuova indennità da sindaca, arrivata a sfiorare i 10mila euro lordi mensili.
Tutto perfettamente legittimo. Ma la coerenza etica è un’altra cosa.
Se la sua scelta etica fosse stata diversa avrebbe potuto rinunciare a una parte dell’emolumento. Come fanno, per scelta personale, altri amministratori e parlamentari.
Lei non lo ha fatto. Legittimo. Ma allora eviti almeno le lezioni di etica agli altri.
Non accetto lezioni di etica e di morale da chi, in campagna elettorale, dichiarò: “Nessun pregiudicato in giunta, mi pare il minimo”, e poi, una volta eletta, nominò assessore un pregiudicato, condannato in via definitiva. Il primo pregiudicato nominato assessore a palazzo dei Priori a memoria d’uomo. Questa si chiama etica?
E faccio ancora più fatica ad accettare lezioni di morale da una sindaca che oggi, insieme al marito Fabio Cavini, è imputata in un processo per minaccia aggravata per la cosiddetta “cena dei veleni” in casa del consigliere Marco Bruzziches.
Naturalmente Chiara Frontini e Fabio Cavini sono innocenti fino a che non c’è una condanna definitiva. È un principio costituzionale che per noi non è una formula rituale, ma un fondamento dello stato di diritto. Il processo stabilirà se abbiano commesso o meno un reato i due.
E le auguro sinceramente di uscirne assolta. Per il bene dell’amministrazione comunale, che non ha mai visto casi del genere.
Ma il giudizio politico ed etico sulle parole pronunciate quella sera è un’altra cosa. E quelle parole esistono, sono registrate.
Rimane, per esempio, la frase pronunciata da suo marito Fabio Cavini: “Ogni tanto bisogna fa vede’ che se sono contro di noi, si muore anche di fame, perché funziona così”, senza che lei prendesse le distanze subito e neppure in seguito.
E rimane un’altra frase, ancora più inquietante, pronunciata sempre da Cavini rivolgendosi al consigliere Marco Bruzziches: “Noi quando vogliamo colpire o abbiamo qualcosa o la inventiamo. Ora, proprio come fare non te lo dico. E questo facciamo in casi estremi. No, questo a tua conoscenza. Non siamo dei principianti, se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e vado a colpire quella persona”.
Parole terribili.
E c’è un dettaglio politicamente enorme: Cavini usa il plurale.
“Noi quando vogliamo colpire…”. Noi.
È lui a pronunciare quelle parole. Ed è quindi a lui che vanno attribuite. Ma lei era presente e, almeno negli estratti resi pubblici, non lo interrompe né prende le distanze da quel metodo. Né subito, né in seguito.
Poi ci sono le sue parole.
Quelle sugli assessori e sugli uffici comunali “talmente tanto precisi e cacacazzi” che, quando arriva “una situazione mezza storta” e si cerca di “addrizzarla”, “non te lo fanno”.
E addirittura l’assessore Emanuele Aronne, nelle sue parole, diventa “un cacacazzi di quelli che non finisce più”.
Insomma: persone troppo precise.
Persone che evidentemente hanno il difetto di voler rispettare le regole.
E sarebbe lei, dopo tutto questo, a venire a fare la morale a un giornalista perché ha chiesto se fosse opportuno convocare una conferenza stampa durante il funerale di un uomo che lei stessa aveva definito un pezzo della città?
Sindaca Frontini, ognuno faccia il proprio mestiere.
Noi continueremo a fare il nostro.
Faremo domande. Controlleremo gli atti. Chiederemo in che modo vengono spesi i soldi pubblici. Scriveremo quando riterremo che l’amministrazione faccia bene e scriveremo, soprattutto, quando riterremo che faccia male alla città e ai cittadini.
Potrà arrabbiarsi.
Potranno applaudirla i suoi sodali.
Potrà tacitare i suoi assessori e rispondere al loro posto.
Ma le domande continueremo a farle.
Anche quelle che non le piacciono.
È il nostro mestiere.
Le lezioni di giornalismo, di etica e di morale, invece, almeno a me, le risparmi.
Non mi sembra proprio che lei abbia i titoli per impartirle. Chi avesse dubbi si riguardi i video della “cena dei veleni”. Vede, sindaca, se c’è una cosa indecorosa è il suo comportamento e le sue argomentazioni.
Abbia una buona vita. Non si adonti per qualche critica.
Carlo Galeotti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
