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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Legge elettorale, sovranità popolare e ritorno alla Costituzione: dopo l’evento del 30 giugno a Roma, riparte da Viterbo la mobilitazione promossa da centinaia di costituzionalisti, giuristi e associazioni per contestare il disegno di legge elettorale in discussione in Parlamento.
Lunedì 21 settembre, presso il teatro San Leonardo, le associazioni Articolo 3, Anpi, Kyanos, la Fondazione Gualtiero Sarti e il Centro Studi Europei e Internazionali hanno invitato la cittadinanza ad un incontro con tre costituzionalisti, Roberto Zaccaria, rappresentante dell’associazione articolo 21, Gianni Serges e Elisabetta Frontoni, docenti presso l’Università di Roma Tre.
Enzo Palmisciano, presidente dell’associazione Articolo 3, ha introdotto l’incontro sottolineando quanto l’argomento sia tornato di attualità, considerando che più volte nel nostro paese la maggioranza di turno ha provato a modificare la legge elettorale a ridosso delle elezioni, elaborando un sistema che permettesse di trasformare a proprio favore i voti degli elettori in seggi parlamentari.
Ha dato avvio alla discussione il professor Zaccaria, dicendo che con questa legge elettorale si giocano gli equilibri democratici del nostro paese, sottolineando come, se dovesse passare, questa legge finirebbe per istituire un “premierato” e quindi per scardinare l’ordinamento costituzionale attraverso una legge ordinaria senza alcuna partecipazione del Parlamento. Ha quindi illustrato i due obiettivi che si sono posti gli oltre 150 costituzionalisti italiani che hanno promosso un appello per il ritorno alla Costituzione.
Il primo consiste nel mobilitare il paese, tanto da formare un fronte che dia vita ad una “Alleanza per la Costituzione”.
Secondo obiettivo sarà perseguito qualora la legge fosse approvata, facendo partire ricorsi presso tutti i tribunali italiani, per avere almeno ordinanze di rinvio che non permettano di andare a votare con questa legge ed evitare quindi quello che è successo con il Porcellum, dichiarato incostituzionale una volta svolte le elezioni e che quindi ha determinato la formazione di un Parlamento che ha dato vita ad un Governo attraverso una legge di fatto incostituzionale.
La professoressa Frontoni ha poi voluto evidenziare gli aspetti incostituzionali della legge. È partita illustrando quali sono le caratteristiche dello Stabilicum, il disegno di legge che è stato presentato dalla maggioranza, che è un sistema a base proporzionale ma fortemente corretto da un premio di maggioranza, chiamato dai promotori “premio di governabilità”, che scatta quando si raggiunge il quorum del 42% dei consensi.
Primo elemento di perplessità è proprio questo, cioè inserire un premio di maggioranza così elevato su un sistema proporzionale e, tra l’altro, prevedendo anche la possibilità che si passi da una maggioranza assoluta grazie ad un premio di maggioranza abnorme a un proporzionale puro perché, se nessuno dei partiti o schieramenti in campo raggiungesse la soglia necessaria, verrebbe adottato un sistema completamente proporzionale.
La professoressa Frontoni ha sottolineato poi come la nostra Costituzione si basa su principi che stabiliscono la democrazia rappresentativa, cioè la rappresentanza in Parlamento dei voti espressi dagli elettori, la garanzia dell’uguaglianza del voto tra tutti i cittadini e la libertà di voto: tutto questo viene messo in discussione da questa legge elettorale innanzitutto attraverso un abnorme premio di maggioranza e il sistema dei capilista bloccati. Quest’ultimo prevede, nei collegi plurinominali, un copolista bloccato e 6 candidati tra i quali l’elettore può attribuire tre preferenze: si sostiene di aver reinserito la possibilità per i cittadini di scegliere quali candidati votare, ma ciò si rivela sostanzialmente falso, in quanto con ogni probabilità gli unici eletti saranno i capilista e forse solo nei partiti più grandi ci saranno candidati eletti in base alle scelte degli elettori. Senza contare che, se una lista o una coalizione superasse la soglia dei 220 seggi, il massimo consentito, a dover cedere i propri seggi sarebbero gli eletti con le preferenze a favore dei capilista.
Il professor Serges si è soffermato poi su un altro punto particolarmente sensibile di questa legge elettorale, cioè l’indicazione del possibile Presidente del Consiglio alla presentazione della lista elettorale. Nel nostro sistema costituzionale è il Capo dello Stato che assegna l’incarico di formare il Governo alla persona scelta a seguito delle consultazioni che svolge con i presidenti di Camera e Senato, i leader dei partiti politici e gli ex Presidenti della Repubblica, per individuare il potenziale Presidente del Consiglio in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia dalla maggioranza del Parlamento. Sebbene i promotori di questo disegno di legge dicano che il Presidente non perde la prerogativa di nominare il Presidente del Consiglio, in realtà questa legge determinerà una forma di pressione sul Presidente finendo per introdurre il “premierato”. E tra l’altro si configura anche come un modo per escludere forze politiche più piccole che per loro natura non intendono esprimere un premier.
Entrando più nel merito della stretta attualità, si è anche parlato della “questione Vannacci”. Presumibilmente il “generale” correrà da solo alla competizione elettorale, perché questa postura gli permetterebbe di raccogliere più voti. Se approveranno la nuova legge, però, con ogni probabilità ci sarà un accordo in base al quale Vannacci indicherà Meloni come possibile Presidente del Consiglio per poter partecipare alla competizione, facendo prendere il premio di maggioranza alla coalizione di centrodestra e prendendolo anche lui, poi si posizionerà all’opposizione per tener fede ai suoi “valori” e non scontentare i suoi elettori; il governo tuttavia avrà ancora un margine di maggioranza enorme sull’opposizione, e basterà che Vannacci si astenga quando si votano alcune leggi, ma partecipi invece all’elezione del Presidente della Repubblica per assicurare la vittoria del candidato della Destra. Questo, a detta dei costituzionalisti, è un elemento di attentato alla Costituzione: esistono modi apparentemente legali per stravolgere la forma di un Paese.
Altro punto critico del disegno di legge riguarda l’uguaglianza di genere. Il disegno di legge approvato dalla Camera a luglio annullava del tutto le garanzie per le donne. Questo aveva contribuito ad alimentare il malcontento di tante deputate, anche di maggioranza, le quali erano state infine decisive nel votare, a scrutinio segreto, contro la reintroduzione parziale delle preferenze: la loro dissidenza era stata determinante per l’esito della votazione, da cui il governo era uscito clamorosamente sconfitto. Anche per evitare che succedesse di nuovo, durante la discussione in Senato il governo ha deciso di reintrodurre alcune norme a tutela della rappresentanza femminile. Ma si tratta di correzioni parziali, che in effetti non sembrano prefigurare garanzie abbastanza solide per l’alternanza di genere.
Il professor Zaccaria ha poi invitato a salire sul palco per intervenire sul tema la professoressa Roberta Galvano, ordinaria di Diritto costituzionale all’università La Sapienza, che ha illustrato ulteriori motivi di criticità della legge in discussione. Infine è intervenuto il Professor Maurizio Ridolfi che, in qualità di storico, ha proposto una riflessione sul premio di maggioranza dalla legge Acerbo del 1923 alla cosiddetta “legge truffa” del 1953, agli ultimi tentativi di manipolazione del risultato dei voti degli elettori con l’introduzione di premi di maggioranza abnormi.
Si è passati infine a raccogliere gli interventi del pubblico che si sono concentrati sulla richiesta di chiarimenti in merito agli strumenti più efficaci per contrastare l’entrata in vigore della nuova legge e tutelare quindi i diritti dei cittadini elettori.
Anna Saleppichi associazione Articolo 3
