- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Festa dei santi patroni, il vescovo Salvi: “La fede si trasmette attraverso una vita donata”

Condividi la notizia:

Civita Castellana - Festa dei santi patroni - La messa

Civita Castellana – Festa dei santi patroni – La messa

Civita Castellana - Festa dei santi patroni - La messa

Civita Castellana – Festa dei santi patroni – La messa

Civita Castellana - Festa dei santi patroni - La messa

Civita Castellana – Festa dei santi patroni – La messa

Civita Castellana - Festa dei santi patroni - La messa

Civita Castellana – Festa dei santi patroni – La messa

Civita Castellana - Festa dei santi patroni - La messa

Civita Castellana – Festa dei santi patroni – La messa

Civita Castellana – La memoria dei santi patroni Marciano e Giovanni e il richiamo alla testimonianza cristiana al centro della celebrazione del 16 settembre nella cattedrale di Santa Maria Maggiore. A presiedere la messa il vescovo Marco Salvi, alla presenza del sindaco Danilo Corazza, del presidente della Provincia Alessandro Romoli e di numerose autorità civili e militari.

Un momento solenne per la comunità, che ha offerto l’occasione per tornare alle origini della Chiesa locale e alla testimonianza dei due martiri, uccisi durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Proprio dalla loro storia è partita la riflessione del vescovo, incentrata sul valore della testimonianza nella vita cristiana.

“Non sono le parole che illustrano i meriti – ha detto Salvi – ma piuttosto i meriti che rendono preziose le parole”. Un concetto che ha portato il vescovo a porre una domanda alla comunità: che cosa rende “ingessata” la vita della Chiesa, nelle parrocchie e nelle comunità?

La risposta indicata durante l’omelia è stata chiara: la mancanza di testimoni. Salvi ha ricordato la celebre affermazione di san Paolo VI, secondo cui l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o ascolta i maestri quando sono anche testimoni.

“Rischiamo di parlare del Vangelo, ma non di viverlo”, ha sottolineato il vescovo, invitando i fedeli a interrogarsi sulla distanza che può crearsi tra le parole della fede e la vita quotidiana. Il rischio, ha spiegato, è quello di “mercanteggiare la parola” invece di mostrarla attraverso le proprie azioni.

La figura di Marciano e Giovanni diventa così un riferimento concreto. I due martiri, ha ricordato Salvi, non hanno affidato la loro testimonianza a discorsi o spiegazioni, ma hanno messo in gioco la propria vita. È attraverso questo sacrificio che la fede è stata trasmessa alle generazioni successive.

Una riflessione che si intreccia inevitabilmente con il momento storico attuale, segnato da guerre, conflitti e persecuzioni. Anche in una situazione così difficile, secondo il vescovo, può esserci “qualcosa di provvidenziale”, perché rappresenta un’occasione per tornare all’essenziale.

“È un’occasione unica per ritornare all’essenziale”, ha detto Salvi, richiamando anche la celebre espressione di sant’Agostino: “Temo il Signore che passa e non ritorna”. Il vero timore, ha spiegato, non deve essere quello rivolto a Dio, ma quello dell’indifferenza e della superficialità, del rischio di non accorgersi della sua presenza.
Da qui l’invito alla vigilanza.

“Bisogna restare vigilanti”, ha ribadito, sottolineando la necessità di vivere con attenzione e fede, senza trasformarsi in spettatori indifferenti della propria vita spirituale. Un richiamo anche alla capacità di aprirsi alla novità, evitando di limitarsi a ripetere ciò che si è sempre fatto.

Nel corso dell’omelia, ampio spazio è stato dedicato al significato del martirio cristiano. “Non è una celebrazione della morte”, ha spiegato il vescovo, ma “l’atto supremo di trasmissione della fede”. Il martire è colui che trasforma la propria esistenza in un canale attraverso il quale la fede passa da una generazione all’altra.

Il sacrificio dei martiri, ha aggiunto, dimostra che “la parola di Dio è più forte della morte e dell’odio”. Per questo il martirio non deve essere letto come una sconfitta, ma come una testimonianza di speranza.

Un messaggio che guarda anche alle persecuzioni dei cristiani nel mondo. Salvi ha ricordato i dati relativi alle persone uccise o perseguitate a causa della propria fede, sottolineando come il fenomeno interessi diversi continenti e rappresenti una realtà ancora drammatica.

“Ci sono martiri anche oggi”, ha ricordato il vescovo, richiamando l’attenzione su una realtà che non può essere considerata lontana dalla vita delle comunità cristiane. La persecuzione, ha osservato, riguarda ancora milioni di persone.

Ma la testimonianza non passa necessariamente attraverso il martirio di sangue. “Non tutti siamo chiamati al martirio di sangue”, ha spiegato Salvi, indicando invece nella vita quotidiana una forma di testimonianza alla quale ciascun cristiano è chiamato.

È quello che il vescovo ha definito il “martirio bianco”, fatto di fedeltà quotidiana, di scelte e comportamenti concreti: resistere ai compromessi, vivere con coerenza la propria fede in famiglia e sul lavoro, perdonare le offese, scegliere il bene invece della vendetta e non cedere alla logica dell’odio.

Una testimonianza che passa anche dalla memoria di chi ha trasmesso la fede nel corso degli anni: nonni, genitori, familiari, amici, insegnanti, sacerdoti, religiosi e laici.

“Se guardiamo la nostra vita – ha sottolineato – è fatta anche di un martirio bianco, cioè di una quotidiana testimonianza”. La fede, ha ribadito, non si trasmette soltanto attraverso parole o posizioni teologiche, ma attraverso l’esempio di una vita coerente.

La celebrazione si è conclusa con l’affidamento alla protezione dei santi Marciano e Giovanni, perché possano accompagnare la comunità nel cammino quotidiano e renderla capace di consegnare al mondo non soltanto parole, ma “una testimonianza di vita trasformata dall’incontro con Cristo”.


Condividi la notizia: