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Luigi Petroselli: “Una città è più vera solo se conquista spazi di umanità…”

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Viterbo – La mostra fotografica Luigi Petroselli, le cose fondamentali, racconta l’uomo e il dirigente politico nazionale. Petroselli figura politica e istituzionale tra le più importanti di sempre di Roma e Viterbo. 

Viterbo - Luigi Petroselli in seminario -1945

Viterbo – Luigi Petroselli in seminario – 1945


Viterbo, dove nasce una storia politica che racconta l’uomo e il sindaco più amato di Roma. Il primo sindaco comunista della capitale. Una storia che nasce aViterbo dove Luigi Petroselli è cresciuto e si è formato. In una dimensione corale e collettiva. Una storia narrata a più voci: la famiglia, il quartiere, la città, gli amici, il partito. Per ricostruire la trama di un tessuto complesso, caratterizzato da una continuità costante.

La mostra, voluta e organizzata dal comune di Viterbo, si apre oggi nelle sale del museo civico Rossi Danielli a palazzo dei Priori. Sale intitolate dall’amministrazione Frontini a Luigi Petroselli. Oggi lo scoprimento delle targhe. Il tutto, subito dopo il convegno delle 17 in sala Regia.

Luigi Petroselli, le cose fondamentali. L’uomo prima dell’istituzione. L’uomo che nell’istituzione si è manifestato, con dignità, onestà, libertà. Viterbo prima di Roma. Per restituirlo alla città e a una memoria cittadina condivisa. Perché Petroselli non è stato una parte della storia del Paese, ma parte fondamentale della storia democratica della Repubblica italiana. Una storia che appartiene a tutti.

Viterbo - Luigi Petroselli - Pranzo di famiglia -Anni 70

Viterbo – Luigi Petroselli – Pranzo di famiglia – Anni 70


A partire da Viterbo dove, quando Petroselli è morto ed è tornato per essere sepolto, ad accompagnarlo al san Lazzaro è stata una città intera. Dalla camera ardente in sala Regia, a palazzo dei Priori. Passando per Corso Italia e via Marconi. E a darsi il cambio lungo il percorso c’erano anche il presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa di allora, Nello Celestini, e l’attuale, Massimo Mecarini. Ed è su palazzo dei Priori, la più importante sede istituzionale della città, che, grazie alla scelta fatta dall’amministrazione comunale, sta scritto finalmente il suo nome.

Un nome, Luigi Petroselli, che racconta la storia di un uomo morto sul lavoro e di lavoro, che non ha risparmiato nulla di sé, “inseguendo – come scrisse Gian Carlo Pajetta, partigiano e dirigente del Pci – l’ossessione di poter fare ancora qualche cosa per poter essere pienamente se stessi”. Un uomo che quando gli hanno domandato come avesse fatto a far vincere le elezioni al partito comunista romano ha risposto: “Ho cominciato ad andare nelle sezioni, ad essere puntuale alle riunioni, ad essere preciso con gli impegni che si prendono e a riportare tutti i problemi che si presentano negli organismi preposti, facendoli emergere ed affrontandoli con il confronto e il dibattito aperto nelle sedi istituzionali. Perché non ci sono segreti, ma solo contatti, fiducia e dialogo con la gente”.

Viterbo - Piazza del Comune - Il corteo funebre per Luigi Petroselli - 10 ottobre 1981

Viterbo – Piazza del Comune – Il corteo funebre per Luigi Petroselli – 10 ottobre 1981


Una persona che nel marzo del 1981 andò personalmente nel deposito di Tor Sapienza per partecipare a un’assemblea di lavoratori Atac in un clima tesissimo, dopo giorni di sciopero. E quando gli tirarono delle monetine ne raccolse una, reagendo con poche parole: “Questo no, non lo permetto. Sulla mia onestà non si discute”. Restando a confrontarsi con chi aveva di fronte.

Luigi Petroselli che, sempre con poche parole, rispose a un parente andato a Roma subito dopo la sua elezione a sindaco per chiedere una raccomandazione ed essere assunto in comune: “No, noi queste cose non le facciamo”.

Viterbo - Il corteo funebre per luigi Petroselli il 10 ottobre 1981 - Nella foto un giovanissimo Massimo Mecarini e Lorenzo Celestini

Viterbo – Il corteo funebre per luigi Petroselli il 10 ottobre 1981 – Nella foto un giovanissimo Massimo Mecarini e Lorenzo Celestini


Un uomo la cui memoria vive oggi a palazzo dei Priori. E da qui, luogo simbolico della città, parla a tutti per ricordare che “un governo – come lui stesso dichiarò in un’intervista – non deve avere altre ipoteche al di fuori dei propri programmi e dei propri errori. Non deve avere amicizie particolari, ma essere sempre in grado di dire quello che fa e fare quello che dice. Per restituire alla gente la fiducia nella democrazia”.

Memoria corale e collettiva per sottolineare che “una città può essere più vera solo se più giusta e condivisa. Solo se, giorno dopo giorno, riesce a conquistare spazi di umanità, aiutando le persone a vivere meglio”.

Una memoria, infine, per ricordare “che i traguardi di progresso e umanità vanno difesi e al tempo stesso superati. Verso obiettivi ancora più elevati. Soprattutto per la parte più debole e sfruttata della società”.

Daniele Camilli
giornalista e sindacalista Uila Viterbo


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