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Antonio Padellaro a Viterbo: “La scrittura è un atto di restituzione”

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Viterbo – Antonio Padellaro a Viterbo: “La scrittura è un atto di restituzione”. Un pomeriggio di rara intensità emotiva e lucidità politica quello vissuto all’auditorium della fondazione Carivit il 25 settembre. Protagonista Antonio Padellaro, che ha presentato la sua ultima opera “Quando eravamo felici” – Edizioni Piemme –, in un incontro che ha superato i confini della presentazione editoriale, diventando una riflessione collettiva sulla memoria, sul dolore e sul senso profondo dell’impegno civile.

Viterbo - Presentazione del libro “Quando eravamo felici” - Carlo Galeotti, Antonio Padellaro e Italo Leali

Viterbo – Presentazione del libro “Quando eravamo felici” – Carlo Galeotti, Antonio Padellaro e Italo Leali


Ad aprire la serata è stato Italo Leali, direttore artistico del festival culturale dell’area Etrusco- cimina. Il suo intervento è stato un monito potente: “Il simbolo di questo festival è il litus, la spirale che gli etruschi usavano per orientarsi guardando le stelle. Questo territorio deve tornare a guardare in alto”. Leali, con la dignità e la determinazione di chi combatte ogni giorno contro la Sla, ha scosso la platea: “Quando non puoi più urlare per imporre la tua verità e sei costretto ad ascoltare, scopri che anche le ragioni degli altri sono giuste”, afferma Leali.

“Noi malati di Sla”, prosegue, “non facciamo notizia, non frequentiamo i salotti buoni, eppure dentro di noi c’è un mondo che vale molto più di qualsiasi personaggio dei reality”. Un appello che ha trovato in Padellaro un alleato immediato, che ha promesso di impegnarsi con il giornale di cui è editorialista, Il Fatto Quotidiano, per dare voce alla sua storia sulla stampa nazionale. “Io sono qui – ha detto Padellaro – anche e soprattutto per Italo che mi ha inviato un messaggio chiedendomi di intervenire. La società dovrebbe restituire a chi è nelle sue condizioni qualcosa”. E poi rivolgendosi direttamente a Leali aggiunge: “La tua generosità andrebbe restituita da chi ti vuole bene ma anche da chi ha delle responsabilità. Io ho voluto essere presente e dare un contributo”.

Viterbo - Presentazione del libro “Quando eravamo felici” - Antonio Padellaro

Viterbo – Presentazione del libro “Quando eravamo felici” – Antonio Padellaro


Il cuore del libro di Padellaro è il racconto della scomparsa della moglie, Paola Gigli. “Questo è un libro soprattutto sulla restituzione”, ha spiegato l’autore. “Noi che abbiamo avuto privilegi dovremmo restituire qualcosa di ciò che abbiamo ricevuto”. Raccontare Paola è stato per lui un atto di pudore e coraggio insieme: “Il libro affronta un tema che nessuno di noi riesce a trattare veramente: la morte”, afferma Carlo Galeotti, chiedendo all’ospite: “Ha un valore terapeutico scrivere del tuo dolore?” “Non lo so”, risponde Padellaro, “questa è la mia ventitreesima presentazione in Italia. Aver portato il nome di Paola e la sua storia in giro per l’Italia mi ha dato molta fiducia. Mi ha fatto sentire che una parte del debito è stata colmata”.

Padellaro ha poi regalato ai presenti un aneddoto toccante della sua vita con Paola: “Lei era golosa di fragole con la panna, ma per timore di farmi spendere troppo non chiedeva mai la panna. Io ho sempre detto che nella nostra vita la panna Paola l’ha riservata, l’ha regalata tutta a me, e per questo le sono grato”. E sulla malattia della moglie, affetta da un grave tumore al pancreas, ha aggiunto: “La misura dell’ultimo periodo accanto a Paola sono stati gli etti che lei perdeva o guadagnava”. E ancora: “Lei mi ha sempre sostenuto. Quando ho lasciato il Corriere della Sera perché le cose non andavano bene e ero infelice, mi dissero tutti che ero un pazzo e lei disse che avevo fatto bene perché avevo fatto quello che sentivo di fare”.

Viterbo - Presentazione del libro “Quando eravamo felici” - Antonio Padellaro e Carlo Galeotti

Viterbo – Presentazione del libro “Quando eravamo felici” – Antonio Padellaro e Carlo Galeotti


Galeotti ha poi incalzato Padellaro sull’attualità, sulla situazione politica e Padellaro non ha risparmiato una critica pungente allo stato attuale della politica italiana. “Il libro – racconta l’autore – parte dal 1962, un’epoca in cui i partiti per il Parlamento sceglievano il meglio della società”. Un contrasto stridente con l’oggi: “Perché i politici di oggi devono strillare quando parlano?” si chiede Padellaro. “Forse perché – risponde – non hanno niente da dire”.

Padellaro ha poi analizzato l’avanzata della destra, individuando nell’immigrazione incontrollata il “detonatore” dell’insoddisfazione: “L’elettore che vota per posizioni radicali non è diventato fascista, è un cittadino che ha perso fiducia perché non vede soluzioni. Il tema dell’immigrazione incontrollata è un tema che va al di là dei numeri, è un tema per come è percepito”.

Viterbo - Presentazione del libro “Quando eravamo felici” - Antonio Padellaro e Carlo Galeotti

Viterbo – Presentazione del libro “Quando eravamo felici” – Antonio Padellaro e Carlo Galeotti


“C’è un’insoddisfazione – continua Padellaro – di un elettorato che prima si rivolgeva ai partiti democratici per la soluzione del problema. Il tema non sono i personaggi politici inquietanti – si rivolge chiaramente alle destre che detengono la maggioranza sia in Italia che in altri paesi a livello internazionale – ma è l’elettore. Sta succedendo che gli elettori non vedono la soluzione al problema”. Prosegue poi dicendo: “In Italia abbiamo Meloni e Vannacci che non hanno trovato la soluzione al problema ma declamano la soluzione”. E quindi la sua previsione: “Quando sarà il momento il generale Vannacci entrerà a vele spiegate nel centrodestra della Meloni. Non facciamoci illusioni che oggi la Meloni dica no. Se mancherà il 23% per arrivare al premio di maggioranza altro che generale Vannacci. Meloni prenderà tutto perché questi sono abituati a prendersi tutto pur di stare al potere mentre dall’altra parte non c’è la stessa forza”.

Viterbo - Presentazione del libro “Quando eravamo felici” - Antonio Padellaro

Viterbo – Presentazione del libro “Quando eravamo felici” – Antonio Padellaro


La serata si è conclusa tra gli applausi, lasciando nei presenti la consapevolezza che, anche nei tempi più bui, la cultura e la memoria restano gli unici strumenti capaci di orientare, proprio come il litus etrusco di cui ha parlato Italo Leali, verso una nuova e necessaria luce. E concludendo sul futuro che sembrerebbe senza una prospettiva di speranza, Antonio Padellaro ha lasciato un messaggio di resistenza: “Lasciamo ai nostri nipoti un mondo capace di memoria”.

Patrizia Prosperi


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