Viterbo –Il cuore di Italo Leali e il jazz di Pino Daniele accendono Viterbo.
Piazza dei Caduti non ha ospitato un semplice concerto. Nell’ambito della Viterbo Half Marathon, si è consumato un rito civile che ha trasformato la musica in un ponte tra laboratorio e vita reale. L’evento di Tuscia in Jazz for Sla del 26 settembre, promosso da Italo Leali e Antonella Sberna, vicepresidente del parlamento europeo, con il parlamento europeo, la commissione europea e Opes – Risorse che generano valore –, ha trasformato la piazza in un’architettura sonora, rendendo la cultura un potente strumento di lotta per la ricerca.
Viterbo – Half Marathon – Italo Leali con Daniele Sabatini, Antonella Sberna ed Egisto Bianconi
Prima che le note prendessero il sopravvento, il silenzio è stato rotto dalle parole di Italo Leali, pronunciate attraverso il suo comunicatore vocale. Il suo non è stato un appello vittimistico, ma una sfida lucida: “Io questa sera non sono qui per chiedere la vostra pena, bensì per rendervi consapevoli”. Leali ha messo a nudo la realtà di una malattia che nel Viterbese presenta numeri che non possono lasciare indifferenti.
“Il brutto di questa storia – ha affermato Leali – è che molte di queste morti sono causate dalla mancanza di speranza. Mi spiego meglio. Anche se a oggi non esiste una cura, la tecnologia permette di allungare la vita di un malato di Sla oltre i tre o cinque anni previsti. Certo, questo comporta l’essere attaccati a macchine per respirare e mangiare e innumerevoli rinunce, come i profumi, il cibo, le bevande – non immaginate quanto mi manchi il caffè – oppure il poter dare una carezza o un abbraccio a chi si ama. Chi si ama si vede, al contrario, obbligato, in virtù di quell’amore, ad accudirvi ventiquattro ore su ventiquattro, rinunciando alla propria vita. Il timore di pesare sulla famiglia e la mancanza di speranza in una cura spingono molti malati di Sla a preferire la morte assistita piuttosto che vivere come me. Anche io sono stato vicino a quella scelta e, se non l’ho fatta, non è per codardia – fidatevi, ci vuole più coraggio a viverla così –, ma per amore: quello che ho ricevuto e quello che provo”.
Il suo discorso è stato inoltre un invito a investire nella ricerca anziché nelle armi. Le sue parole, così vere e toccanti, sono arrivate chiare e dirette ai presenti, trasformando la piazza in un abbraccio collettivo che ha sancito un patto: la solidarietà, qui, non è carità, ma impegno collettivo.
Viterbo – Half Marathon – Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi e Israel Varela
A dare corpo al messaggio di Italo Leali, un trio di caratura internazionale che ha elevato l’evento a un prestigio raro: un incontro tra maestri che hanno condiviso palchi e studi con Pino Daniele. Sul palco si sono uniti tre giganti: Rita Marcotulli, pianista di fama mondiale dalla sensibilità melodica inconfondibile, vincitrice di David di Donatello e Nastro d’argento, custode della memoria musicale di Pino; Ares Tavolazzi, storico contrabbassista degli Area e pilastro del jazz italiano; e Israel Varela, batterista e compositore messicano, la cui tecnica innovativa ha portato un’energia globale al progetto.
Viterbo – Half Marathon – Rita Marcotulli
Il loro “Around Pino Daniele” non è stato un tributo celebrativo, ma un dialogo tra musicisti che hanno conosciuto l’uomo e il maestro. Come ha raccontato Varela, il suo approccio alla musica di Pino Daniele non è stato quello del “fan”, ma del musicista che ne ha colto la sostanza armonica.
“Mi chiese di fare una versione in spagnolo di ‘Dimmi quando’ e poi l’ho registrata in un mio disco, con Rita Marcotulli – ha raccontato Varela –. La cosa buffa era che, venendo dall’America, non conoscevo Pino Daniele e così, quando ho sentito il brano, gli ho detto: ‘Farai un sacco di cose bellissime’, non sapendo che era già molto famoso. Lui mi rispondeva: ‘Grazie, grazie veramente’. Era contento che apprezzassi i suoi brani, non da fan, ma da musicista”.
Viterbo – Half Marathon – Ares Tavolazzi
È stata questa dimestichezza affettiva a rendere il concerto della serata del 26 settembre a Viterbo un momento unico, un dialogo naturale, dove “Napule è” e “Dimmi quando” sono diventate il collante di una sintonia emotiva che ha incantato la platea, tanto da spingere Italo Leali a definire il trio “il migliore della mia vita”.
La scelta di rendere il concerto a ingresso libero, invitando a un’offerta volontaria, ha trasformato ogni spettatore in un protagonista. La solidarietà, in questo contesto, diventa una leva politica potente. Quando istituzioni europee, Asl e società civile si siedono allo stesso tavolo, la ricerca scientifica smette di essere un tema di nicchia e diventa una priorità pubblica.
Come ha sottolineato Antonella Sberna, la presenza delle istituzioni e la partecipazione massiccia dei cittadini servono a “svegliare la coscienza”, spingendo per una migliore normativa e per un potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare, eccellenza viterbese che dovrebbe diventare un modello nazionale.
Viterbo – Half Marathon – Israel Varela
“Abbiamo svolto 48 ore di maratona di dibattiti su questo palco – ha affermato Antonella Sberna – proprio per raccontare quanto lo sport sia un valore, un valore europeo, un valore italiano, un valore di tutti. È qualcosa che ci unisce, ma il valore della ricerca, il valore della prevenzione, di tutto quello che le istituzioni possono fare sui nostri territori è importantissimo”.
Poi ha proseguito sul motivo della collaborazione per la realizzazione della serata: “Il Parlamento e la Commissione europea ci hanno dato questa opportunità, anche per mio tramite, ma loro hanno creduto al progetto. Un’opportunità, quella di stasera con questi meravigliosi artisti che ringrazio, per fare in modo che l’evento di oggi sia solo l’inizio, per cercare una comunicazione verso una migliore normativa e una migliore ricerca”.
Mentre Viterbo si prepara alla camminata “Da zero a 100”, resta l’eco di una serata che ha dimostrato come la cultura possa essere il motore più efficace per la lotta scientifica. Non si è trattato solo di ascoltare buona musica, ma di contribuire a una “ricerca perenne”, come l’ha definita Varela. Unendo la bellezza di un tributo d’autore alla determinazione di un cittadino speciale come Italo Leali, Viterbo ha lanciato un messaggio chiaro: la solidarietà non è un sentimento passeggero, ma l’unico strumento capace di accorciare la distanza tra il laboratorio e chi, oggi, vive il dramma della Sla.
“Noi siamo sempre qui per Italo Leali – ha affermato Rita Marcotulli –. Non ricordo quante volte siamo venuti nella Tuscia in questi ultimi due anni e lo facciamo per lui e per sensibilizzare su questa terribile malattia”.
Una scelta, quindi, professionale, sociale e d’amore quella dichiarata dall’artista. Il tema dell’amore è ricorso durante la serata. “Già, l’amore – aveva detto Italo Leali – è quello che fa scegliere che è meglio investire nella ricerca invece che nelle armi, quello che fa guardare oltre il profitto alle case farmaceutiche, quello che fa muovere le stelle e soprattutto quello che non vi lascia indifferenti…”.
Patrizia Prosperi




