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Viterbo – Costretta dal padre di suo figlio ad avere un rapporto sessuale poche settimane dopo il parto, l’ex compagno quarantenne è stato condannato ieri dal collegio a sei anni di reclusione per violenza sessuale e assolto dall’accusa du maltrattamenti.
La pm Paola Conti e il difensore Clementina Bracci hanno chiesto l’assoluzione da entrambi i capi d’imputazione. Ma per i giudici presieduti da Jacopo Rocchi, nel gennaio di tre anni fa, tra i due ci fu un rapporto non consensuale. Una volta depositate le motivazioni. l’imputato potrà ricorrere in appello contro la sentenza di primo grado,
Nel corso del processo, la presunta vittima, che ha ritirato la querela, pur ribadendo che lei non voleva, ha detto di dubitare che lui avesse capito che non c’era il consenso. L’imputato, che ha rilasciato spontanee dichiarazioni prima della discussione, ha negato ogni addebito, provando a ribaltare i ruoli: “Era lei che voleva fare sesso”.
È finita nel peggiore dei modi la relazione lampo tra due giovani dei Cimini, che dopo appena due mesi si sono ritrovati in attesa di un bambino. Il piccolo è nato a fine 2022 e aveva un mese e mezzo quando, dopo soltanto tre mesi di convivenza, si sono lasciati. Era un sabato pomeriggio, il 18 febbraio 2023, quando la donna, una trentenne, è tornata dai suoi genitori, denunciando l’ex per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.
L’imputato, nonostante lei gli avesse detto no, avrebbe costretto la compagna afferrandola per le braccia ad avere un rapporto, nel primo pomeriggio, mentre lei si trovava in camera a cullare il figlio neonato che piangeva, Nel frattempo la ex ha rimesso la querela e all’udienza dello scorso 9 marzo ha spiegato ai giudici di averlo fatto perché, trascorsi tre anni, ha capito che era stata spinta dalla scarsa conoscenza e dall’incompatibilità di coppia.
Anche nei giorni successivi il copione si sarebbe ripetuto, ma senza che lui dovesse forzarla: “Ero accondiscendente, anche se non volevo. Ma non credo che lui abbia capito la situazione di stress che stavo attraversando, per la convivenza appena iniziata, per la nascita del bambino, per il fatto che non avevo abbastanza latte. Non ho sofferto di depressione post partum, ma ero stanca e stremata”.
Un insieme di fattori, per cui ha deciso di chiudere: “Non me ne sono mai pentita, ho fatto bene a fare quello che ho fatto, anche se nel frattempo ci siamo conosciuti e posso dire che lui è un bravissimo papà. Fin dal primo momento è stato contento che avrebbe avuto un figlio, anche se stavamo insieme soltanto da due mesi”.
Rimessa la querela e ridimensionati i presunti maltrattamenti, per il collegio quel rapporto pochi giorni dopo il parto è stato o meno violenza sessuale.
Silvana Cortignani
– “Mi ha costretta a fare sesso pochi giorni dopo il parto”, ex accusato di violenza sessuale
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
