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Scavi a Pian di Giorgio, un percorso archeologico lungo la via Ferentiensis

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Viterbo – Un percorso archeologico lungo la via Ferentiensis. A Pian di Giorgio le nuove e straordinarie scoperte archeologiche emerse durante i lavori per un impianto fotovoltaico – tombe antichissime, fondi di capanne, pozzi e fornaci – riportano al centro dell’attenzione la strada romana che collegava Ferento alla via Cassia. Il tracciato attraversa infatti quest’area, passando accanto ai settori archeologici recentemente riemersi, e proseguiva fino alla stazione di sosta di Aquae Passeris, l’attuale località Bacucco.

Viterbo - La carta archeologica d'Italia con il tracciato della via Ferentiensis

Viterbo – La carta archeologica d’Italia con il tracciato della via Ferentiensis


La soprintendenza non ha ancora illustrato nei dettagli il progetto, ma a quanto si legge l’obiettivo è inserire la via Ferentiensis nel futuro percorso di visita dell’area archeologica di Pian di Giorgio, che prevede la possibilità di rendere fruibili i nuovi ritrovamenti.

“Il progetto – si legge nella relazione su Pian di Giorgio – prevede la creazione di un percorso che, una volta concluse le indagini, colleghi le due aree (quella sepolcrale e quella insediativa, ndr) e segua in parte l’antico tracciato della via Ferentiensis, oggetto di un importante intervento di valorizzazione. La visita in situ sarà raccontata attraverso contenuti multimediali innovativi che illustreranno le fasi delle indagini, dallo scavo iniziale a quello estensivo con ricostruzioni 3D di ambienti e materiali”.

Viterbo - Pian di Giorgio - Tratto basolato della via Ferentiensis

Viterbo – Pian di Giorgio – Tratto basolato della via Ferentiensis


La presenza dei basoli della via Ferentiensis, in realtà, non rappresenta una scoperta recente. La Soprintendenza ne aveva già segnalato la presenza alcuni anni fa, prima dell’avvio dei lavori per l’impianto fotovoltaico, in un’area demaniale vicina a quella interessata al parco solare. Diversi studiosi hanno documentato nel tempo il percorso della Ferentiensis, a partire da Luigi Rossi Danielli. Il tracciato in alcuni punti è andato perduto anche a causa delle trasformazioni agricole e dell’utilizzo di mezzi meccanizzati, ma è ancora leggibile.

Nel 2022 è poi arrivata la dichiarazione come bene “di interesse culturale particolarmente importante” da parte del ministero della Cultura. Tra le misure previste per la salvaguardia della strada romana è stata istituita anche una fascia di rispetto di 100 metri per lato, con l’obiettivo di preservare l’assetto storico e paesaggistico del territorio attraversato dall’antico tracciato.

Viterbo - Pian di Giorgio - Tratto basolato della via Ferentiensis

Viterbo – Pian di Giorgio – Tratto basolato della via Ferentiensis


La via Ferensiensis ebbe un ruolo centrale nella storia della romanizzazione del territorio dell’Alto Lazio. Dopo il superamento della Selva Cimina nel 311 a.C. da parte delle truppe romane guidate da Quinto Fabio Rulliano, l’area entrò progressivamente nell’orbita di Roma, fino allo sviluppo della città romana di Ferento.

L’asse è citato in un’iscrizione latina del II secolo d.C. come “via publica Ferentiensis”. Il documento ricorda il percorso dell’acquedotto costruito da Mummio Nigro Valerio Vegeto per portare acqua alla sua villa Calvisiana, identificata con i resti presenti nell’area delle Aquae Passeris, in località Bacucco.

Viterbo - Pian di Giorgio - Tratto basolato della via Ferentiensis


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