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Viterbo – (sil.co.) – Mafia turca, condannati tre fedelissimi del boss Baris Boyun, arrestati lo scorso 17 dicembre.
Tra loro spicca il nome di Ismail Atiz, detto Hamus, 28 anni, il presunto boss latitante già detenuto al Nicandro Izzo dal 25 agosto, quando fu catturato in un b&b del capoluogo in seguito a un mandato di arresto internazionale.
Atiz è stato raggiunto dalla misura cautelare in carcere, dove sono finiti anche gli altri due, un 35enne e un 39enne, difesi dagli avvocati Remigio Sicilia e Paolo Delle Monache, arrestati, sempre lo scorso 17 dicembre, a Vetralla.
Per Ismail Atiz, difeso da avvocati milanesi, erano stati chiesti otto anni; per O.K., difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, cinque anni e quattro mesi; per R.A., difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, quattro anni di reclusione.
Oggi c’è stata la sentenza e tutti e tre sono stati condannati: Atiz e uno dei due turchi di Vetralla a cinque anni e quattro mesi di reclusione ciascuno, il terzo a quattro anni, come chiesto dall’accusa.
Di Atiz si sa che è nato in Turchia il 16 luglio 1999, che gli sono stati negati i domiciliari e che, per via della sua pericolosità, è stato trasferito da Mammagialla al carcere di Melfi, in Basilicata, ed è detenuto in un reparto a metà strada tra l’alta sicurezza e il 41 bis. È difeso dagli avvocati Giuseppe Migliore e Flavio Rossi Albertini Tiranni, che assiste pure il boss Boyun.
Ai tre condannati oggi in primo grado vengono contestati, a vario titolo, la banda armata con finalità di terrorismo, l’associazione per delinquere, aggravata pure dalla transnazionalità, finalizzata alla commissione di più reati, tra cui detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine, il traffico internazionale di armi e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E poi omicidi, stragi, traffico di droga, riciclaggio e falsificazione di documenti.
Ad accogliere la richiesta di rinvio a giudizio, senza dover celebrare l’udienza preliminare, è stato il gip milanese Roberto Crepaldi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
