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Viterbo – “L’agente capo scelto durante l’incendio mi ha salvato la vita”. È la testimonianza di S., detenuto nel carcere di Mammagialla, che ricostruisce i drammatici momenti dell’incendio scoppiato il 25 luglio all’interno dell’istituto penitenziario.
Nel suo racconto, S. parla di un rogo “di grande e gravissima entità” scoppiato nel reparto precauzionale rosso, situato di fronte al precauzionale blu.
Secondo la sua ricostruzione, alcuni detenuti del reparto rosso avrebbero atteso la chiusura del precauzionale blu per poi barricarsi con “decine di materassi, televisori, sedie e quant’altro” e appiccare l’incendio.
S. i sostiene inoltre che gli stessi detenuti si sarebbero preventivamente organizzati, mettendo in salvo indumenti ed effetti personali all’interno di alcuni borsoni, collocati in un luogo sicuro per evitare danni.
Dopo l’innesco del rogo, sempre secondo il detenuto, alcuni si sarebbero rifugiati in un locale “evidentemente non idoneo”, aggravando così una situazione già estremamente critica.
A quel punto, racconta S., sarebbero intervenuti gli agenti della polizia penitenziaria. In particolare il detenuto indica nell’agente capo scelto Stefano Ani la figura decisiva nei soccorsi.
“Spinto dal dovere del ruolo assegnatogli, si è gettato con grande coraggio in mezzo a una situazione a dir poco critica, senza arrendersi”, scrive S..
Nel passaggio centrale della sua testimonianza, il detenuto attribuisce direttamente all’agente il proprio salvataggio: Ani, scrive, “ha letteralmente salvato la vita” a lui, S.
Il racconto si trasforma così in un ringraziamento e in un elogio all’operato della polizia penitenziaria intervenuta durante uno dei momenti più difficili vissuti all’interno del carcere di Mammagialla.
