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“A quasi ottant’anni apro in corso Italia, i grandi devono trainare i giovani”

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Viterbo – “Ho l’incoscienza di quasi ottant’anni. Se fossi giovane e avessi qualche mezzo, prenderei tre o quattro negozi al corso”. Maria Grazia Finocchi, romana e viterbese d’adozione, racconta il suo amore per la città dei papi e la prossima apertura di “Così com’è”, il suo negozio di antiquariato in corso Italia.

Viterbo - Maria Grazia Finocchi

Viterbo – Maria Grazia Finocchi


L’attività, che aprirà il 1 settembre, parla della sua storia, della sua famiglia e soprattutto del suo gusto e del suo amore per l’arte e l’antiquariato. Una scommessa fatta con sé stessa, nata anche dall’incontro con Martina Campanella, la manager del comune di Viterbo per rilanciare il commercio nel centro storico.

Una storia personale di amore, coraggio e resilienza, legata profondamente a Viterbo.

Viterbo - Prossima apertura del negozio di antiquariato ‘Così com’è’ a Corso Italia

Viterbo – Prossima apertura del negozio di antiquariato ‘Così com’è’ a corso Italia


Da dove nasce l’idea di aprire un’attività in corso Italia?
“Nasce da un futuro progetto, che non è quello che vede. Con Martina Campanella dobbiamo fare una cosa nuova che sarà pronta entro un anno.

C’era da qualche tempo questo negozio vuoto, tra l’altro bellissimo. Ho contattato il proprietario, che me l’ha affittato a un prezzo decente. Il proprietario dell’immobile è stato subito disponibile e quindi mi sono detta: perché no?”.

Viterbo - Maria Grazia Finocchi e Martina Campanella

Viterbo – Maria Grazia Finocchi e Martina Campanella


Quindi l’idea era un’altra?
“Sì, esatto. Questo doveva essere il trampolino per un progetto successivo. Ma è venuto talmente bene che credo che apriremo un altro negozio per fare l’altro progetto che abbiamo in mente con Martina”.

In corso Italia negli ultimi anni ci sono state molte chiusure. L’apertura di Finocchi arriva poco dopo quella di “Cuore di Viterbo”, attività che vede uniti tre imprenditori viterbesi. Un bel segnale per il centro storico, che purtroppo ha visto tante chiusure negli ultimi anni.
“Molti, soprattutto i giovani, si fermano davanti ai prezzi troppo alti dei locali e alle difficoltà burocratiche. Se fossi giovane e avessi qualche mezzo, prenderei tre o quattro negozi al corso”.

Viterbo - Maria Grazia Finocchi e Martina Campanella

Viterbo – Maria Grazia Finocchi e Martina Campanella


Quindi lei è fiduciosa?
“Sì, molto. I segnali li stiamo dando noi più grandi: io, gli imprenditori di Cuore di Viterbo, ma anche Mia Cappelli, che aprirà a breve. Credo che siamo noi grandi di età a dover trainare i giovani. Però comune e istituzioni dovrebbero aiutare”.

In che modo? Che cosa potrebbe e dovrebbe fare il comune?
“Innanzitutto obbligare i proprietari dei negozi a vendere oppure ad affittare a prezzi calmierati. Perché non si possono chiedere 2500 euro al mese per un locale tutto da ristrutturare. Per guadagnare 2500 euro e pagare l’affitto devi vendere droga, solo quello. Altrimenti il comune deve far pagare più tasse a chi tiene i locali vuoti”.

Viterbo - Maria Grazia Finocchi

Viterbo – Maria Grazia Finocchi


Lei, Maria Grazia, è una romana innamorata di Viterbo. Cosa ama di questa città?
“Sì, esatto. Sono venuta qui circa trent’anni fa. Ho comprato una casa vicino alla chiesa di Santa Rosa e, all’epoca, lavoravo a Roma e facevo avanti e indietro. Viterbo la sento mia. È come se appartenessi a questa città. Non è una città estranea per me. Provo un forte senso di appartenenza a Viterbo”.

Cosa pensa di questa città?
“Che è bellissima. Ma c’è molto disfattismo. Leggo tante, troppe critiche. Tanti criticano ma non fanno niente per la città. Bisognerebbe essere costruttivi sempre, anche nella critica. La critica deve aggiungere, non distruggere. Bisognerebbe chiedersi: dico male di una manifestazione, ma cosa faccio io? Anche il cittadino deve muoversi”.

Viterbo - Maria Grazia Finocchi e Martina Campanella

Viterbo – Maria Grazia Finocchi e Martina Campanella


Qual è stata la molla che, dopo trent’anni a Viterbo, l’ha spinta ad aprire l’attività?
“La colpa – risponde sorridendo – è di Martina. Ci siamo incontrate, abbiamo parlato. Le ho raccontato che avevo tante cose perché mi sono occupata di arte e antiquariato per tanti anni. E mi sono detta: perché no?

Del resto sono rimasta sola. Avevo un marito che ha deciso di morire quindici anni fa e una figlia che è morta otto anni fa. Quindi sono rimasta completamente da sola. E stare dentro casa a fare il ricamino o a pulire non è proprio nelle mie corde. Però la molla è stata Martina e il suo progetto sul centro storico”.

Irene Temperini


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