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Festa con accoltellamento di un ragazzo, le autorizzazioni non risultano…

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Lago di Vico

Lago di Vico

Viterbo – Ancora una volta, a distanza di pochissimi giorni, mi trovo mio malgrado costretto a scriverne e a riflettere con profonda amarezza sul tema del disagio giovanile. Prima di addentrarmi nei fatti, sento tuttavia il dovere di fare una doverosa e trasparente premessa: chi scrive queste righe non parla soltanto con il cuore colmo di preoccupazione di un padre di una ragazza adolescente, ma anche con la consapevolezza professionale di un organizzatore di eventi che vanta oltre venticinque anni di esperienza sul campo e conosce alla perfezione normative, protocolli e regolamenti che tutelano la pubblica sicurezza.

Veniamo dunque ai fatti accaduti di recente. La notte di sabato scorso, presso un noto stabilimento balneare situato lungo la sponda del lago di Vico, nel territorio comunale di Ronciglione, si è svolta una festa di fine estate aperta al pubblico, alla quale hanno preso parte centinaia di giovanissimi provenienti da tutti i paesi limitrofi, la maggior parte dei quali minorenni.

L’evento prevedeva musica con Dj set, una pista da ballo allestita per l’occasione e il servizio bar regolarmente in funzione. Attorno all’1,30, per futili motivi, è scoppiato un acceso diverbio tra un ragazzo di Ronciglione e uno di Vetralla.

Una discussione verbale che in pochissimi istanti è degenerata in una violenta rissa, con il coinvolgimento di diversi altri giovani. Nel corso del parapiglia, un minorenne avrebbe estratto un coltello e sferrato un fendente a un diciannovenne di Ronciglione, colpendolo a una gamba e all’inguine, a poca distanza dall’arteria femorale.

Fortunatamente, la vicenda non si è trasformata in una tragedia e la ferita è stata medicata al pronto soccorso con alcuni punti di sutura. Il minorenne, sospettato di essere il responsabile dell’aggressione, sarebbe stato poi individuato e fermato dalle forze dell’ordine nei pressi di un altro locale della zona.

Va inoltre segnalato un altro drammatico dettaglio di quella notte: il padre del ragazzo ferito, giunto sul posto e travolto dallo shock alla vista del proprio figlio disteso sul lettino dell’ambulanza del 118, ha accusato un grave malore ed è stato a sua volta soccorso dai sanitari.

Ed è stato proprio questo dettaglio relativo all’intervento dei mezzi d’emergenza del 118 a far scattare in me un immediato campanello d’allarme, instillandomi un profondo dubbio professionale e civico.

Per quale motivo sul luogo dell’evento è dovuta intervenire d’urgenza un’ambulanza della rete pubblica di soccorso territoriale anziché un presidio sanitario privato dedicato, come la Croce Rossa, la Misericordia o Progetto Futuro, che solitamente coprono in maniera stazionaria i servizi d’assistenza durante le manifestazioni pubbliche e gli eventi privati autorizzati? Com’era possibile che una serata di tali dimensioni, capace di richiamare centinaia di ragazzi, si svolgesse senza un’adeguata e idonea copertura medica preventiva?

Spinto dal sospetto che l’evento si fosse tenuto in assenza delle necessarie autorizzazioni, ho deciso di procedere a verifiche dirette e approfondite. Ho contattato in primo luogo il prefetto per chiedere chiarimenti sull’accaduto e verificare se le autorità competenti fossero state preventivamente informate dell’evento con la presentazione di un formale piano di sicurezza.

Il prefetto Sergio Pomponio, confermando la consueta disponibilità e la sensibilità istituzionale che lo contraddistinguono, mi ha illustrato con chiarezza il quadro normativo vigente: per gli eventi all’aperto con capienza fino a cinquemila persone, e per quelli al chiuso fino a millecinquecento, è sufficiente l’autorizzazione rilasciata direttamente dal comune competente, che ha il compito e la responsabilità di verificare scrupolosamente che tutte le norme in materia di safety e security siano rispettate, come stabilito dalle leggi dello Stato.

Per fare un esempio concreto, quando il sottoscritto organizza un concerto o uno spettacolo culturale presso il teatro dell’Unione di Viterbo o nell’area archeologica di Ferento, è tenuto a sostenere costi importanti, spesso superiori ai duemila euro solo per la voce sicurezza, per garantire la presenza obbligatoria di una squadra di vigili del fuoco, personale addetto all’antincendio, maschere di sala, servizio d’ordine professionale qualificato e un’ambulanza stazionaria sul posto, pronta a ogni evenienza.

Forte di queste certezze normative, ho proseguito le mie verifiche contattando il presidente dell’ente Riserva naturale lago di Vico, Alessandro Pontuale, che mi ha confermato di non aver ricevuto alcuna comunicazione o richiesta da parte degli uffici comunali, ente preposto per legge a inoltrare l’istanza, e di non aver di conseguenza rilasciato alcun nulla osta ambientale o autorizzativo per la serata.

A quel punto ho interpellato direttamente il sindaco di Ronciglione, Mario Mengoni, che mi ha informato che agli uffici del comune non era mai pervenuta alcuna domanda di autorizzazione per un pubblico spettacolo presso quello stabilimento e che, per tale motivo, l’amministrazione non aveva rilasciato alcun permesso.

Il quadro che ne è emerso è sconcertante nella sua gravità: secondo quanto mi è stato riferito, la festa di fine estate si è svolta senza le autorizzazioni previste. Non esisteva un piano di sicurezza approvato, non vi era un servizio di vigilanza e controllo professionale e difettava qualsiasi tipo di presidio sanitario preventivo allestito a tutela dei partecipanti.

Ci tengo a precisare con assoluta fermezza che sono il primo a sostenere la necessità di creare sani spazi di aggregazione sociale, ricreativa e culturale dedicati ai nostri giovani, così come lodo e incoraggio sempre la libera iniziativa imprenditoriale e il coraggio di chi fa impresa sul territorio.

Tuttavia, l’intrattenimento e il divertimento giovanile devono necessariamente svilupparsi all’interno di strutture a norma, come le discoteche autorizzate o le location collaudate, e nel rigoroso rispetto delle norme sulla sicurezza, a maggior ragione quando gli eventi vedono la partecipazione massiccia di minorenni.

Trovo profondamente sbagliato e ipocrita il comportamento di chi, di fronte a fatti di questa gravità, cerca di liquidare la questione scaricando l’intera responsabilità dell’accaduto esclusivamente sul minorenne che avrebbe impugnato l’arma.

In questa vicenda, a mio avviso, imprenditore e organizzatori hanno una responsabilità grave per aver eluso controlli e autorizzazioni, mettendo a repentaglio l’incolumità fisica di centinaia di ragazzi.

Non possiamo pretendere che le nuove generazioni imparino a rispettare il senso del limite, il senso civico e le regole della convivenza civile quando gli adulti sono i primi a violarle in nome del profitto o della superficialità.

Ritengo fermamente che sia giunto il momento di dire basta alle giustificazioni a tutti i costi. È arrivato il momento della presa di coscienza collettiva e dell’assunzione di responsabilità da parte dei genitori, delle istituzioni scolastiche, delle forze dell’ordine e della politica. Questa generazione di ragazzi va protetta, guidata e salvata prima che sia troppo tardi, offrendo loro modelli comportamentali sani, legalità e valori autentici attraverso l’esempio coerente degli adulti.

Italo Leali


 – Giovane accoltellato al lago di Vico, fermato un minorenne


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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