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“Il cuore di santa Rosa deve camminare dove c’è bisogno”

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Corteo storico 2026 - Il cuore di santa Rosa - Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Corteo storico 2026 – Il cuore di santa Rosa – Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – Mentre scrivo a Viterbo sfila la processione con il “cuore” di Santa Rosa. È il 2 di settembre giorno prima della tradizionale “macchina”.

La separazione tra la processione religiosa e il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo non ha una data unica e certa, ma gli studi storici e i documenti d’archivio collocano la scissione tra il 1834 e il 1841. Ce lo ha ricordato anche don Mario Brizi in uno dei suoi commenti dotti e informati di cui gli sono grato. Ma a me è successo una cosa strana. Rosa, racconta la storia tramandata, era apparsa in sogno ad Alessandro IV per chiedergli di essere portata nella attuale sede da Santa Maria in Poggio nel monastero delle clarisse (Santa Maria delle rose). Gli apparve nel 1257 e il 4 settembre 1258 il Papa personalmente con 4  cardinali trasportò il corpo in quello che sarà poi l’attuale Santuario. Ma questo pomeriggio, 2 settembre 2026, mi è sembrato che Rosa abbia rivolto il suo sguardo più in basso, verso di me. Mi è sembrato di ascoltare una richiesta insolita. “Sai” mi ha sussurrato “vorrei tanto che il mio cuore non tornasse a casa ma che si fermasse laddove ci sia bisogno di un cuore. Il cuore è fatto per amare e servire, non per restare incorniciato in una reliquia e nascosto in una cappella infiorata…. Cosa potresti fare?”. Siccome non ero disturbato da rumori, musiche e canti mi sono messo a pensare. Rosa era ammirata e poi venerata perché girava per i vicoli della città e aiutava chi aveva bisogno di una mano. L’immagine devota di questa giovinetta che esce di casa con il grembiule pieno di cibo da donare a chi ne avesse bisogno fa ormai parte dell’immaginario devoto.

 allora, mi sono chiesto? Seguiamo questo itinerario spirituale e non solo. E ho visto il vescovo e i fedeli uscire dal Santuario come se Rosa, con il suo cuore, stesse uscendo di casa. Ma ogni anno seguiva un cammino differente: il corso verso piazza delle Erbe? Via Marconi fino alla piazzetta del monumento? Oppure fino a Piazza del Sacrario? Verso San Faustino? Verso piazza del Comune? Oppure verso piazza san Lorenzo?… Non è un problema decidere un itinerario che sia simbolico di disagio e problematiche sociali. Arrivati a destinazione ci si ferma. Il Vescovo prende posto su un piedistallo per essere visto e ascoltato. Fa la sua breve riflessione e ogni anno annuncia un progetto discusso in precedenza con il Comune, con il Sodalizio Facchini, con il Volontariato, con privati sensibili al disagio. Un progetto che risponda al “Cuore” di Santa Rosa. Cosa lei avrebbe fatto nelle nostre condizioni di oggi? Un progetto per educare al rispetto della donna e se necessario sostenere chi già lo fa? Per educare i giovani e non solo al rispetto delle diversità? Un progetto per offrire spazi di riposo a chi non sa dove andare? Per non lasciare abbandonati nelle strade persone sbandate o in difficoltà? Per offrire contatti a chi soffre la solitudine? Per creare una rete di relazioni per anziani non più autonomi?

Siamo aperti a idee. Il tutto con alcuni canti, una preghiera che rispetti la fede anche di chi non crede, un po’ di musica… forse anche spazio a interventi di opinioni che siano brevi e non politici, ma concreti di proposte fattibili. Non promesse acchiappa consensi, ma riflessioni sul territorio, situazioni, forme di disagio a volte nascoste nel silenzio e nella paura. Far crescere e maturare questa sensibilità è come una liturgia non rituale, ma rispettosa dell’incontro con il mistero della vita. È come l’ascolto della Parola di Dio. È “quel Cuore d’oro” che esce dal reliquiario  e cammina dove deve camminare. E aiuta tutti noi a offrirci in dono gradito, a trasformarci in persone migliori, a sentirci in comunione e nella pace… a “Glorificare il Signore con la nostra vita”. Per chiudere non vedrei di meglio che il Padre Nostro, magari cantato in latino. Che ne dite?

Gianni Carparelli


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