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Viterbo – “Benedetta è stata una mia studentessa, l’ho conosciuta e l’ho avuta in classe nel periodo in cui è rimasta incinta, durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino”. Elena Angiani, assessora del comune di Viterbo al bilancio, interviene sulla morte di Benedetta Marino, la 23enne viterbese trovata senza vita sabato mattina nell’ex consorzio agrario di via Francesco Baracca.
L’assessora affida a un post una riflessione personale legata alla sua esperienza di insegnante della giovane e, partendo dalla tragedia, pone il tema del ruolo educativo della scuola, del rispetto delle regole e della responsabilità degli adulti nei confronti dei ragazzi.
“Ho riflettuto per giorni sull’opportunità di scrivere un post su questa vicenda drammatica – afferma Angiani –.
Benedetta è stata una mia studentessa, l’ho conosciuta e l’ho avuta in classe nel periodo in cui è rimasta incinta, durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino.
Per questo sento tutta la responsabilità di non essere riuscita ad incidere positivamente sulla sua vita, di non averle fatto capire che l’impegno, la fatica, il rispetto delle regole della comunità (quella scolastica nel caso specifico, ma per estensione anche quella extrascolastica) sono gli strumenti che possono dare a tutti un’alternativa alla propria situazione, per quanto sfortunata e difficile questa sia”.
Angiani passa quindi dalla vicenda personale a una riflessione più generale sul ruolo della scuola e sul rapporto tra accoglienza e responsabilità: “Mi sono domandata a cosa serva una scuola che confonde l’accoglienza con l’assistenzialismo perdendo il proprio ruolo educativo.
Non serve a nulla una scuola che regala promozioni e diplomi senza pretendere almeno il rispetto delle regole ed un impegno minimo nello studio; barricarsi dietro le parole “ma poverino ha già una situazione difficile, è già tanto che entri a scuola la mattina, meglio qui che l’abbandono scolastico” è autoassolversi, è scegliere la strada più semplice ma alla fine più inutile”.
Nella parte conclusiva del post, l’assessora insiste sul valore educativo delle regole e chiude con un auspicio rivolto agli altri ragazzi: “Fuori dalla scuola nessuno sarà assistenzialista, nessuno sorvolerà su un lavoro non svolto, su un ritardo, su un abbigliamento non consono al contesto.
E allora, se la scuola non avrà almeno insegnato questo, a cosa sarà servita?
Spero solo che questa tragedia ci induca a non rifare gli stessi errori con altri ragazzi”.
Al post di Angiani ha risposto Stefano Floris, assessore ai lavori pubblici, che condivide il senso della riflessione ma richiama anche le difficoltà che possono attraversare sia i ragazzi sia gli insegnanti: “Elena hai pienamente ragione, su tutto, ma siamo umani e da entrambe le parti ci possono essere debolezze – scrive Floris –. I ragazzi che trovano difficoltà e insidie durante l’adolescenza e gli insegnanti, che comunque sono spesso sensibili a certe situazioni, si lasciano coinvolgere dall’umana emotività e provano ad aiutare i ragazzi, cercando di facilitare una parte del loro percorso adolescenziale, al giorno d’oggi sempre più difficile”.


