Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nell’Allegoria del buon governo affrescata nel palazzo comunale di Siena Lorenzetti pone tra le varie immagini allegoriche, come principio ordinatore, la giustizia con la sua bilancia e un angelo che consegna uno staio per le pesature ai mercanti di Siena. A Viterbo, invece non ha più alcun senso conferire uno staio a mercanti e commercianti dal momento che sono stati costretti ad abbandonare le loro attività per lo spopolamento del centro storico.
Viterbo – Il degrado sotto l’arco di Palazzo dei Papi
Per rimanere nel tema di città archetipi di perfezione non tralasceremo la Città ideale dipinta su tavola conservata a Urbino che riassume le caratteristiche di equilibrio rinascimentale. Il dipinto raffigura una piazza simmetrica dominata da un tempio circolare in cui prevalgono i canoni di monumentalità e perfezione nelle architetture, nei marmi e porfidi che ornano in moduli geometrici pavimenti ed edifici.
A Viterbo questo ideale è stato evidentemente capovolto in strisce rosse e cordoli che vanno a ostacolare e restringere disarmonicamente le strade. Non più marmo e porfido ma buche e erbacce. Nelle opere sopra citate regna l’ideale di equilibrio aristotelico e filantropia mentre nella nostra città esistono ancora neri rigurgiti reazionari che fomentano razzismo e odio per il diverso.
Il razzismo non fa che innalzare il conflitto sociale creando ghetti di emarginati e rifiutati dove nell’abbandono prolifichera’ la piccola criminalità.
La città ideale urbinate e il buon governo di Lorenzetti basano la concezione urbana su concordia e filantropia e non su razzismo, ghettizzazione squilibrio urbano e ambientale. In qualche modo pure il popolo dovrà prendere coscienza intraprendendo un mutamento verso il bello e la concordia, abbandonando ideologie retrive e oscurantiste, avendo cura partecipativa di una nuova città radiosa, armonica e bella.
Emanuel Alison Flamini
