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Morte di Andrea Di Nino, il ministro Nordio: “Nessun illecito dei penitenziari”

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Manifestazione per Andrea Di Nino di fronte al tribunale

Manifestazione per Andrea Di Nino di fronte al tribunale

Viterbo - Carlo Nordio ai Pirati della bellezza

Viterbo – Carlo Nordio ai Pirati della bellezza

Viterbo – (sil.co.) – “Nessun illecito da parte della polizia penitenziaria o del personale del carcere di Mammagialla”. Così il guardasigilli Carlo Nordio nella risposta all’interrogazione parlamentare del deputato Devis Dori sulla morte di Andrea Di Nino, il detenuto romano di 36 anni, trovato morto il 21 maggio 2018 nel reparto di isolamento della casa circondariale di Viterbo.

Una risposta che ha lasciato l’amaro in bocca ai familiari di Andrea di Nino che, assistiti dall’avvocato Nicola Trisciuoglio del foro di Roma, attendono con ansia l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta bis per omicidio, fissata davanti al gip del tribunale di Viterbo il prossimo 10 dicembre. 

I familiari dalla vittima hanno sin dall’inizio contestato la ricostruzione del suicidio – per il quale è in corso un processo per omicidio colposo a carico di due medici e un penitenziario – invocando un approfondito accertamento delle circostanze che condussero alla morte del loro congiunto.

“Nel 2024 – ricorda il legale – hanno raccolto e depositate presso la procura della repubblica di Viterbo dichiarazioni testimoniali rese da un detenuto ristretto, all’epoca dei fatti, nel medesimo reparto di isolamento, il quale riferiva circostanze incompatibili con la tesi suicidaria, indicando una possibile aggressione perpetrata da appartenenti alla polizia penitenziaria nelle ore immediatamente antecedenti il decesso. Da qui la richiesta di riapertura del caso, ipotizzando il reato di omicidio preterintenzionale a carico di ignoti, circostanza che segna un radicale mutamento del quadro investigativo rispetto all’originaria ipotesi di suicidio”.

“Per rispondere compiutamente a quanto oggetto della suddetta interrogazione – si legge mel documento del ministro Nordio – sono stati acquisiti gli elementi informativi forniti sia dalla competente autorità giudiziaria sia dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dai quali emerge come la vicenda sia stata oggetto, nel corso degli anni, di un articolato e approfondito percorso di accertamento, caratterizzato dall’attivazione delle ordinarie sedi di verifica giudiziaria e amministrativa”.

“Tale richiesta – viene ricordato – è stata ritualmente comunicata alle persone offese ed è tuttora sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria competente, essendo pendente il relativo procedimento davanti al giudice per le indagini preliminari, la cui trattazione è stata rinviata all’udienza camerale fissata per il 10 dicembre 2026″.

“Parallelamente – prosegue il documento – sul piano amministrativo, l’amministrazione penitenziaria ha provveduto sin dall’immediatezza dei fatti ad attivare le procedure previste dall’ordinamento. In esito all’indagine amministrativa svolta dal competente provveditorato regionale, trasmessa nel 2019 al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e stato accertato che non sussistevano responsabilità amministrative o disciplinari a carico del personale dipendente in relazione al decesso del detenuto“.

“Gli elementi acquisiti evidenziano, altresì, che durante il periodo di detenzione il ristretto era stato costantemente seguito dai servizi sanitari e trattamentali”, la conclusione. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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