Andrea Di Nino
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Morte di Andrea Di Nino, il ministro Carlo Nordio risponde all’interrogazione del parlamentare Devis Dori. Quale legale della famiglia di Andrea Di Nino mi corre l’obbligo di formulare alcune considerazioni in ordine alla risposta resa dal ministro della giustizia Nordio all’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Devis Dori. Una risposta che, ancora una volta, ha lasciato la famiglia di Andrea profondamente delusa e insoddisfatta, poiché non appare idonea a dissipare le ombre che gravano sulla tragica morte del loro congiunto.
Il documento ministeriale, pur riconoscendo formalmente la necessità di un rigoroso accertamento ogniqualvolta la morte colpisca una persona affidata alla custodia dello Stato, si limita, nella sostanza, a richiamare gli elementi informativi provenienti dall’autorità giudiziaria e dall’amministrazione penitenziaria, senza tuttavia offrire dati nuovi, concreti, circostanziati e realmente verificabili.
Non può sfuggire come numerose questioni, tutte di assoluta centralità ai fini della ricostruzione dell’accaduto, siano rimaste prive di un riscontro puntuale. Nulla viene chiarito in ordine all’effettiva posizione e alla dislocazione dei detenuti presenti nel reparto; alla documentazione relativa al personale in servizio; agli ordini impartiti e agli ordini di servizio; al funzionamento e all’eventuale disponibilità dei sistemi di videosorveglianza; alle condizioni materiali della cella; alle concrete modalità attraverso le quali Andrea avrebbe potuto porre in essere il gesto ipotizzato; alle contraddizioni emerse dalle dichiarazioni testimoniali e dagli accertamenti successivamente svolti.
Questioni che non costituiscono elementi marginali o meri dettagli investigativi, ma rappresentano il cuore stesso dell’accertamento richiesto. Particolarmente generico appare, altresì, il riferimento alle verifiche che non avrebbero confermato la contemporanea presenza del principale testimone nel medesimo reparto detentivo.
Viterbo – Carlo Nordio ai Pirati della bellezza
La risposta ministeriale non indica quali atti siano stati esaminati, quali registri siano stati consultati, quali criteri di verifica siano stati adottati, né su quali elementi obiettivi e documentali una simile conclusione risulti fondata.
Una conclusione così rilevante non può essere affidata a una formula assertiva, priva dell’indicazione delle fonti, dei percorsi logici e dei dati dai quali essa sarebbe stata tratta.
Parimenti, l’affermazione secondo cui Andrea sarebbe stato costantemente seguito dai servizi sanitari e sottoposto a ripetuti colloqui psicologici, nell’ambito di un quadro di progressiva stabilizzazione delle proprie condizioni, non vale a risolvere gli interrogativi tuttora esistenti. Al contrario, proprio tale circostanza rende ancor più necessario approfondire la compatibilità tra le condizioni cliniche e comportamentali di Andrea, il regime di isolamento cui egli era sottoposto e l’originaria ricostruzione suicidaria.
Quanto affermato nel documento ministeriale, lungi dal chiudere il quadro, impone dunque ulteriori verifiche e rende ancora più evidente la necessità di un accertamento completo, scevro da automatismi e da ricostruzioni precostituite. Quale legale della famiglia Di Nino, devo pertanto rappresentare pubblicamente una delusione profonda.
La famiglia attendeva risposte puntuali, dati oggettivi, chiarimenti capaci di illuminare i passaggi ancora oscuri della vicenda.Ha ricevuto, invece, una risposta prevalentemente ricognitiva e istituzionale, carente proprio sotto il profilo delle informazioni fattuali necessarie per comprendere quanto realmente accadde all’interno della casa circondariale di Viterbo.
Non si domandavano formule di rito. Non si attendevano generici richiami alle attività già compiute. Si chiedeva che venissero finalmente affrontati, con la dovuta precisione, gli interrogativi che da anni accompagnano la morte di Andrea e che la documentazione sino a oggi acquisita non ha consentito di superare.
La richiesta di archiviazione, tuttavia, non costituisce affatto la conclusione della vicenda. Essa è ancora sottoposta al vaglio del giudice per le indagini preliminari e sarà discussa nell’udienza camerale fissata per il 10 dicembre 2026. In quella sede, questa difesa sottoporrà all’attenzione dell’autorità giudiziaria gli atti, gli accertamenti tecnici e le risultanze raccolte, evidenziando le profonde contraddizioni delle ricostruzioni sino a oggi prospettate e gli elementi che, secondo la prospettazione difensiva, rendono la morte di Andrea materialmente, scientificamente e logicamente incompatibile con l’ipotesi del suicidio.
Caso Andrea Di Nino – L’avvocato Nicola Trisciuoglio
Il 10 dicembre non rappresenterà, dunque, una mera formalità processuale. Costituirà un passaggio decisivo, nel quale la tesi suicidaria dovrà essere finalmente sottoposta al severo vaglio dei fatti, della logica, della scienza e delle risultanze processuali. Sarà la sede nella quale occorrerà impedire che una vicenda ancora segnata da lacune, incongruenze e interrogativi irrisolti venga definitivamente chiusa senza che ogni circostanza sia stata esaminata sino in fondo.
Dopo le delusioni sino a oggi patite, la famiglia Di Nino ripone la propria fiducia nell’operato della magistratura, confidando che ogni elemento venga valutato con rigore, indipendenza, equilibrio e senza alcun pregiudizio ricostruttivo. La famiglia non invoca conclusioni precostituite. Non reclama giudizi sommari. Non domanda che una verità venga sostituita a un’altra per mera suggestione. Chiede semplicemente giustizia. Chiede verità.
Chiede che ogni circostanza venga verificata senza omissioni, senza scorciatoie e senza timore delle conseguenze cui l’accertamento dei fatti potrà condurre. Chiede che la morte di Andrea non venga consegnata all’archiviazione sulla base di una ricostruzione che gli stessi atti, a giudizio di questa difesa, finiranno per smentire. Perché quando una persona muore mentre è affidata alla custodia dello Stato, nessuna zona d’ombra può essere tollerata, nessuna contraddizione può essere ignorata e nessun interrogativo può restare privo di risposta.
Avvocato Nicola Trisciuoglio
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


