Viterbo – (sil.co.) – Una viterbese ha provato a rifiutare l’eredità della madre defunta dopo che, per anni, ne aveva continuato la battaglia legale in tribunale. La corte di cassazione, lo scorso 29 maggio, le ha dato torto: chi decide di proseguire la causa legale iniziata dal defunto accetta tacitamente la sua eredità, con tutte le responsabilità che ne conseguono. Anche nei confronti dei creditori, tra i quali la sorella, cui ora dovrà pagare anche 14mila euro di spese legali,
Anziana
I creditori, tra cui la sorella, avevano fatto causa alla madre poi deceduta per annullare due atti, una donazione e un contratto di assistenza. Secondo loro, cui hanno dato ragione sia il tribunale di Viterbo che la corte di appello di Roma, la defunta aveva finto di cedere i suoi beni alla figlia solo per impoverirsi ed evitare di pagare i debiti.
La figlia, subentrata nel processo, si è rivolta alla cassazione. sostenendo che il fatto di essere subentrata nella causa della madre defunta non significava aver accettato l’eredità, ma era solo un semplice “atto per conservare i beni”.
I giudici della suprema corte hanno smontato la tesi della figlia. Nessun atto conservativo: proseguire la causa non serviva a proteggere il patrimonio ereditario, ma a difendere la validità degli atti con cui i beni erano stati trasferiti prima della morte e subentrare nel processo per un motivo simile supera la semplice custodia e corrisponde a un’accettazione tacita dell’eredità.
Revocatoria e contratto, secondo gli ermellini, sono separati: l’azione dei creditori serve solo a tutelare i loro crediti e non incide sulle altre dispute interne tra madre e figlia. La cassazione ha di conseguenza respinto il ricorso e ha condannato la donna a pagare oltre 14mila euro di spese legali a favore della controparte, oltre alle tasse di giudizio.
