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Viterbo – “Io so’ io e voi cittadini e giornalisti non siete un cazzo”. È una parafrasi della celebre frase del Marchese del Grillo e sembra riassumere bene la sensazione lasciata dal silenzio della soprintendenza: dall’invio delle domande del 29 luglio sulla vicenda della scritta “Casa del Balilla” al liceo Mariano Buratti non è arrivata alcuna risposta.
Il 29 luglio abbiamo chiesto un’intervista alla soprintendente Margherita Eichberg. Ci ha risposto spiegando di essere in ferie e invitandoci a inviare le domande in ufficio a Barbara Conti, definita testualmente “la nostra comunicatrice”.
Lo abbiamo fatto.
Abbiamo inviato domande precise sulla decisione di riportare in evidenza la scritta fascista, sulla documentazione storica e iconografica utilizzata, sui saggi stratigrafici, sulle autorizzazioni, sulla relazione del restauratore e sulla scelta dei caratteri, delle dimensioni, della collocazione e del colore.
Abbiamo chiesto perché sia stata scelta proprio quella fase storica dell’edificio, se esista una fotografia che documenti la scritta nella forma oggi riprodotta e chi abbia deciso concretamente di ricrearla.
Abbiamo chiesto anche perché, se l’intervento era considerato corretto storicamente e filologicamente, si sia poi parlato di “detonalizzare” la scritta.
Nessuna risposta.
Simulazione – Come sarà il liceo classico Mariano Buratti con l’insegna “Casa del Balilla” (Immagine creata con IA)
Nel frattempo sono emersi altri interrogativi. Nell’autorizzazione iniziale della soprintendenza non compare alcun riferimento esplicito alla scritta “Casa del Balilla”. Il documento prescrive tinte a calce, campionature, la presenza di un restauratore e controlli sulle lavorazioni, ma non parla della ricreazione dell’iscrizione fascista.
Neppure la perizia di variante e il computo metrico, pur descrivendo dettagliatamente gli interventi sulle facciate, indicano espressamente quella ricostruzione.
Motivi in più per chiedere spiegazioni. Eppure dalla soprintendenza continua il silenzio.
Undici giorni sono più che sufficienti almeno per comunicare che le domande sono state ricevute e che si sta preparando una risposta. Invece niente.
La soprintendente Eichberg continua a non rispondere ai cittadini, pur percependo 111.754,17 euro lordi annui, pari a una media di circa 9.313 euro al mese: denaro pubblico pagato con le tasse degli stessi cittadini ai quali dovrebbe rendere conto delle proprie scelte.
È lei a essere al servizio dei cittadini, non i cittadini al suo servizio. Rispondere a domande di evidente interesse pubblico e spiegare le decisioni dell’ufficio che dirige non è una cortesia.
E tutto questo mentre Viterbo va in rovina. Le fontane storiche sono in piena decadenza, le mura cittadine continuano a essere martoriate, il cimitero monumentale cade a pezzi e la chiesa di San Lazzaro porta ancora i segni di anni di infiltrazioni, con gli affreschi di Pietro Vanni gravemente compromessi. Solo per fare alcuni esempi. Basta guardare come sono ridotti i leoni in marmo di Pio Fedi a piazza delle Erbe, per capire che la soprintendente Eichberg si occupa di cose di nessuna valenza. I leoni di Pio Fedi si sfarinano e la Eichberg si preoccupa di una scritta fascista. Incredibile. Oltretutto senza essere in grado, a oggi, di presentare una documentazione “scientifica” adeguata.
Naturalmente Eichberg e la sua collaboratrice non hanno pronunciato la frase del Marchese del Grillo. Ma dopo undici giorni di silenzio la sensazione resta quella: noi decidiamo, voi aspettate.
Le domande, dunque, sono ancora tutte sul tavolo. I dubbi sulla sciatteria dell’azione della soprintendenza anche.
Carlo Galeotti
Le domande inviate alla soprintendente Margherita Eichberg che ridaremo periodicamente finchè non avremo risposta:
A che punto è l’intervento sulla scritta “Casa del Balilla” e quali modifiche saranno apportate?
Quando saranno resi pubblici la relazione tecnica del restauratore, le autorizzazioni, i pareri, i progetti, le fotografie e tutti gli altri documenti relativi all’operazione?
Perché si è deciso di riportare in evidenza una scritta che da tempo non era più chiaramente leggibile? E come si è deciso a quale fase storica riportare la facciata, visto che all’inaugurazione del 1937, alla presenza di Renato Ricci, la scritta non c’era?
Perché si è scelto di ricreare la scritta fascista?
Qual è la documentazione iconografica sulla quale è stata basata la ricostruzione della dicitura “Casa del Balilla”?
Esiste una fotografia storica che mostri con chiarezza la scritta nella forma, nei caratteri, nelle dimensioni e nella posizione oggi riprodotte? Il dubbio è che la scritta possa non essere mai stata visibile o che lo sia stata soltanto per un periodo molto breve.
Se una fotografia del genere non esiste, su quali elementi storici e filologici è stata fondata la ricreazione?
Perché è stata scelta proprio la dicitura “Casa del Balilla” e non una delle altre iscrizioni documentate sull’edificio o l’assenza di scritte, tutte fasi storicamente significative?
Chi ha deciso la formulazione, i caratteri, le dimensioni, la collocazione e il colore della scritta? E chi ne ha autorizzato l’esecuzione?
La relazione che, secondo il Corriere della Sera, è arrivata sul tavolo del ministro Alessandro Giuli contiene tutta la documentazione storica e tecnica utilizzata per giustificare l’intervento?
Se l’intervento era stato eseguito a regola d’arte ed era ritenuto storicamente e filologicamente corretto, perché si è deciso successivamente di “detonalizzare” la scritta? Se si è resa necessaria una correzione, significa che qualche errore è stato commesso.
Come è stato possibile non considerare preventivamente l’impatto di una scritta fascista su una scuola della Repubblica e sull’opinione pubblica? Una scritta, peraltro, che non è parte integrante e significativa della struttura architettonica.
È stato valutato il significato della scritta ricreata e sostanzialmente posticcia su un edificio intitolato a Mariano Buratti, antifascista e comandante partigiano ucciso dai nazifascisti?
Prima dell’intervento è stato chiesto un parere alla scuola, ai docenti, agli studenti o ai familiari di Mariano Buratti?
Che cosa pensa dell’Opera nazionale Balilla, di Renato Ricci, della Gioventù italiana del littorio e, più in generale, del fascismo?
Che cosa pensa dell’attenzione dedicata alla vicenda dai principali quotidiani nazionali, dalle agenzie e dalle testate regionali storiche? Sono stati pubblicati decine di articoli, in gran parte stupefatti dell’intervento indicato dalla soprintendenza.
Alla luce delle proteste e dell’attenzione nazionale, rifarebbe oggi la stessa scelta?
Come è stato possibile che la soprintendenza non abbia tutelato, durante i lavori, i bassorilievi di Alessio Paternesi, tanto che contro di essi sono state appoggiate transenne metalliche? È questa l’attenzione che riservate al patrimonio culturale della città?
Ritiene di essere adeguata al ruolo che ricopre?

