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Cammariere nel segno dell’eleganza, Italo Leali racconta il caso di un prete di Caprarola colpito dalla Sla: “Ha scelto di morire”

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Viterbo – Il teatro era stracolmo, ma non è questo il dato. Il dato è un cerchio che qualcuno ha progettato.

Nel penultimo disco di Sergio Cammariere, Una sola giornata, suonano Daniele Tittarelli al sax soprano, Giovanna Famulari al violoncello, Fabrizio Bosso alla tromba e Luciano Biondini alla fisarmonica. Quattro musicisti di quel disco, quest’anno, sono passati tutti dal Tuscia in Jazz for Sla. Bosso ha aperto l’edizione il 28 febbraio proprio sul palco dell’Unione, Biondini ha suonato a luglio sulla spiaggia di Montalto, Famulari e Tittarelli sono saliti sabato sera a chiudere. Non si sono dati appuntamento. Li ha chiamati, uno per uno, un uomo che parla con gli occhi: Italo Leali.

Sergio Cammariere, Daniele Tittarelli e Giovanna Famulari

Sergio Cammariere, Daniele Tittarelli e Giovanna Famulari


Sul palco erano in tre sabato: pianoforte, violoncello, sax soprano. Ma gli interpreti della serata erano altri tre: Sergio Cammariere, Italo Leali e una malattia che era presente mentre la musica suonava e la cui sconfitta era la finalità stessa del concerto e del festival tutto: la Sla.

Cammariere è arrivato nella veste più spoglia che abbia: piano solo e voce, il progetto con cui celebra trent’anni di carriera, nato dal desiderio del suo pubblico di ascoltarlo senza nulla intorno. La data di Viterbo era in calendario da novembre, tra le prime otto annunciate del tour del nuovo disco. Ha aperto improvvisando, come fa sempre: prima ha ascoltato la sala, poi ha cominciato a suonarla.

Sergio Cammariere

Sergio Cammariere


Ha proseguito con Sorella mia. E Cos’è l’amore: cosa è l’amore e cosa è la guerra, le parole di un brano che nella sala hanno suonato come una dichiarazione di intenti. Perché, nel senso del brano stesso, se è amore, è amore quello che non chiede, non pretende, non cerca, ma viene trovato.

È entrata poi sul palco Giovanna Famulari, al violoncello, per il Tema di Malerba, musica tratta da un album interamente strumentale di Cammariere: una melodia che entra nell’anima con la sua forza e la sua delicatezza insieme. Sergio Cammariere ha affermato dal palco di essere molto legato ad Acqua nell’acqua e l’ha proposta insieme al violoncello. È di Roberto Kunstler, come molti dei brani della serata: l’autore con cui lavora da sempre.

Giovanna Famulari al violoncello,

Giovanna Famulari al violoncello


Poi è stata la volta di Daniele Tittarelli e il suo sax soprano, insieme a Cammariere, ha suonato Via da questo mare e Come un sogno, uno degli inediti dell’ultimo album: perdersi per ritrovarsi, come un sogno.

E Padre della notte, un viaggio poetico attraverso il buio interiore alla ricerca di una luce, che alla fine coincide sempre con l’amore e con la riconciliazione con sé stessi. In quella stessa sala, quella del teatro dell’Unione, poco prima, Italo Leali aveva detto che dal buio del baratro si esce solo con l’amore. Nessuno dei due sapeva cosa avrebbe detto l’altro. Sono le magie della musica.

Arriva poi La pioggia che non cade mai, title track del disco uscito a novembre: una canzone sulla siccità e sull’attesa. Temi sociali, attuali e importanti.

Prima di chiudere il concerto Sergio Cammariere ha detto due cose: che il teatro dell’Unione ha una splendida acustica e che ringraziava di cuore il Tuscia in Jazz for Sla, e quindi Italo Leali, per averlo voluto per la serata finale dell’edizione estiva del Tuscia in Jazz for Sla 2026.

Sergio Cammariere

Sergio Cammariere


Poi Tutto quello che un uomo, il brano di Sanremo 2003 da cui è cominciato tutto. Lo ha definito “il manifesto”.

In platea c’era un uomo che ascoltava con attenzione. Cinque anni con la Sla, come li conta lui, Italo Leali. Un uomo che vive paralizzato, attaccato alle macchine ventiquattro ore su ventiquattro, e continua a costruire un festival dietro l’altro, inarrestabile, con un computer che comanda con gli occhi.

Pochi giorni fa, ringraziando il prefetto Sergio Pomponio che gli aveva portato a casa l’invito per il trasporto della macchina di Santa Rosa, ha scritto che nell’intimo si sente anche lui un po’ facchino: “Io sono vestito di bianco in loro onore e perché mi sento uno di loro. La mia macchina è diversa e si muove da sola, ma posso garantire che è ugualmente pesante”.

Daniele Tittarelli al sax soprano

Daniele Tittarelli al sax soprano


“Nessuno più di un facchino può incarnare ed esprimere con tanta verità la condizione di un malato di Sla e la mole del peso che si trova a dover sopportare lungo il cammino. Proprio come avviene sotto il traliccio della macchina, se non si è profondamente e visceralmente ‘tutti di un sentimento’ con la propria famiglia e con chi ci ama, diventa impossibile percorrere questo duro tragitto esistenziale senza cedere”, aveva scritto Leali su Tusciaweb.

E giovedì sera, in piazza del Comune, Italo Leali c’era davvero. Lo ha ricordato Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb, dal palco dell’Unione, parlando di due miracoli laici: il primo, un trasporto perfetto della macchina Dies Natalis, merito dei facchini, di Luigi Aspromonte, di Massimo Mecarini e soprattutto delle guide. Con la macchina che ha sfiorato le grondaie senza toccarle. Il secondo, Italo Leali in piazza a vedere il trasporto e a festeggiare i suoi 56 anni, reso possibile dal prefetto Sergio Pomponio. “A Sergio vogliamo bene – ha affermato Galeotti – un prefetto straordinario, coraggioso e creativo”.

Carlo Galeotti

Carlo Galeotti


C’è un dettaglio che chiude il cerchio. L’autobiografia di Cammariere, edita da Rizzoli, si intitola Libero nell’aria. È il titolo di un musicista che ha fatto della leggerezza una disciplina. È anche, allo stesso tempo, alla lettera, la condizione di un uomo, la cui libertà passa ogni giorno attraverso le macchine senza le quali non potrebbe vivere e che, comunque, continua a lavorare, pensare, decidere, scegliere gli artisti, vigilare affinché tutto vada come deve, impartire indicazioni su ciò che deve essere fatto prima, durante e dopo ogni concerto. Ha il polso della situazione: del progetto nel suo insieme, della singola serata, di ciò che seguirà. E ha sempre un’idea per il futuro dei suoi magnifici spettacoli: Italo Leali.

Prima del concerto Leali è intervenuto e, attraverso il suo comunicatore, ha dato un dato che nessuno si aspettava: nell’ultimo anno, solo tra i casi di Sla che conosce direttamente, in provincia se ne sono aggiunti sei. Tre a Viterbo, uno a Civita Castellana, uno ad Acquapendente, uno a Caprarola.

Sergio Cammariere con Italo Leali

Sergio Cammariere con Italo Leali


Su quest’ultimo caso di Sla Leali ha sottolineato: “Come tutti ben sapete, la Chiesa rifiuta in modo netto l’eutanasia e il suicidio assistito, ritenendoli atti contrari alla dignità intrinseca della vita umana e un’offesa diretta al creatore. Ebbene, il caso di Caprarola riguardava proprio un prete. Parlo al passato perché purtroppo non c’è più: don Riccardo ha scelto di morire. La Sla possiede una forza tale, una devastazione così implacabile, da riuscire a far vacillare perfino la fede incrollabile di un uomo che aveva consacrato l’intera esistenza a quella stessa Chiesa che nega l’eutanasia”.

Senza giudicare quella scelta, ma dicendo cosa gli risulta intollerabile, Italo Leali ha ricordato che “le persone arrivano a morire perché private di ogni forma di speranza”.

Daniele Tittarelli, Sergio Cammariere e Giovanna Famulari

Daniele Tittarelli, Sergio Cammariere e Giovanna Famulari


E la speranza manca per un motivo che Leali ha sottolineato senza giri di parole: “Non esiste una cura perché i governi di tutto il mondo continuano a destinare risorse immense alle armi anziché investire con forza nella ricerca scientifica, mentre le grandi case farmaceutiche in questa malattia non vedono un guadagno, perché i malati sono un numero troppo esiguo per fare profitto”.

Poi Italo ha detto che “nel buio di quel baratro l’unica forza capace di salvare è l’amore. E sta a noi, tutti insieme, cambiare il corso delle cose”.

Sergio Cammariere

Sergio Cammariere


A fine serata una donna si è avvicinata a Italo per ringraziarlo. Voleva dirgli che, seguendo i suoi concerti, ha scoperto nuove note dentro di sé.

Ecco perché sabato sera nessuno è venuto a fare beneficenza. Si è venuti ad ascoltare musica bellissima e, nel farlo, si è finanziato il giorno in cui questa storia finirà.

Patrizia Prosperi


Il saluto di apertura di Italo Leali al concerto di Sergio Cammariere 

Buonasera a tutti e grazie di cuore per aver scelto di essere insieme a noi in questa serata conclusiva del festival duemilaventisei. Come ha giustamente ricordato Floriana poco fa, la nostra musica non si ferma qui. Non si ferma, anzi, ha il dovere profondo di andare avanti e di potenziarsi ogni giorno di più.

Nel corso di questo ultimo anno, solo per quanto riguarda le situazioni di cui sono venuto a conoscenza diretta, abbiamo registrato tre nuovi casi a Viterbo, uno a Civita Castellana, uno ad Acquapendente e uno a Caprarola. Desidero soffermarmi proprio sul caso di Caprarola, perché lo ritengo forse il più emblematico per comprendere fino in fondo quale sia la spaventosa realtà della Sla.

Come tutti ben sapete, la Chiesa rifiuta in modo netto l’eutanasia e il suicidio assistito, ritenendoli atti contrari alla dignità intrinseca della vita umana e un’offesa diretta al Creatore. Ebbene, il caso di Caprarola riguardava proprio un prete. Parlo al passato perché purtroppo non c’è più: Don Riccardo ha scelto di morire. La Sla possiede una forza tale, una devastazione così implacabile, da riuscire a far vacillare perfino la fede incrollabile di un uomo che aveva consacrato l’intera esistenza a quella stessa Chiesa che nega l’eutanasia.

Io non mi permetto minimamente di giudicare la sua scelta, poiché in fin dei conti il libero arbitrio rappresenta il dono più grande e prezioso che Dio abbia concesso all’essere umano. Tuttavia, ciò che trovo intollerabile, ciò che strazia l’anima, è la consapevolezza che le persone arrivino a morire perché private di ogni forma di speranza.

Questo accade perché ad oggi non esiste ancora una cura efficace. E non esiste perché i governi di tutto il mondo continuano a destinare risorse immense alle armi anziché investire con forza nella ricerca scientifica, mentre le grandi case farmaceutiche non vedono nella nostra condizione una prospettiva di guadagno, considerandoci semplicemente un numero troppo esiguo per fare profitto.

Ho vissuto molte di queste morti in prima persona, sulla mia pelle. Ho tentato con tutte le mie forze di dissuadere chi voleva arrendersi, ma quando si sprofonda nel buio di questo baratro, un baratro che purtroppo conosco fin troppo bene, l’unica forza capace di offrirti una salvezza è l’amore. Spetta a noi, tutti insieme, questa sera, con quello stesso amore, fare la differenza e cambiare finalmente il corso delle cose. La vostra presenza numerosa qui è il primo, fondamentale segnale di questo cambiamento.

Vi auguro con tutto il cuore un buon concerto e vi chiedo di essere infinitamente generosi.

Italo Leali


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