Viterbo – Casa del Balilla, è scontro in consiglio provinciale e la mozione è rinviata. Presentata dal gruppo Tuscia Democratica, per chiedere un restauro conservativo della scritta sul liceo classico Buratti, ha visto da una parte Maurizio Palozzi (Tuscia Democratica), che ha chiesto un intervento conservativo. Non toglierla, ma ridipingerla, così com’è stato finora.
Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla
Trovando in disaccordo Francesco Bigiotti (Casa dei comuni), secondo cui il consiglio provinciale non si può sostituire a chi è chiamato a valutare questo genere d’interventi, Sovrintendenza e ministero della Cultura.
Mentre Andrea di Sorte ha sottolineato come Buratti vada ricordato, ma non lo si fa cancellando una scritta.
Parti contrapposte, anche in modo duro. Tutti d’accordo solo su un punto. Come il presidente Romoli si è mosso in questa vicenda, interessando gli organi preposti, da quando il 18 luglio è emersa la vicenda. Intervento tecnico istituzionale.
Ed è Romoli, a fronte di un clima che si stava surriscaldando, a riprendere in mano le redini della discussione. Chiedendo di portare la mozione in commissione venerdì della prossima settimana, il 2 ottobre e poi, il martedì successivo di nuovo in consiglio.
Anche per limare alcuni aspetti, come la parola rimozione. Che non era nelle intenzioni di chi l’ha proposta.
“Una ristrutturazione conservativa – ha spiegato Palozzi – questo chiediamo. Non ci siamo mai espressi per la rimozione. Come in passato, la sovrintendenza l’ha pitturata e così doveva essere pure questa volta. Il consiglio provinciale dà un indirizzo, non cosa si deve fare, ma su quello che pensa. È ancora possibile farlo in un paese democratico?
Poi, la Sovrintendenza deciderà. Un indirizzo, quello che chiediamo al presidente di dare. Per una scuola intitolata a un martire della Resistenza”.
Che sia stato un errore ripristinare la scritta, lo pensa anche Umberto di Fusco. “La storia – spiega Di Fusco – non si cancella, si osserva e si studia, ma perché ripristinare quella scritta? Èstato un errore di restauro, arbitrariamente qualcuno ha deciso a che ora portare indietro le lancette orologio, palesemente sbagliato”.
Ma per Bigiotti, la proposta è sbagliata nella forma e nel merito. Seppure apprezzi l’attivismo e il dibattito che si è acceso attorno al tema in città, non spetta ai consiglieri disquisire su questi temi. Pure per mancanza di competenze.
Nessuno si sostituisce a nessuno, rimarca Giulia De Santis, ma il tema è politico: “Qual è oggi l’utilità di riportare alla luce quella scritta?”.
Scritta che Francesco Sposetti definisce una cicatrice che non va cancellata, ma resa neutra, come lo è stato finora.
E invece, il consiglio provinciale la mano di vernice ha deciso di darla più che alla scritta, alla mozione. Rinviando il dibattito. Non decidere fa parte delle proprie competenze. Nessuno avrà da ridire. Forse.
Giuseppe Ferlicca
