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No del ministero dell’Ambiente all’impianto con 35mila pannelli fotovoltaici e 140 pecore al pascolo

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Farnese - Fotosimulazione dell'impianto AgriCastro

Farnese – Fotosimulazione dell’impianto AgriCastro

Farnese – Il ministero dell’Ambiente ha espresso giudizio negativo sul progetto AgriCastro, un nuovo impianto agrivoltaico tra Farnese e Ischia di Castro con 35.728 moduli fotovoltaici e circa 140 pecore al pascolo tra i pannelli. Il decreto ministeriale è stato pubblicato il 14 settembre. Tra le criticità segnalate nel corso dell’iter autorizzativo, oltre a quelle paesaggistiche e ambientali, figura anche il consumo di acqua: 1.400 litri al giorno per il fabbisogno degli animali. Troppi secondo il comune vista anche la scarsità di risorse idriche che d’estate colpisce il paese.

AgriCastro era stato presentato al Mase nel dicembre 2023 dalla società Ica Ren Act. L’impianto, pensato per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili assegnati all’Italia, avrebbe avuto una potenza di picco di 25,6 megawatt. Previsto anche un grande sistema di accumulo dell’energia prodotta e un cavidotto di 38 chilometri fino alla stazione elettrica di Tuscania. Nella versione originaria del progetto erano previsti 36.630 moduli fotovoltaici su circa 40 ettari di area recintata, con una vasta parte dei terreni destinata alle attività agricole. Si è poi passati a 34,5 ettari e 35.728 moduli.

Alla base del giudizio negativo del ministero dell’Ambiente ci sono i pareri contrari della commissione tecnica Pnrr-Pniec e del ministero della Cultura.

Sul fronte paesaggistico a pesare è stato il cosiddetto decreto Latera, entrato in vigore nel febbraio 2024, che ha posto sotto il vincolo della soprintendenza tutta l’area. La società proponente ha provato in corsa a modificare il progetto, ma le integrazioni non sono bastate per ottenere il sì dal Mic, che insisteva invece per una delocalizzazione dei pannelli.

Un altro problema riscontrato è stata la vicinanza dell’impianto fotovoltaico alla Selva del Lamone: pur trovandosi al di fuori dei confini delle zone protette, l’area è considerata parte di un importante corridoio ecologico. E, infine, la presenza di altri impianti energetici nell’area, fotovoltaici ed eolici, già esistenti o autorizzati, con possibili effetti cumulativi.

Il progetto non ha riscosso neanche il placet del comune di Farnese, che oltre ai possibili impatti sul paesaggio e l’ambiente, ha sollevato il problema della scarsità d’acqua. Per abbeverare le pecore infatti era prevista la realizzazione di un nuovo pozzo artesiano. Un fabbisogno stimato di 1400 litri di acqua al giorno per 140 pecore. Più quella per la coltivazione sperimentale della patata novella. Nelle proprie osservazioni, il comune ha ricordato che il paese soprattutto d’estate soffre di carenza di acqua, con tanto di ordinanze per limitarne l’uso. Allo stesso tempo, il comune ha voluto precisare di non essere contrario alla transizione energetica: tra i progetti in cantiere a Farnese c’è la costituzione di una comunità energetica rinnovabile.

Il no ministeriale ad AgriCastro rappresenta il secondo stop a nuovi progetti per le rinnovabili nella Tuscia, dopo la bocciatura tre mesi fa da parte della presidenza del consiglio dei ministri al parco eolico Energia Viterbo. Ma la partita potrebbe comunque non essere chiusa. Il provvedimento del ministero può ancora essere impugnato davanti al tar entro 60 giorni, oppure con ricorso straordinario al presidente della repubblica entro 120 giorni.

Simone Lupino


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