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Omicidio di Monte Fogliano, connazionale della vittima in carcereper armi

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Vetralla – (sil.co.) – Sarebbe maturato nell’ambito della faida per il controllo dello spaccio nei boschi di Vetralla l’omicidio di un pusher marocchino in un bivacco del Monte Fogliano il 10 maggio 2025. In carcere per armi un 29enne, connazionale della vittima, inizialmente indagato per il delitto.


Carabinieri

Carabinieri


In carcere un 29enne marocchino. La faida emergerebbe dalle indagini tuttora in corso del pm Massimiliano Siddi, nell’ambito delle quali è agli arresti da oltre un anno un 29enne marocchino incensurato, indagato inizialmente anche per l’omicidio a colpi di arma da fuoco di piccolo calibro di Abdelkrim Cheheb, accusa poi venuta meno, nonché per spaccio e violazione della legge sulle armi, reato quest’ultimo per cui è agli arresti e che gli potrebbe venire contestato  in concorso con gli autori del delitto, non ancora identificati

Autista degli spacciatori armati. La cassazione, lo scorso 22 maggio, ha respinto il ricorso dell’indagato che, per l’accusa, sarebbe stato alla guida del furgone aziendale con a bordo uomini armati diretti ai boschi di Erodiano. Il 29enne resta quindi agli arresti, come disposto il 24 giugno 2025 dal gip del tribunale di Viterbo, essendo stato confermato il rigetto del ricorso della difesa contro l’ordinanza con cui, lo scorso 27 gennaio, il tribunale del riesame di Roma ha confermato la misura per detenzione e porto abusivo di armi, ovvero due fucili ed un’arma liscia calibro 12.

Perlustrazioni notturne col furgone da lavoro. I fatti risalgono alla notte del 20 aprile 2025 nelle località Erodiano e Madonnina. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri di Viterbo — supportate dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza — il 29enne si sarebbe messo alla guida di un furgone Fiat Ducato bianco di proprietà della ditta per cui lavorava, accompagnando nella boscaglia diversi soggetti, armati di pistole e fucili da caccia.

Interrogata pregiudicata viterbese. Un’operazione ripetuta più volte nel giro di poche ore, all’interno di un contesto legato al narcotraffico, sfociato nell’omicidio del 36enne marocchino Abdelkrim Cheheb. Nel tardo pomeriggio del 21 aprile, il 29enne avrebbe inoltre accompagnato sul posto una nota pregiudicata viterbese e un altro italiano, con un bustone verosimilmente contenente armi. La donna è stata interrogata nel corso delle indagini. 


Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi


Assuntore di cocaina. La difesa sostiene che il 29enne fosse un mero consumatore di cocaina capitato casualmente sul posto per acquistare stupefacenti, sottolineando come l’uomo non avesse mai impugnato direttamente alcuna arma e avesse un regolare impiego lavorativo. Una tesi respinta dagli ermellini, relatrice il giudice Silvia Mattei.

Concorso in porto d’armi. La suprema corte ha ribadito che il concorso nel porto di armi riguarda anche chi non le impugna materialmente, qualora metta a disposizione il mezzo di trasporto viaggiando consapevolmente con i correi e garantendone la comune disponibilità.

Omertà e tentativi di inquinare le prove. Agli arresti  hanno contribuito le valutazioni sulle esigenze cautelari, ritenute di estrema gravità, a partire dall’inquinamento probatorio: dalle intercettazioni telefoniche è emerso  infatti che l’indagato, all’indomani dell’omicidio, raccomandava ai propri conoscenti di “negare tutto” agli inquirenti, preannunciando l’intenzione di fornire versioni di comodo.

Pericolo di reiterazione e spregiudicatezza. I giudici hanno evidenziato la gravità della condotta di chi utilizza i mezzi del datore di lavoro per trasportare uomini armati in una piazza di spaccio.

Inaffidabilità e rete criminale. È stato ritenuto “omertoso” il rifiuto di fornire dettagli utili all’identificazione dei complici, attualmente ancora ricercati. Impossibile, secondo la corte, concedere una misura più lieve come gli arresti domiciliari. L’unica soluzione per interrompere i contatti con l’ambiente del narcotraffico resta la permanenza nella struttura penitenziaria.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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