Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sulla facciata del liceo Buratti pare che ognuno veda ciò che vuole vedere.
Esattamente, come nell’arte esoterica della leikanomanteia degli Etruschi che osservavano i presagi nel fondo della kilix ,nelle forme che assumeva il vino residuo. In Italia la costituzione repubblicana vieta qualsiasi apologia del fascismo anche attraverso iconografie e simulacri che tendono a riesumarlo e ad esaltarlo.
Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla
La scritta sulla facciata del Buratti va solamente cancellata e gettata nell’oblio come merita ogni apologia di una dittatura che ha insanguinato l’Italia.
Esattamente come i Melii del discorso di Tucidide i liberi pensatori e gli antifascisti furono assaliti dalla violenza cieca delle squadracce che come gli Ateniesi all’assalto della piccola isola uccisero oppositori violentando le loro donne davanti alle loro famiglie.
Le squadre fasciste assaltarono città come Bettolle, Roccastrada, Padova cingendole d’assedio come un esercito nemico compiendo nefandezze di ogni tipo a scopo di terroristico.
Bisogna conservare questo tipo di memoria antifascista e non l’intitolazione di un istituto del Ventennio che preparava i fascisti del futuro.
La scuola del presente deve forgiare i cittadini nel rispetto della costituzione e del prossimo e nella memoria della guerra di liberazione.
Emanuel Alison Flamini
