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“Con i cambiamenti climatici va incrementato il verde pubblico ma tutelati gli alberi vetusti”

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Viterbo - Viale Marconi a Ferragosto

Viterbo – Viale Marconi a Ferragosto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Di fronte ai cambiamenti climatici sempre più aggressivi nasce la necessità di incrementare il  verde pubblico, soprattutto il numero degli alberi.

Si è detto e scritto molto su questo argomento e non si può che essere d’accordo. Tuttavia proprio l’evoluzione climatica non esige soltanto una maggiore ossigenazione e una maggiore ombreggiatura delle strutture urbane; perché essa sembra interessare anche eventi meteorologici violenti.

Infatti le cronache di questi giorni riportano di alberi caduti sotto la violenza di inusitate burrasche, con gravi rischi per persone e cose. Ciò costringe anche a sviluppare strategie di controllo sulla stabilità degli alberi urbani e quindi sulla necessità di arrivare anche all’abbattimento di quelli ritenuti, instabili, malati e quindi  pericolosi.

Tutte queste problematiche investono altre considerazioni.  Ad esempio la necessità di piantumare alberi di dimensioni tali da garantire in tempi ragionevolmente brevi la loro capacità di avere peso nell’inverdimento urbano.

Ma soprattutto occorre stare molto attenti a non commettere errori nel taglio. Perché una città  presenta anche alberi vetusti di grandissima importanza per la storia del verde urbano, della stessa urbanizzazione e persino per la tradizione identitaria dei luoghi.

Viterbo presenta lacune sul piano delle distribuzione del verde urbano, anche se possiede importanti viali alberati, un antico giardino pubblico (Pratogiardino Lucio Battisti), l’accesso urbano ad un parco naturalistico (Arcionello), una villa storica con lussureggiante parco (Villa Lante).

Il rischio però è quello che, nella foga di dotare la città di un verde nuovo e affidabile ci vadano di mezzo gli alberi vetusti, cioè la storia di Viterbo. Voglio ricordare (l’ho fatto a suo tempo in una pubblicazione sostenuta dal Comune di Viterbo e dalla Fondazione Carivit) che a parte gli alberi vetusti nei parchi storici, esistono piante di grande importanza per la città, distribuite in vari quartieri fino a rafforzarne la loro identità.  

Senza  ricordare quelli a Pratogiardino  a Villa Lante, possiamo citare  ad esempio il Pioppo nero in viale della Grotticella all’altezza dello scomparso  “Ponte di Roma”, databile al 1880;  il Platano che ombreggia il Ponte di Paradosso, databile al 1900; e l’altro in viale Armando Diaz, databile al 1890.

Queste piante sono situate in zone molte frequentate e quindi potrebbero cadere nel mirino di chi volesse praticare la sicurezza urbana in senso cieco e superficiale; al contrario vanno controllate periodicamente, curate e quindi protette e mantenute.

Priscilla Mattioli
Paesaggista e garden designer


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