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“Mammagialla è una polveriera, trasferire i detenuti senza personale aggrava l’emergenza”

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Viterbo - Rivolta nel carcere di Mammagialla - La polizia penitenziaria

Viterbo – Rivolta nel carcere di Mammagialla – La polizia penitenziaria

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “La sicurezza degli agenti non può essere l’ultima ruota del carro. Servono organici adeguati e chiarezza sulle nuove organizzazioni del lavoro. La decisione di trasferire 41 detenuti sottoposti al regime di carcere duro dal penitenziario di Viterbo al carcere cagliaritano di Uta, in Sardegna, conferma una situazione che denunciamo da tempo: il sistema penitenziario è sottoposto a una pressione ormai insostenibile e il personale di Polizia penitenziaria continua a pagare il prezzo più alto dell’emergenza”.

A dichiararlo è il segretario di Fsa-Cnpp-Spp, Silvestrini, secondo cui la situazione del carcere “Nicandro Izzo”, ex Mammagialla, rappresenta in modo emblematico le difficoltà quotidiane vissute dagli operatori.

“Il carcere di Viterbo – sottolinea Silvestrini – è una vera polveriera. A fronte di una capienza regolamentare di 440 detenuti, ne ospita 623: 183 persone oltre il limite, in una struttura già sottoposta a una forte pressione organizzativa. Parallelamente, gli agenti effettivamente in servizio sono appena 272, a fronte di un organico previsto di 350 unità”.

Un divario che, secondo il sindacato, rende ancora più difficile garantire condizioni adeguate di sicurezza. “Mancano all’appello decine di operatori – prosegue Silvestrini – e il quadro si è ulteriormente complicato con il trasferimento d’urgenza in Sardegna di circa venti poliziotti del Gom. Non si può continuare a chiedere al personale presente di sopportare carichi di lavoro sempre maggiori senza intervenire strutturalmente sugli organici”.

Il trasferimento dei detenuti sottoposti al 41-bis, dunque, non viene considerato dal sindacato come la soluzione dell’emergenza, perché il problema centrale rimane quello della carenza cronica di personale e della gestione degli istituti penitenziari.

“Il paradosso – evidenzia Silvestrini – è che da una parte si procede all’alleggerimento del carcere duro e dall’altra si annuncia l’apertura di un nuovo padiglione da 90 posti. Ma ancora oggi non abbiamo sufficienti garanzie sulla riconversione dei reparti, sulla nuova organizzazione del lavoro e soprattutto sulle risorse umane che dovranno sostenere questo cambiamento”.

Per il segretario di Fsa-Cnpp-Spp, ogni trasformazione dell’istituto penitenziario deve essere accompagnata da una preventiva valutazione dell’impatto sul personale.

“Ogni nuova organizzazione, ogni trasferimento e ogni apertura di nuovi spazi comportano inevitabilmente un maggiore carico di lavoro e una modifica dell’organizzazione del servizio. Se tutto questo ricade esclusivamente sugli agenti già in servizio, siamo di fronte a un ulteriore aggravamento delle condizioni lavorative. E questo non è più accettabile”.

Il sindacato ribadisce quindi la necessità di un intervento immediato da parte dell’amministrazione penitenziaria e del Provveditorato. “Non servono soltanto provvedimenti tampone – conclude Silvestrini – ma una programmazione seria degli organici, che tenga conto dell’effettiva popolazione detenuta, delle caratteristiche dei singoli istituti e dei nuovi carichi di lavoro”.

“La situazione del carcere di Viterbo e, più in generale, quella degli istituti penitenziari del Lazio – conclude – è segnata da una gravissima e cronica carenza di personale della Polizia penitenziaria, stimabile in almeno una sessantina di unità, a fronte di un record storico di sovraffollamento. In queste condizioni è comprensibile e condivisibile la scelta delle organizzazioni sindacali di proclamare lo stato di agitazione. La sicurezza dei lavoratori e quella degli istituti non possono essere considerate variabili secondarie”.

Fsa-Cnpp-Spp


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