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Squinzano – “Chiedo a tutta la politica di essere unita”. Dal dolore di un padre che ha perso la figlia è arrivato un appello diretto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del consiglio Giorgia Meloni e a tutte le forze politiche.
Franco Isceri, padre di Lorena, uccisa dall’ex compagno Federico Vella, ha affidato a un video il suo messaggio alle istituzioni. Un appello perché la morte della figlia non diventi soltanto l’ennesimo femminicidio da ricordare e perché la politica trovi una risposta comune.
“Sono un padre distrutto – ha detto Isceri -. Mia figlia era una brava ragazza, straordinaria, educata, studiosa e dedita allo studio e al lavoro. Aveva tanti sogni e progetti, ma ora non li ha più”.
Poi la richiesta alla politica: “Prendete provvedimenti all’unanimità, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più”.
Il padre ha indicato anche alcuni degli interventi che ritiene necessari: “Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore”.
Nel video Franco Isceri ha descritto anche ciò che la morte della figlia ha lasciato nella sua famiglia: “Con lei in quel cavalcavia è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta”.
Lorena Isceri è stata uccisa il 3 settembre. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Federico Vella ha atteso l’ex compagna nel garage della sua abitazione a Firenze, l’ha aggredita, immobilizzata e rinchiusa nel bagagliaio dell’auto. La donna è riuscita a chiedere aiuto durante il tragitto verso l’A1.
La vicenda si è conclusa sul viadotto Lora, nel territorio di Barberino del Mugello. Lorena è precipitata dal ponte e Vella, dopo una lunga trattativa con poliziotti e vigili del fuoco che hanno cercato di convincerlo a desistere, si è gettato a sua volta nel vuoto.
Gli accertamenti medico-legali dovranno ancora chiarire completamente la successione degli ultimi momenti e, in particolare, le condizioni della donna al momento della caduta.
All’appello di Franco Isceri ha risposto poche ore dopo Giorgia Meloni.
“Ho ascoltato l’appello di Franco Isceri”, ha scritto la presidente del Consiglio, definendo le sue parole segnate da “un dolore che è difficile anche solo immaginare”.
Meloni ha sottolineato proprio il passaggio centrale del messaggio del padre: “Un padre che chiede alle istituzioni di non dividersi, di lavorare insieme e di fare tutto ciò che è possibile perché tragedie come quella che ha colpito sua figlia non accadano più”.
La premier ha quindi rivendicato alcune delle misure adottate durante la legislatura, ricordando l’aumento delle risorse destinate ai centri antiviolenza e alle case rifugio, il potenziamento del reddito di libertà e del Codice rosso e l’introduzione del femminicidio come reato autonomo.
Ma ha anche riconosciuto che quanto fatto non può essere considerato sufficiente.
“Davanti a tragedie come quella di Lorena nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente”, ha affermato Meloni.
“Ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti. E tutti noi, insieme, dobbiamo saper reagire”.
La presidente del Consiglio ha quindi assicurato che l’azione delle istituzioni continuerà: “Dobbiamo continuare a cercare soluzioni, a migliorare ciò che già esiste, a fare tutto ciò che è possibile per intervenire prima che sia troppo tardi”.
E ha concluso: “Continueremo a fare la nostra parte, fino in fondo. Nel nome di Lorena e di tutte le vittime. Nel nome delle loro famiglie. Nel nome di una società che protegge le donne e la loro libertà”.
L’appello di Franco Isceri ha così spostato la vicenda dal dolore privato della famiglia a una richiesta politica precisa: superare le divisioni e intervenire insieme sulla prevenzione, sull’educazione nelle scuole, sulla rete dei centri antiviolenza e sugli strumenti a disposizione delle donne che si trovano in pericolo.

