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Roma –
Filone “narcotraffico e spaccio di cocaina” di mafia viterbese, ieri è stato il giorno delle discussioni dei difensori degli imputati per cui si procede col rito ordinario. Sono invece otto su 37, gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato davanti al gup Rosalba Liso del tribunale di Roma. Per loro l’accusa ha chiesto complessivamente 88 anni di prigione..
Il pm antimafia Fabrizio Tucci, tra febbraio e aprile, ha chiesto per questi ultimi pene da 3 anni e 4 mesi a 20 anni di reclusione e una sola assoluzione, per un 44enne sardo. Ha invece chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli altri, cui viene contestata l’associazione per delinquere.
Tra gli imputati, i boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, di 51 anni e 43 anni. Diciotto indagati sono italiani, tra cui diversi sardi. Dieci sono d’origine albanese. Sette d’origine romena. Uno d’origine olandese e un altro del Marocco. Il gup deciderà a ottobre sia sugli otto abbreviati che sulle restanti richieste di rinvio a giudizio per cui si procede col rito ordinario,
Risale invece al 24 settembre 2025 la prima udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini del carabinieri di Viterbo, nell’ambito dell’inchiesta parallela a “mafia viterbese” per fatti di droga a partire dal 2017.
Tra i difensori, oltre a Roberto Afeltra per Ismail Rebeshi e Giuseppe Di Renzo per Giuseppe Trovato, i legali viterbesi Michele Ranucci, Simona Mancini, Domenico Gorziglia, Gino Salvatori, Giuseppe Pierdomenico, Roberto Alabiso, Domenico Cardellini e Giuliano Migliorati.
Mano pesante dell’accusa nei confronti del viterbese Gabriele Laezza, per cui sono stati chiesti 14 anni e 4 mesi di prigione con lo sconto di un terzo della pena del rito. Nell’ambito del filone principale di mafia viterbese, il 31 gennaio 2023 Laezza era stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione dalla corte di cassazione. Sempre con l’abbreviato.
La Dda ha invece chiesto una condanna a 18 anni di reclusione – sempre con lo sconto di un terzo della pena del rito – per il 37enne David Rebeshi, fratello “alter ego” del boss Ismail. Anche quest’ultimo tra i 37 imputati così come Giuseppe Trovato, l’altro vertice del sodalizio italo-albanese che ha messo a ferro e fuoco Viterbo tra il 2017 e il 2018.
Ricapitolando, il pm Tucci ha chiesto una sola assoluzione; 18 anni per David Rebeshi; 14 anni e 4 mesi di carcere per il 38enne viterbese Gabriele Laezza. detto Gamberone; 20 anni per l’abanese 38enne Riza Muco; 14 anni per il 38enne sardo Alessandro Ghisu; 14 anni di reclusione per il 59enne albanese Pierre Vince John Manuputty; 3 anni e 4 mesi per il pentito quarantenne di mafia viterbese Sokol Dervishi; 4 anni e 4 mesi per il 41enne albanese Shkelzen Patozi, detto Zen.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

