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“Peste suina, ci opponiamo fermamente ai piani di abbattimento di massa dei cinghiali”

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Un cinghiale

Un cinghiale

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’Ente nazionale protezione animali (Enpa) sezione di Viterbo e provincia si oppone fermamente ai piani di abbattimento di massa dei cinghiali, definendo queste misure crudeli, inefficaci e scientificamente fallimentari per il contrasto alla Peste suina africana (Psa).

La sezione Enpa di Viterbo, critica aspramente l’approccio delle istituzioni che favorisce il mondo venatorio a discapito della fauna e dei metodi ecologici. La strage non ferma la Psa, servono metodi ecologici.

L’Enpa esprime totale contrarietà al nuovo piano della Regione Lazio per la stagione venatoria 2026/2027, che impone l’uccisione minima di 11.837 cinghiali (chi li conta?) solo nella provincia di Viterbo e ben 38.500 in tutta la regione, che nasconde in realtà la totale incapacità di gestire la fauna selvatica con metodi civili, scientifici ed ecologici.

1. La caccia aumenta la diffusione del virus.

Effetto dispersione: La letteratura scientifica e l’Ispra confermano che le battute di caccia collettiva (come la braccata) terrorizzano i branchi.

Spostamento della fauna: Gli animali sbandati fuggono per chilometri, aumentando il rischio di trasportare la Psa in aree precedentemente indenni, come la Tuscia.

Vettori umani: I cacciatori stessi, muovendosi sul territorio, possono veicolare accidentalmente il virus tramite calzature, ruote dei fuoristrada e attrezzature infette.

2. Una scelta politica per favorire le lobby venatorie.

Regalo ai cacciatori: L’Enpa denuncia la forte contraddizione di una regione che dichiara la Psa “eradicata ufficialmente nel Lazio nel gennaio 2025”, ma usa lo spauracchio del rischio di reintroduzione per autorizzare stragi faunistiche senza precedenti.

Fallimento gestionale: Affidare il controllo demografico della fauna a chi ha interesse economico e ludico nel mantenere alta la presenza di questi animali sul territorio è un paradosso logico e gestionale.

3. Inutilità e crudeltà dei metodi di cattura urbani.

Metodi barbari: In merito alla presenza di cinghiali nelle aree periurbane (come La Quercia a Viterbo), la sezione locale ha già condannato l’uso di gabbie-trappola, definendolo un “metodo barbaro, incivile e del tutto inutile”.

Mancanza di trasparenza: L’associazione chiede da tempo massima chiarezza sulla sorte degli animali catturati e contesta il silenzio delle istituzioni locali sul benessere animale.

In sostituzione dei fucili, l’Enpa chiede l’applicazione immediata di strategie incruente e scientifiche previste dalle normative vigenti:

Rimozione delle fonti trofiche: Gestione corretta dei rifiuti urbani, pulizia dei cassonetti e sanzioni severe per chi alimenta i selvatici.

Barriere e prevenzione stradale: Installazione di recinzioni catarifrangenti, corridoi ecologici ed ecodotti lungo le arterie ad alto traffico della Tuscia.

Recinzioni elettrificate: Sostegno economico agli agricoltori per difendere i raccolti in modo sicuro ed ecologico.

Immunocontraccezione: Investimenti seri nella ricerca scientifica per il controllo della natalità dei cinghiali a lungo termine.

L’Enpa invita la cittadinanza a rifiutare la narrazione della “soluzione unica del piombo” e chiede alla Regione Lazio un’immediata inversione di rotta per una convivenza pacifica e scientifica con la fauna selvatica.

Enpa sezione di Viterbo e provincia


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