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Non calunniò i vigili urbani, assolto carabiniere intervenuto per sedare una lite

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L'avvocato Giuseppe Picchiarelli

L’avvocato Giuseppe Picchiarelli

Vignanello – Non calunniò i vigili urbani. È stato assolto lunedì dal giudice Ilaria Inghilleri un carabiniere accusato di falso e calunnia per fatti risalenti al 2019. Si è chiusa dopo quasi sette anni, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, la complessa vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto un appuntato dell’arma dei carabinieri, difeso dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli, finito a processo con le pesanti accuse di falsità ideologica e calunnia. 

Tutto è cominciato nel tardo pomeriggio del 16 ottobre 2019 a Vignanello, all’incrocio tra via Don Aniceto Bracci e via Roma nei pressi di un bar dove, attorno alle 19,30, la centrale operativa dei carabinieri di Civita Castellana ha inviato una pattuglia della stazione di Fabrica di Roma, in seguito alla segnalazione di una violenta lite tra due uomini.

Lite per il furto di una fontana. Giunti sul posto, i militari hanno identificato un 56enne che presentava il labbro superiore sanguinante il quale, assistito dal personale sanitario dell’Ares 118, ha riferito di essere stato aggredito per questioni private legate al furto di una fontana, dichiarando che al momento dell’aggressione era presente una pattuglia della polizia locale che, tuttavia, si sarebbe allontanata dal posto senza prestare soccorso. Poco distante, all’esterno del locale, i carabinieri hanno rintracciato il presunto aggressore, un 60enne di Vignanello che riportava una ferita da morso alla mano destra e sosteneva di essere stato attaccato a sua volta.

Sul posto il carabiniere libero dal servizio. A confermare la dinamica il carabiniere, libero dal servizio e in abiti civili, presente casualmente sul posto, il quale, nell’annotazione di servizio redatta il giorno successivo, ha ricostruito dettagliatamente i concitati momenti della lite e le pesanti minacce pronunciate alla presenza dei passanti. 

“Sei un uomo morto”. Tra i due contendenti sarebbero volate parole grosse. “ti sparo in bocca con la pistola che detengo a casa” e “ti vengo a uccidere sotto casa”, “sei un uomo morto””. È in questo contesto che l’informativa riporta il passaggio chiave relativo al passaggio e all’allontanamento dell’agente della polizia locale.

Botte davanti alla polizia locale. “Alle ore 19,30 circa – si legge – una pattuglia della polizia locale del comune di Vignanello, passava sul posto dell’accaduto fermandosi nei pressi dell’entrata dei giardini pubblici […] all’istante i due contendenti si recavano nei pressi della pattuglia parlando dell’accaduto e spiegando le proprie ragioni, ma anche in quella circostanza uno dei due senza motivo incominciava ad insultare, minacciare, sputare e colpire di nuovo l’altro, il quale per difendersi dall’aggressione era costretto a colpire anche lui per non subire altre lesioni dopo il morso ricevuto sulla mano destra”.

L’accusa di falso e calunnia. “Premetto – il passaggio incriminato – che durante quest’ultima aggressione, uno degli agenti, vedendo che la situazione degenerava, anziché aiutarmi e svolgere le sue mansioni si dileguava lasciandomi da solo dopo che mi ero qualificato come appartenente all’arma dei carabinieri”. Ebbene, secondo l’ipotesi accusatoria, il militare avrebbe redatto un atto non veritiero addebitando ingiustamente all’agente della polizia locale di essersi allontanato senza prestare assistenza, prefigurando così a suo carico l’ipotesi di omissione d’atti d’ufficio e contestando al carabiniere i reati di falso e calunnia.

Assoluzione dopo sette anni. Il difensore Giuseppe Picchiarelli si è concentrata sull’esame del video relativo all’accaduto e sulle testimonianze che hanno confermato che il vigile si era effettivamente allontanato dal luogo della lite. L’istruttoria dibattimentale e la ricostruzione dei fatti hanno dimostrato la totale buona fede dell’operato del carabiniere e la scrupolosa veridicità delle attestazioni riportate nei verbali di polizia giudiziaria. Accogliendo integralmente le tesi difensive, il giudice ha stabilito che nessun reato è stato commesso, confermando la legittimità e la trasparenza dell’operato del militare. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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