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Casa del Balilla sul Buratti, una sciatta e illogica lettera per difendere un intervento indifendibile

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Viterbo – Sciatteria formale, linguistica, logica, tecnica e storica. Subito dopo lo scoppio della polemica, prima locale e poi nazionale, è spuntata una lettera imbarazzante della soprintendenza.

È il documento con cui la soprintendente Margherita Eichberg e l’architetta Federica Cerroni hanno tentato di spiegare la ricreazione della scritta “Casa del Balilla” sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti. Una lettera che, invece di chiarire, conferma tutti i dubbi. La lettera è indirizzata al comune e alla provincia, che evidentemente avevano chiesto spiegazioni della trovata della soprintendenza: ricreare la scritta “Casa del Balilla” sull’edificio che ospita il liceo classico Mariano Buratti, partigiano e martire ucciso dai nazifascisti.

Liceo classico Mariano Buratti - L'edificio il giorno dell'inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell'Opera nazionale Balilla - Nel riquadro Margherita Eichberg

Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla – Nel riquadro Margherita Eichberg


Cominciamo dalla forma della lettera, che non ha nulla di istituzionale e serio al suo interno. La lettera non reca neppure una data. Una dimenticanza non proprio irrilevante per un documento istituzionale che pretende di ricostruire con rigore le fasi storiche di un edificio, ma non riesce a indicare quando sia stato scritto.

Poi c’è la lingua, con parole usate a caso. La lettera parla della scritta “incriminata”. Non risulta che la procura abbia aperto un fascicolo contro l’intonaco. La scritta è contestata, discussa, controversa. “Incriminata” appartiene a un altro campo semantico. Una battuta, certo, ma anche un piccolo segnale della trasandatezza linguistica con cui è stata confezionata la lettera. Una lettera che dovrebbe essere compilata in modo competente e tecnico e non in modo autopromozionale. 

La sciatteria più grave è però quella logica. La soprintendenza afferma che “ogni fase del monumento debba dunque essere mantenuta”. Anche accettando questa premessa, non ne consegue affatto che una sola fase debba essere resa nuovamente visibile. Mantenere non significa evidenziare. Conservare non significa ricreare. Tutelare tutte le stratificazioni non significa scegliere proprio quella fascista, ridipingerla e farla tornare a campeggiare sulla facciata. Si può “mantenere” ricoprendo accuratamente, come si fa spesso con alcune tombe etrusche.

L’edificio ha conosciuto più fasi: quella senza scritte, quella dell’Opera nazionale balilla, quella della Gioventù italiana del littorio e quella repubblicana, segnata dalla cancellazione delle iscrizioni del regime. Anche l’assenza della scritta è storia. Anche la sua cancellazione è storia. Se tutte le fasi devono essere mantenute, perché una sola è stata riportata in evidenza?

La lettera non risponde. Trasforma una scelta precisa e ideologica in una presunta conseguenza automatica dei principi del restauro. Ma il passaggio logico non esiste.

C’è poi la debolezza tecnica. La soprintendenza sostiene che i saggi abbiano permesso di individuare perfettamente forma e contenuto della scritta e rivendica di non avere “inventato” nulla. Ma non allega una fotografia, non mostra i saggi stratigrafici, non pubblica i rilievi, non presenta la relazione del restauratore, non indica quali lettere fossero realmente conservate, quanta parte fosse ancora leggibile e quanta sia stata ricostruita. Non offre neppure un confronto tra la traccia originaria e il risultato oggi visibile. Documentazione a dir poco banale. Si spera che la soprintendenza stia preparando tutto per renderlo pubblico.

Liceo classico Mariano Buratti - Una vecchia foto con la scritta "Opera Balilla"

Liceo classico Mariano Buratti – Una vecchia foto con la scritta “Opera Balilla”


La soprintendenza afferma. Il pubblico dovrebbe fidarsi. Ma una lettera tecnica non dovrebbe chiedere fiducia: dovrebbe fornire prove.

La lettera cerca anche di ridimensionare il ruolo della soprintendenza, precisando che l’ufficio non avrebbe svolto funzioni di progettazione o esecuzione. Subito dopo, però, riconosce di avere autorizzato i lavori, prescritto materiali e modalità, richiesto campionature, inserito un restauratore nella direzione dei lavori, esercitato funzioni di indirizzo e sorveglianza e concordato le scelte.

Dunque la soprintendenza non avrebbe progettato né eseguito, ma avrebbe autorizzato, prescritto, indirizzato, controllato e concordato. Abbastanza presente per difendere l’intervento, abbastanza distante per non assumersene pienamente la responsabilità. Si consiglia un corso di logica elementare prima di scrivere certe corbellerie.

La contraddizione diventa ancora più evidente quando si parla di “rimodulazioni cromatiche”. Se il colore scelto era storicamente e filologicamente corretto, perché modificarlo? Se era una conseguenza dell’arte del restauro, ovviamente non sarebbe modificabile. Ma se la scritta è attenuabile, la si può pure ricoprire, non cancellare, per essere chiari. È una scelta discrezionale.

Liceo classico Mariano Buratti - La scritta ormai scomparsa "Casa del Balilla"

Liceo classico Mariano Buratti – La scritta ormai scomparsa “Casa del Balilla”


Se derivava con certezza dal dato materiale, attenuarlo significa alterare quel dato. Se invece può essere cambiato per ridurre l’impatto della scritta, allora non era una conseguenza necessaria dei saggi, ma una scelta contemporanea. Evidentemente correggibile. Probabilmente sbagliata.

La lettera tenta di sostenere insieme che l’intervento fosse imposto dalle evidenze storiche e che il suo risultato possa essere modificato dopo le proteste. Due affermazioni che difficilmente possono stare insieme.

Infine, la sciatteria storica. Il documento richiama la “memoria democratica”, ma non dedica una parola al significato dell’Opera nazionale balilla, a Renato Ricci, alla Gioventù italiana del littorio e alla funzione educativa e propagandistica del fascismo.

Non una parola sul fatto che l’edificio ospiti una scuola della Repubblica. Non una parola sull’intitolazione a Mariano Buratti, antifascista e comandante partigiano ucciso dai nazifascisti. Non una parola sull’impatto civile e simbolico della ricreazione della scritta.

La soprintendenza legge gli strati dell’intonaco, ma sembra incapace di leggere il significato che quelle parole assumono oggi. E non indica neppure un vero progetto di contestualizzazione: nessun pannello, nessun percorso storico, nessun coinvolgimento della comunità scolastica.

La “memoria democratica” resta così una formula appiccicata in fondo a una lettera che non dimostra, non chiarisce e non risponde.

Una lettera senza data. Una terminologia approssimativa. Un ragionamento che confonde la conservazione di tutte le fasi con la visibilità concessa a una soltanto. Prove tecniche richiamate, ma non mostrate. Responsabilità prima ridimensionate e poi sostanzialmente riconosciute. Un intervento dichiarato filologico e contemporaneamente modificabile.

Questa lettera non chiude la vicenda. La rende ancora più imbarazzante.

Carlo Galeotti


Il testo integrale della imbarazzante lettera della soprintendenza

Ministero della Cultura
Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio
Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale

Alla Provincia di Viterbo

Al Comune di Viterbo

Oggetto: Liceo Buratti, precisazioni sul restauro delle facciate

Facciamo seguito ai contatti con codeste Amministrazioni avvenuti per le vie brevi nelle scorse giornate di sabato e domenica in merito alla vicenda che ha interessato il liceo Mariano Buratti di Viterbo.

Ci è stato riferito degli articoli dei quotidiani, che ci siamo premurati in parte di visionare, e ci sono stati chiesti chiarimenti.

A tale proposito giova ricordare che:

Il progetto denominato “Interventi per manutenzione straordinaria e restauro conservativo delle facciate, con sostituzione di discendenti e pluviali in rame” è stato commissionato e condotto dalla Provincia di Viterbo su immobile di sua proprietà.

L’autorizzazione ex art. 21 del D.lgs. 42/04 e s.m.i., per i lavori sul bene vincolato, è stata rilasciata dalla Soprintendenza speciale per il Pnrr su parere di questa soprintendenza nel mese di luglio 2025.

Il parere endoprocedimentale della Sabap-Vt-Em prescriveva l’impiego esclusivamente di tinte a calce, la predisposizione di una serie di campionature delle coloriture da sottoporre alla soprintendenza e l’inserimento della figura di un restauratore all’interno della composizione dell’Ufficio lavori cui delegare le funzioni di indirizzo operativo e sorveglianza delle lavorazioni di finitura e restauro dei materiali storici.

Pertanto, senza prendere le distanze dalle scelte intraprese, di comune accordo, si specifica che il ruolo della soprintendenza non è stato quello diretto di progettazione o di esecuzione, ma di ente sorvegliante, con il quale i soggetti titolati si sono confrontati concordando le scelte in forza dell’evidenza del dato materiale emerso a seguito delle indagini.

Più in dettaglio, al fine di individuare la successione delle coloriture di tutte le facciate e il trattamento delle cornici e dei marcapiani in stucco è stata eseguita una campagna estensiva di saggi.

Sulla fascia marcapiano in peperino sul fianco destro del complesso, era presente, già ben leggibile, l’iscrizione incisa e rubricata con color rosso sanguigno ben conservato “Opera nazionale balilla”. L’incisione è stata oggetto di pulitura e restauro con operazioni minimali.

Un altro approfondimento è stato quello relativo alla scritta disposta sulla facciata curvilinea dell’ingresso principale sopra le finestre del secondo livello, già visibile ad occhio nudo nel primo sopralluogo effettuato in cantiere.

Tale indagine ha messo in evidenza la superficie liscia dell’intonachino con il quale furono realizzate le lettere dell’iscrizione rinvenuta, dalla quale si era staccata parte dell’ultimo strato di coloritura disposto in epoca più recente.

Dell’iscrizione incriminata, i saggi stratigrafici hanno evidenziato forma e contenuto. Quest’ultimo esito della sequenza delle lettere perfettamente individuabili.

La soprintendenza non “inventa”, come qualcuno ha scritto sui media, ma opera esclusivamente un’azione di tutela nel solco delle dottrine del restauro, attivando una riflessione storico-critica sulla base di dati certi e nel rispetto di tutte le fasi che caratterizzano il monumento inteso come un palinsesto, nel rispetto del valore storico-documentale che esso esprime.

Consapevole che ogni fase del monumento debba dunque essere mantenuta, questa soprintendenza resta a disposizione per valutare eventuali rimodulazioni cromatiche che codesta Amministrazione vorrà proporre, ritenendo altresì importante la corretta comunicazione del dato storico e materiale come percorso di memoria democratica.

Il funzionario architetto
Federica Cerroni

Il soprintendente
Margherita Eichberg


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