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Prova a strangolare la moglie con una corda, in carcere per tentato femminicidio

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Viterbo – (sil.co.) – Dietro le sbarre per tentato femminicidio il cinquantenne che la notte tra venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto ha provato a strangolare la moglie con una corda e poi si è scagliato contro la polizia a Bagnaia.


Violenza - immagine di repertorio

Violenza – immagine di repertorio


La vittima, per cui è scattato il codice rosso, è stata trasferita in ambulanza in ospedale sotto shock e con diverse lesioni dovute alla feroce aggressione da parte del marito, avvenuta nell’abitazione della coppia, al culmine di un violento litigio, scattato mentre l’uomo sarebbe stato pesantemente ubriaco. Un agente è rimasto ferito nella colluttazione per bloccare l’uomo e porre in salvo la donna.

Ieri l’interrogatorio davanti al gip del tribunale di Viterbo che, convalidando l’arresto, ha accolto la richiesta di misura di custodia cautelare in carcere del pm Massimiliano Siddi, che coordina le indagini della squadra mobile sul gravissimo episodio che poteva sfociare nell’ennesima tragedia familiare. 

Il cinquantenne – in forte stato di alterazione alcolica, tanto da dover essere ricoverato al Santa Rosa – all’arrivo delle forze dell’ordine, avrebbe scagliato un masso contro l’auto di servizio, sfondando il parabrezza, facendo rischiare grosso agli agenti che erano ancora all’interno della vettura. Per l’esattezza avrebbe lanciato contro la polizia una grossa soglia di peperino dal peso di svariati chili.

Durante la successiva colluttazione, avrebbe quindi aggredito un agente, che ha riportato una lesione a un ginocchio, refertata dai sanitari del pronto soccorso alle cui cure è stato affidato. Tra i vari reati, la procura gli contesta la resistenza a pubblico ufficiale con le aggravanti del caso tra cui il danneggiamento dell’auto di servizio. Immobilizzato a fatica, l’arrestato è stato trasferito all’ospedale di Viterbo, piantonato nel reparto di medicina protetta.

Il femminicidio, tentato o consumato, è un reato autonomo previsto dall’articolo 577 bis del codice penale italiano, introdotto dalla legge n. 181 del 2 dicembre 2025.

Punisce con l’ergastolo l’uccisione di una donna motivata da odio di genere, dominio o dal rifiuto di una relazione da parte del coniuge, anche separato o divorziato, del partner dell’unione civile, del convivente o dell’ex partner affettivo. Sono aggravanti la crudeltà, la premeditazione e la minorata difesa.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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