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Caso Benedetta Marino, Angiani contro le critiche dei cittadini: “Commenti veramente beceri”

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Benedetta Marino

Benedetta Marino

Elena Angiani

Elena Angiani

Viterbo – (c.g.) – “Commenti più disparati, alcuni dei quali veramente beceri”. Elena Angiani torna sul caso Benedetta Marino e replica alle reazioni nate sui social dopo la pubblicazione dell’articolo con cui Tusciaweb aveva ripreso la sua riflessione sulla 23enne, sua ex studentessa.

L’assessora aveva scelto di intervenire pubblicamente sulla morte della giovane ricordando di averla avuta in classe durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino. Aveva scritto di sentire “tutta la responsabilità di non essere riuscita ad incidere positivamente sulla sua vita” e da lì aveva sviluppato una riflessione sulla scuola, sul rispetto delle regole e su quella che, a suo giudizio, sarebbe la confusione tra accoglienza e assistenzialismo.

Tusciaweb aveva dato conto di quelle dichiarazioni in un articolo, poi rilanciato sulla propria pagina social. Sotto quel post sono arrivati numerosi commenti, molti dei quali critici nei confronti dell’intervento dell’assessora.

Il senso di diverse reazioni è netto. C’è chi ritiene che, davanti alla morte di una ragazza di appena 23 anni, sarebbe stato preferibile tacere. Alcuni lettori contestano la scelta di parlare pubblicamente dopo la tragedia, altri il modo in cui Benedetta sarebbe stata rappresentata.

“Era meglio che stavate zitti”, scrive Marco. Simone domanda: “Ma perché non ve state zitti?!”. Mara contesta invece il racconto della giovane: “La state descrivendo come una ragazza che non corrisponde per niente a Benedetta!!!”.

Giuliana richiama soprattutto la necessità di tutelare chi resta: “Fate silenzio, c’è un bambino da proteggere”, scrive, aggiungendo che anche la famiglia avrebbe bisogno di essere aiutata ad affrontare quanto accaduto.

Sono commenti di questo tenore quelli comparsi sotto il rilancio social dell’articolo. Ed è a quelle reazioni che Angiani fa riferimento quando, rispondendo successivamente sul proprio profilo a Marco, torna sulla vicenda: “Buona sera Marco, la ringrazio infinitamente per la vicinanza e per le belle parole. Purtroppo una riflessione molto personale è stata ripresa da Tusciaweb ed esposta ai commenti più disparati, alcuni dei quali veramente beceri. Evidentemente chi ricopre una carica pubblica non può permettersi di mostrarsi per quello che è come persona, con la propria storia e le proprie emozioni perché ogni parola può essere strumentalizzata. Seguirò certamente il suo consiglio riguardo i libri che mi ha segnalato. Grazie ancora e buona serata”.

Sulla pagina personale dell’assessora il confronto aveva invece assunto un altro tono. Daniela aveva proposto una lettura diversa del ruolo della scuola: “Una scuola che non vede ha perso! Una scuola che valuta solo il rendimento ha perso!”, insistendo sull’importanza di costruire rapporti veri con i ragazzi.

Stefano Floris, assessore ai lavori pubblici, aveva sostanzialmente condiviso la posizione della collega, pur ricordando le fragilità di entrambe le parti: “Elena hai pienamente ragione, su tutto, ma siamo umani e da entrambe le parti ci possono essere debolezze”.

Adriana aveva scritto: “Elena, condivido ogni parola. Mi dispiace tantissimo”. Marco, infine, aveva invitato Angiani a non caricarsi personalmente della responsabilità per quanto accaduto e aveva suggerito di allargare la riflessione al disagio giovanile.

Fin qui i commenti e le repliche. Resta però una questione diversa, che riguarda l’opportunità dell’intervento stesso dell’assessora.

Le parole di Angiani erano certamente personali, ma è stata lei a scegliere di renderle pubbliche. Nessuno le aveva chiesto di raccontare il rapporto avuto con Benedetta né di collegare la tragedia a una riflessione su promozioni, diplomi, regole, assistenzialismo e “errori” da non ripetere.

E proprio perché Angiani non è soltanto un’ex insegnante, ma ricopre una carica istituzionale, il peso delle parole cambia. Non si tratta di negarle il diritto di provare dolore o di esprimere emozioni. Si tratta di chiedersi se, davanti alla morte di una ragazza così giovane, con un’inchiesta ancora aperta e una famiglia travolta dalla tragedia, fosse quello il momento e quello il modo per rendere pubbliche considerazioni tanto delicate sul suo percorso personale e scolastico.

Da questo punto di vista, l’intervento resta per molti versi discutibile. A volte, davanti a tragedie di questa portata, il silenzio può essere la scelta più rispettosa. Oppure, se chi ricopre una carica pubblica decide di parlare, dovrebbe farlo avendo piena consapevolezza del ruolo istituzionale che rappresenta e scegliendo di conseguenza parole e contenuti.

Perché al di là delle polemiche sui social restano una famiglia che affronta un dolore enorme e un bambino di quattro anni che ha perso la madre. E una assessora, più che darsi a chiacchiere sui social, dovrebbe fare, operare, intervenire. Trasformare l’emozione in fatti.


 – Elena Angiani: “Benedetta Marino è stata una mia studentessa, sento la responsabilità di non essere riuscita a incidere positivamente sulla sua vita”


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