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Fondi post alluvione, la regione conferma il no al comune di Tarquinia

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Maltempo a Tarquinia - La casa di Stefano Viscarelli e Suhara

Maltempo a Tarquinia – La casa di Stefano Viscarelli e Suhara

Maltempo - Strada allagata a Tarquinia lido

Maltempo – Strada allagata a Tarquinia lido

Maltempo - Tarquinia allagata

Maltempo – Tarquinia allagata

 Tarquinia – La regione Lazio ha confermato il no al comune di Tarquinia sui fondi post alluvione del febbraio 2025. La somma richiesta era pari pari a un milione e 165mila euro. Una determinazione della direzione regionale Agricoltura ha respinto il ricorso dell’amministrazione e la domanda è stata dichiarata non ammessa.

Il motivo del no è il ritardo nella presentazione dell’istanza. Dopo il riconoscimento dell’eccezionalità dell’alluvione c’erano 45 giorni di tempo per chiedere i contributi, ma per la regione la domanda di Tarquinia è arrivata oltre la scadenza. Il comune aveva attribuito il ritardo a un problema nell’invio telematico dei documenti, che non sarebbero stati accettati dal server. Gli uffici regionali, però, hanno ritenuto che gli elementi forniti non fossero sufficienti a dimostrarlo.

L’alluvione aveva colpito duramente il territorio nel febbraio 2025. Il Mignone era esondato nella zona di Monte Riccio, invadendo campagne e abitazioni e lasciando alcune famiglie isolate. Per i soccorsi erano intervenuti i vigili del fuoco anche con gommone ed elicottero. Nelle stesse ore era esondato anche il Marta, con altri allagamenti nelle campagne.

Il percorso per ottenere gli aiuti era iniziato con il decreto ministeriale del 24 luglio 2025, pubblicato il 5 agosto, che aveva riconosciuto il carattere eccezionale delle piogge alluvionali nei territori di Tarquinia, Monte Romano e Vetralla. Da quella data decorrevano i 45 giorni per presentare le richieste di contributo. La domanda del comune Tarquinia era stata però dichiarata non ricevibile perché, secondo la regione, arrivata oltre il termine previsto.

Il comune aveva allora cercato di far rivedere la decisione. Prima con un’istanza di riesame e poi con un ricorso gerarchico, cioè una richiesta alla Regione di riesaminare l’esclusione. In quest’ultimo aveva fatto valere il problema legato all’invio dei documenti. La regione ha però ritenuto che la documentazione prodotta non fosse “idonea a dimostrare la mancata accettazione della documentazione inviata” e ha sottolineato che il riscontro del mancato invio e il successivo reinoltro erano avvenuti “dopo ben 13 giorni dal primo invio”.

Il 21 febbraio 2026 gli uffici regionali dell’area Calamità avevano già comunicato al comune di dover respingere il ricorso. Ora, con la determinazione del 29 luglio, arriva l’atto conclusivo: la regione ha deciso “di non accogliere il ricorso gerarchico presentato dal Comune di Tarquinia” e di ritenere “non ammessa l’istanza dallo stesso presentata”.

Le domande presentate erano due. Quella di Tarquinia è stata esclusa, mentre quella di Monte Romano è stata ammessa. Al comune di Monte Romano andranno 37mila 287 euro, a fronte di un danno accertato di 41mila 236 euro e 30 centesimi. Contro il provvedimento è possibile presentare ricorso al Tar entro 60 giorni oppure, in alternativa, al presidente della Repubblica entro 120 giorni.


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