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Figlio adottato dieci anni fa all’estero, via libera alla cittadinanza italiana

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Viterbo - Palazzo del Governo

Viterbo – Palazzo del Governo

Viterbo – (sil.co.) – Figlio adottato dieci anni fa all’estero, via libera alla cittadinanza italiana. È stato accolto dal Tar del Lazio il ricorso di un figlio adottivo straniero contro il decreto con cui, il 23 settembre dell’anno scorso, la prefettura di Viterbo aveva dichiarato inammissibile la richiesta di concessione della cittadinanza italiana. 

La vicenda trae origine dalla richiesta presentata dal ricorrente ai sensi dell’art. 9 della legge n. 91/1992, che prevede un percorso agevolato (cinque anni di residenza invece di dieci) per i maggiorenni adottati da cittadini italiani.

La prefettura, il cui decreto è stato annullato, in prima battuta, aveva inviato un preavviso di rigetto ipotizzando una mancata dimostrazione del requisito della residenza a causa dell’assenza, tra i documenti, della sentenza formale di adozione. Successivamente, però, l’amministrazione ha decretato l’inammissibilità dell’istanza cambiando radicalmente rotta e contestando la mancanza di autosufficienza economica.

I giudici amministrativi hanno colto le incongruenze dell’operato pubblico. Da un lato, il Tar ha evidenziato come l’esito dell’adozione (avvenuta con sentenza del tribunale di Viterbo nel 2016) fosse facilmente accertabile d’ufficio e risultasse chiaramente dagli atti anagrafici e dalle banche dati consultate (Anpr), oltre che dalle dichiarazioni dei redditi dove l’interessato figurava come figlio a carico. Dall’altro lato, i magistrati hanno censurato la valutazione sull’adeguatezza economica: la prefettura si è limitata ad analizzare i soli redditi personali del richiedente, ignorando il reddito del padre adottivo convivente. 

La prefettura avrebbe dovuto tenere conto invece dei redditi dell’intero nucleo familiare convivente, specialmente in presenza di vincoli di solidarietà familiare qualificati, come quello tra genitore e figlio. 


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