Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È davvero importante la presa di posizione di tanti docenti dell’istituto, a fianco di tante altre organizzazioni della società civile e politica. E lo è tanto di più in quanto l’inatteso atteggiamento dilatorio del presidente Romoli conferma l’impressione che avevamo avuto in molti: la vicenda della scritta fascista sul Buratti non è nata casualmente, dalla semplice scoperta di una vecchia scritta dimenticata, e non ha niente a che fare con la filosofia e filologia del restauro.
Si stanno muovendo in modo più o meno coperto forze che vogliono farne un precedente, che a partire da questa storia in sé minima, intendono avviare, anche con uso politico delle Sovrintendenze, la progressiva reintroduzione nello spazio urbano di tutta Italia dell’armamentario figurativo e propagandistico fascista. È parte integrante del revisionismo storico caratteristico dell’attuale governo italiano e delle destre europee e non solo europee. Si vuole indebolire e contrastare l’impianto antifascista della Costituzione e diluirne il significato storico.
Paolo Henrici De Angelis
Il fascismo non sarebbe più la dittatura che ha costretto l’Italia alla guerra civile e che la Resistenza ha combattuto frontalmente, ma un periodo storico come un altro, che “ha fatto anche cose buone”, da trattare senza alcun giudizio o riferimento concreto alla tragedia storica che ha scatenato, e al fatto che il nostro stato, le nostre istituzioni, comprese le Sovrintendenze, non possono essere neutrali, ma hanno il dovere di agire nel quadro di una Costituzione strutturalmente antifascista.
Ci sono pressioni: è difficile spiegare altrimenti l’atteggiamento del presidente Romoli, per lungo tempo aperto a un atteggiamento antifascista istituzionalmente corretto, e della Sovrintendenza; come pure gli interventi “culturali” di sconcertante superficialità che cercano di far passare scelte così gravi per semplice routine del restauro.
Non si può concedere nessuna copertura tecnico-culturale ad una scelta che è profondamente politica.
Continuo a non capire perché non dovremmo chiedere la nuova scritta “Liceo Mariano Buratti”, anche se queste iscrizioni non andassero più “di moda”. La denominazione dell’Istituto è ormai storica, non è certo di regime. Comunque l’essenziale è che della scritta fascista non rimanga traccia visibile, in qualunque forma possibile. Questa storia non è nata da noi, sono altri ad aver lanciato la sfida.
Viterbo – Il liceo Mariano Buratti
Non sarebbe male poi accompagnare la copertura della scritta (in epoca fascista è stata aggiunta e cambiata più volte: adesso sembra diventata un bene culturale la cui eliminazione o sostituzione impoverirebbe il tessuto storico della città) con una installazione all’interno dell’edificio (nella ex palestra piccola?) o mostra che ricostruisca il passaggio dalla scuola intesa come costruzione dell’”uomo fascista” (un po’ meno la donna) alla scuola della Costituzione, per tutti e aperta a tutti, destinata alla formazione di cittadini liberi e critici, con la libertà dell’insegnamento e l’inclusività come principi genetici.
Ma è un’altra questione: noi chiediamo che comunque venga coperta ogni traccia delle scritte propagandistiche fasciste, e proponiamo anche che venga resa esplicita l’intitolazione della scuola a Mariano Buratti.
Paolo Henrici De Angelis
presidente della sezione “Nello Romagnoli” dell’Anpi

