Viterbo – Ma dove vai, bellezza in bicicletta?… Da nessuna parte a Viterbo, almeno se si vuole utilizzare il bike sharing dell’amministrazione comunale, affidato a Francigena.
Viterbo – Postazione bike sharing al Riello
Pronto da tempo, se ne parla da ancora più tempo, ma la prima pedalata chissà quando sarà data. Perché: ma dove vai in bicicletta se la bicicletta non funziona? E non una, ma trenta. Una, invece è pronta. Misera consolazione.
Incredibile ma vero. È quanto spiegato dall’assessore Emanuele Aronne (Urbanistica) a Marco Bruzziches (gruppo misto in consiglio comunale).
“Stiamo cercando di salvare le trenta biciclette – spiega Aronne – le cui batterie purtroppo non si trovano più. Il tentativo è di rigenerarle, perché acquistarle non è possibile. Altrimenti dobbiamo buttarle e ricomprarle di nuove. La tecnologia è andata avanti nel frattempo”.
Quelle due ruote sono state prese anni fa e non utilizzate. Il servizio di bike sharing è stato affidato, come altri servizi, a Francigena e c’è una società che se ne occupa.
Al momento, l’amministrazione solo una cosa potrebbe fare. Una mezza soluzione. “Potremmo partire – continua Aronne – con il parcheggio bici per conto terzi La app c’è ed è funzionante. Chi ne ha una potrebbe già accedere e ricaricare il proprio mezzo.
Con il progetto bici in comune abbiamo acquisito un altro bike box a San Lazzaro”.
Mancano comunque le bici per il noleggio. “Problema non di semplice soluzione – osserva Aronne – soltanto una bici è funzionante, le abbiamo provate ma si scaricano subito. Non sono utilizzabili.
Una situazione mortificante, sarebbe imbarazzante doversene disfare, quando sono state acquistate e mai usate. In estate avrei voluto avviare il servizio, ma non si può”.
Hai voglia a pedalare. Bruzziches comprende, ma giustifica fino a un certo punto: “Dal 2022 ci dissero che le batterie non funzionavano e dopo quattro anni siamo ancora a caro amico.
Prendete una decisione, sono stati spesi tanti soldi, compratene altre 15. Non capisco tutta questa attesa, forse sono io che continuo a essere dispercettivo”.
Giuseppe Ferlicca
