Roma – (sil.co.) – Maxi confisca di beni per oltre sei milioni di euro tra cui una villa a Sutri al clan Gambacurta, la cassazione respinge i ricorsi di familiari e prestanome. Sono state pubblicate il 15 luglio le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 30 aprile, gli ermellini hanno chiuso definitivamente il cerchio sul patrimonio riconducibile a Franco Gambacurta, alias zio Franco, il “re di Roma nord”, ritenuto a capo dell’omonimo gruppo criminale romano.
Operazione Hampa – Nel 2018 portò a 58 arresti e al sequestro preventivo del Montespaccato Calcio
Dal centro sportivo del Montespaccato alla villa di Sutri. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso del figlio Valerio e dichiarato inammissibili quelli proposti da nipoti, partner e prestanome, confermando la bontà della confisca di prevenzione disposta nei confronti di un vasto e complesso impero patrimoniale, fatto di 21 immobili tra cui la villa di Sutri, aziende, veicoli e lo storico centro sportivo del Montespaccato Calcio, definitivamente affidato alla Regione Lazio e gestito dall’ente Asilo Savoia come presidio di legalità, finalizzato allo sport e all’inclusione sociale.
Sistema di “schermatura” intrafamiliare. A ricorrere in cassazione sono stati diversi esponenti del nucleo familiare esteso e affettivo, sostenendo di essere i legittimi proprietari dei beni e lamentando una presunta assenza di prove sulla loro natura di “prestanome”. La cassazione ha però confermato la ricostruzione della corte d’appello: i beni erano frutto di un sistematico e pianificato sistema di mimetizzazione e schermatura intrafamiliare.
Acquisti milionari. Secondo i giudici, i terzi intestatari non avrebbero avuto una capacità economica o redditi autonomi sufficienti a giustificare acquisti milionari, mutui o imponenti ristrutturazioni. La decisione arriva a quasi otto anni dall’operazione Hampa, che nel 2018 portò a 58 arresti e al sequestro preventivo del Montespaccato Calcio, inclusi gli impianti sportivi.
Operazione Hampa – Nel 2018 portò a 58 arresti e al sequestro preventivo del Montespaccato Calcio
Tra le proprietà spicca una villa con piscina situata a Sutri, la cui storia ricostruirebbe chiaramente, secondo le indagini, la tesi della “disponibilità indiretta” da parte del boss. Il terreno di Sutri venne acquistato nel 1993 da Massimiliano Gambacurta quando era ancora minorenne. Sul terreno fu poi realizzata una costruzione abusiva. Essendo Massimiliano all’epoca non emancipato, l’intera operazione finanziaria e immobiliare è stata ricondotta direttamente alla regia del padre, Franco Gambacurta.
Successivamente, la villa venne formalmente venduta. Tuttavia, la cassazione evidenzia le gravi anomalie finanziarie dell’acquirente, che effettuò il pagamento tramite denaro prelevato dal proprio conto corrente, sul quale erano confluiti ingenti versamenti in contanti di provenienza ignota proprio a ridosso dell’acquisto. Parte di questi soldi fu poi smistata verso società riconducibili alla famiglia Gambacurta.
Decisiva una intercettazione del giugno 2013. Nelle registrazioni, Franco Gambacurta si vantava apertamente della piscina della villa di Sutri, parlandone e comportandosi a tutti gli effetti come il vero ed effettivo proprietario del bene. Nonostante la difesa sostenesse l’autonomia finanziaria del l’acquirente, la corte ha rilevato che neanche i presunti “finanziatori” della compravendita possedevano la capacità economica per sostenere l’operazione. Per la cassazione, la villa di Sutri rientra a pieno titolo nella rete di protezione creata dal clan per sottrarre i cespiti all’azione dello Stato.
La sentenza della suprema corte ha reso esecutiva la confisca, chiudendo un iter giudiziario che vede Gambacurta già condannato in via definitiva a una pena di 30 anni di reclusione.

