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“Prezzi delle nocciole in Turchia smascherano l’inerzia del governo italiano”

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Un noccioleto

Un noccioleto

Viterbo – Accogliamo con estremo favore e piena soddisfazione la notizia pubblicata di recente da Nocciolare.it riguardante i nuovi prezzi fissati dal Tmo (Toprak Mahsulleri Ofisi, l’Ufficio Turco dei Prodotti Agricoli) per il ritiro delle nocciole in guscio del raccolto 2026.

Le quotazioni fissate dalla cooperativa statale turca — 255 TL/kg per la qualità Giresun, 250 TL/kg per la qualità Levant e 245 TL/kg per la Sivri, a cui si aggiungono generosi premi sulla resa, cifre che tradotte portano le nocciole a oltre le 430 euro al quintale! — rappresentano un segnale chiarissimo e inequivocabile per l’intero mercato internazionale.

Non possiamo fare a meno di far notare una coincidenza che ha del clamoroso. Già a partire dalla fine della scorsa primavera, su diversi quotidiani e riviste specializzate di settore si sono rincorse narrazioni a dir poco catastrofiste per i produttori, che preconizzavano prezzi nettamente ribassati in virtù di un’ipotetica e fantomatica produzione “particolarmente abbondante”.

Come avevamo previsto, la realtà si è incaricata di smentire clamorosamente quelle stime e quelle speculazioni a mezzo stampa: la produzione reale non ha minimamente confermato tali trionfalismi quantitativi e la prima quotazione ufficiale uscita sul mercato internazionale da parte del TMO ne è la prova schiacciante. I prezzi annunciati sono superiori sia a quelli del 2025 sia a quelli del mercato libero attuale.

Di fronte a questo scenario, va espresso un sincero apprezzamento per la determinazione politica dimostrata dal governo turco, Ankara continua a proteggere con decisione la propria produzione agricola locale e a garantire il reddito dei propri agricoltori, mettendo le esigenze della terra davanti agli interessi dei grandi gruppi industriali e della trasformazione, le conseguenze di questa scelta non si fermano ai confini turchi perché, essendo la Turchia il principale player mondiale, i riflessi di questa politica agricola si riverberano inevitabilmente anche sui mercati europei e italiani.

A oggi, se noi agricoltori italiani possiamo ancora coltivare la speranza di spuntare un prezzo dignitoso e adeguato per la nostra imminente raccolta, lo dobbiamo alle decisioni del governo di Ankara, e di certo non alle politiche di casa nostra. Il nostro esecutivo e il ministero competente continuano a fregiarsi a parole dello slogan della “Sovranità Alimentare”, ma dimostrano nei fatti di non aver ancora compreso che la sovranità si difende e si fa nei campi, tra i filari, sostenendo chi lavora la terra, e non nelle stanze ovattate del Ministero.

È sconcertante constatare come, a fronte di ben cinque anni consecutivi di disastri climatici e produttivi che hanno messo in ginocchio interi areali corilicoli italiani, il ministero non sia stato ancora in grado di avviare la procedura per il riconoscimento della calamità naturale per il settore delle nocciole. Si tratta di un ritardo ingiustificabile che lascia sole migliaia di aziende agricole piemontesi, laziali, campane e siciliane.

In questo quadro critico, non ci resta che riporre speranza nella correttezza e nella lealtà dei commercianti e degli acquirenti della filiera locale. Considerata la situazione liminare e drammatica in cui versa il comparto — una crisi strutturale che, se peggiorata, rischia di travolgere anche la stessa catena commerciale per mancanza di materia prima nazionale — confidiamo che i commercianti sentano finalmente il dovere morale e strategico di tutelare le produzioni locali.

Ci auguriamo che applichino da subito criteri di valutazione e di resa del prodotto chiari, trasparenti e reciprocamente favorevoli, riconoscendo il giusto valore al sacrificio e al lavoro dei nostri agricoltori.

A.S.T.A. Associazione Spontanea di Tutela Agricola
Il presidente Fernando Monfeli


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